Il substrato

Nei luoghi di origine delle piante tropicali, sia esso rappresentato da un fiume o da un lago, il substrato può variare di molto a seconda della geologia del territorio. In generale spesso si alternano fondali sabbiosi, fangosi o di ghiaia, tutti facilmente riproducibili in acquario anche se con diverse attenzioni riguardo la manutenzione. Ciò che davvero rende efficiente il substrato in natura, inteso come vero recipiente di molti nutrienti, è il forte riscaldamento a cui va incontro a causa della potenza del sole che colpisce i corsi d’acqua. Il substrato in questo modo assorbe grandi quantità di calore che rilascia gradualmente: in realtà tutto ciò determina una differenza esigua di temperatura rispetto alla massa d’acqua superiore, ovvero di circa un grado, ma tanto basta per eseguire uno spostamento di nutrienti verso le radici delle piante che quindi saranno facilitate all’assorbimento di sostanze utili alla crescita. Per il resto i substrati possono variare di molto anche per quanto riguarda la loro capacità nutriente e lo spessore; non a caso molte piante hanno necessità di radicare in zone spesse di substrato, come ad esempio Echinodorus spp.

I substrati in acquario
In un acquario che prevede la presenza massiccia di specie vegetali, ricostituire un substrato idoneo è la cosa fondamentale. Bisogna considerare che spesso è proprio questo elemento ad essere messo in discussione in un allestimento della vasca. Nella maggior parte dei casi viene davvero snobbato il problema e tutto viene risolto con il solito strato di ghiaietto di vario colore. Niente di più sbagliato! Innanzitutto bisogna chiedersi che tipo di piante si andranno ad ospitare e quindi organizzare il substrato: considerate che esso non servirà solo a dare sostegno alle piante per la radicazione, ma deve essere un ottimo contenitore di nutrienti. Fate quindi massima attenzione allo spessore del substrato, alla consistenza delle particelle che lo costituiscono, e infine allo strato fertile che contiene. Nella maggior parte dei casi il problema si risolve facilmente utilizzando più tipologie di substrato insieme, in modo da creare la tipologia ideale per la radicazione con l’aggiunta del recipiente di nutrienti per la crescita.

Forma e dimensione

Fate molta attenzione alla dimensione delle particelle che costituiscono il substrato o i substrati che avete scelto per il vostro acquario. Se le particelle saranno troppo grosse rischierete di avere una corrente d’acqua nel fondo troppo veloce che spazzerebbe via i nutrienti contenuti. Una miscela di consistenza maggiore può essere utilizzata solo come superficie estetica ma non come elemento essenziale per la radicazione e il nutrimento. Nello stesso tempo un fondo costituito da particelle troppo piccole si compatterebbe determinando di fatto l’impossibilità allo scorrimento dell’acqua nonché la formazione di zone anossiche e ostacolando la diffusione dell’apparato radicale delle piante inserite. In conclusione il consiglio è quello di mantenervi su una grandezza delle particelle di circa 1-3 mm a seconda dei casi e mani utilizzare grandezze diverse. Solo la sabbia può essere presa in considerazione in deroga a questa regola: ma servirà solo come primo strato di supporto al cavetto riscaldante e come diffusore omogeneo del calore generato. Un’ultima accortezza riguarda anche la forma delle particelle: cercate di utilizzare sempre elementi arrotondati, soprattutto per salvaguardare la salute dei pesci che amano rovistare sul fondo. Elementi appuntiti e taglienti potrebbero ferirli in punti delicati e provocare lesioni in alcuni casi mortali.

Spessore
Per quanto riguarda lo spessore del substrato, sicuramente tutto dipende dalle piante che volete inserire in acquario e dalla posizione che occuperanno. Certamente piante con una radicazione copiosa, come Echinodorus o Cryptocoryne, necessitano di uno strato abbastanza spesso. Al contrario piante da primo piano non riuscirebbero ad acquisire i nutrienti in tali condizioni. Altre ancora non hanno assolutamente bisogno di un substrato perché radicano su pietre e radici. Allora come compenetrare tutte queste esigenze nello stesso acquario? La risposta è semplice: basta gestire la pendenza nelle varie zone della vasca in modo da venire incontro alle esigenze di tutte le specie. Partite con uno spessore totale di circa 4 cm nella zona di primo piano, per poi arrivare gradualmente alla zona posteriore con uno spessore di circa 10-12 cm. In questo modo anche le piante al centro troveranno la loro collocazione e tutto sarà bilanciato anche da un punto di vista prospettico in quanto il dislivello concederà la profondità della scenario all’osservatore.

Contenuto di minerali
Ponete particolare attenzione anche al contenuto di minerali che un substrato può apportare. Sinceratevi che il fondo scelto non sia fatto di materiale calcareo che aumenterebbe la durezza dell’acqua e il ph, rendendo più difficile l’acquisizione dell’anidride carbonica da parte delle piante. Utilizzate, quindi, solo fondi inerti, ovvero senza concentrazione di minerali in grado di modificare le condizioni chimiche dell’acqua a discapito di pesci e piante. La maggior parte delle soluzioni proposte nei negozi di acquariofilia evitano comunque di farvi incorrere in questi problemi.

Contenuto organico
Importantissimo è invece il contenuto organico del substrato, ovvero quel famoso recipiente di nutrienti che devono essere sempre a disposizione delle piante per la loro crescita e salute. Di solito si interpone prima dello strato superficiale un buono strato di fondo fertile che contenga appunto diversi nutrienti organici. Molti utilizzano la torba o la terra, altri si affidano alla miscelazione di terriccio preventivamente preparato e venduto da diverse marche nei negozi specializzati. Sotto questo punto di vista non avrete che l’imbarazzo della scelta. L’importante che capiate che senza questo strato nutriente prima di quello superficiale, il vostro substrato svolgerà solo la funzione di ancoraggio per le piante e nulla più: in questo modo avrete diversi problemi nel gestire la crescita delle vostre piante e sarete destinati all’insuccesso. Nello stesso tempo cercate di non esagerare nella stesura di questo materiale fertilizzante, in quanto potrebbe essere nocivo sovraccaricare l’acquario di sostanze organiche. Seguite quindi i dosaggi riportati nelle confezioni dei vari prodotti per evitare di commettere questi errori.

La scelta
A questo punto la scelta di un substrato non è del tutto semplice, in quanto sono moltissime le soluzioni che i negozi specializzati ci propongono. In linea generale dovrete essere bravi a districarvi in una marea di marche, colori e dimensioni. Ma se avete capito che la cosa migliore è utilizzare più strati diversi e che ognuno deve svolgere una sua funzione, non avrete alcun problema. Seguite questa indicazione di massima e scegliete i substrati in base all’utilità che essi possono concedere. In secondo luogo fate caso anche al gusto estetico che vi ispirano.

Substrato di base
Innanzitutto, se avete deciso di mettere un cavetto riscaldante nel fondo, cosa che io consiglio vivamente, dovrete decidere su quale substrato di base acquistare. Considerate che le particelle di questo primo substrato devono essere molto piccole, non superiori al millimetro. Per questo la sabbia appare il materiale migliore da utilizzare: sarà un ottimo substrato di base poiché riesce ad essere un sostegno notevole per il cavetto e soprattutto perché compattandosi riuscirà a disperdere in maniera uniforme il calore emanato. Stendetene uno strato che sia tale da ricoprire appena il cavetto sistemato sul fondo della vasca.

Substrato principale per radicare
Il substrato principale viene utilizzato invece per radicare e prelevare i nutrienti. Come anticipato non deve essere ne troppo compatto, ma nemmeno eccessivamente largo da determinare un movimento eccessivo delle correnti d’acqua. La dimensione migliore delle particelle è quella di 2-3 mm. Quanto allo spessore fate riferimento alle esigenze delle piante che andrete ad inserire e magari applicate la regola della pendenza spiegata poco prima.

Substrato ricco di nutrienti
Lo strato fertile del substrato di solito è terroso e ricco di nutrienti. Viste le sue caratteristiche fisiche è necessario collocarlo tra due substrati, quello principale e quello superiore, in modo da evitare che particelle sospese galleggino nell’acqua. La sua presenza è fondamentale in quanto fornisce nutrimenti alle radici delle piante a lungo termine. Considerate che solo dopo un anno sarete chiamati a rivitalizzare tale fondo con apposite pasticche a lenta cessione che si trovano in commercio in varie marche e tipologie. Cercate di applicarne uno spessori di circa 1-4 cm a seconda delle piante che volete coltivare. Alcuni di questi substrati possono essere direttamente mischiati con il substrato principale di radicazione.

Substrato superiore
Il substrato superiore non svolge alcuna funzione se non quella estetica di colpire gli occhi dell’osservatore nel contesto dell’allestimento generale. Infatti questo substrato è l’ultimo in termini di allestimento e il primo che vediamo osservando l’acquario. Molte anche qui sono le scelte che potete fare: se posso consigliarvi, scegliete sempre un fondo scuro, che sia ambrato o nero non importa, poiché questo renderà i pesci più tranquilli senza una forte riflessione di luce e soprattutto i colori delle specie più colorate risalteranno meglio. Meraviglioso anche il contrasto con piante verdi di uno scenario del genere.

Tipi di substrato
A questo punto, acquisite le nozioni circa una costruzione efficiente e ragionata dei vari strati del substrato del vostro acquario, passo in rassegna del diverse tipologie più comuni che possono essere prese in considerazione.

Ghiaietto
Il ghiaietto è senza dubbio la ghiaia più comune per l’acquario e si presenta sotto varie dimensioni e colorazioni. In genere le particelle sono arrotondate e quindi non dovrebbero presentare alcun problema per i pesci di fondo o per le radici delle piante. Di solito è inerte e quindi non è formato da rocce calcaree che potrebbero cedere sali minerali capaci di alterare le condizioni chimiche dell’acqua. Questo substrato di solito viene utilizzato come substrato principale e quindi solamente per favorire la radicazione delle piante, non avendo altra funzione particolare da svolgere.

Ghiaia di quarzo
La ghiaia di quarzo è sicuramente preferibile al ghiaietto in quanto completamente inerte e presente in dimensioni minori rispetto al ghiaietto: ottima soluzione  sono particelle di 1-3 mm di spessore. Anche questo tipo di substrato viene utilizzato prevalentemente come substrato principale per radicare, ma in alcune occasioni può essere anche una validissima alternativa come strato superiore. La sua caratteristica principale è comunque quella di fornire un ottimo terreno per la radicazione delle piante presenti.

Sabbia
La sabbia in acquario è di solito utilizzata come fondo di sostegno per il cavetto riscaldante grazie alla sua capacità di compattarsi e diffondere il calore nelle zone circostanti. Nel caso in cui viene utilizzata come substrato unico, può causare molti problemi generando numerose zone anossiche e quindi rilasciare tossine. Si consiglia quindi di smuoverla in continuazione per evitare questi inconvenienti. Il consiglio comunque è quello di utilizzarla come sostegno dei cavetti riscaldanti e mai come strato unico. Molte sabbie commerciali sono sicure riguardo la non presenza di elementi calcarei, ma in ogni caso state sempre all’erta. Anche la sabbia argentata è ottima per l’acquario e largamente disponibile anche nei negozi di edilizia.

Laterite/substrato di argilla
Utilizzate gli strati di argilla o laterite in maniera idonea: fornite solo un sottile strato che sarà più che sufficiente nel cedere molti nutrienti nel tempo, come elementi di base di ferro. Posizionate questo piccolo strato nella parte bassa del substrato generale o nella metà inferiore: sarà qui che le piccole radici assorbiranno i numerosi nutrienti disponibili. In definitiva essi rappresentano solo dei substrati additivi a quelli fertilizzanti già presenti.

Substrati ricchi di nutrienti
La maggior parte dei substrati fertilizzanti sono bilanciati e specificatamente pensati per le piante d’acquario. Contengono molte sostante nutrienti che cedono lentamente col passare del tempo. Dopo circa un anno quasi tutti devono essere reintegrati con apposite pastiglie concimanti. La maggior parte sono substrati a base di terra, ma spesso sono difficili da gestire per i principianti. E’ sicuramente uno degli strati migliori per cedere sostanze a lungo termine. Infatti contiene di solito ottime quantità di ferro e carbonio oltre numerosi altri nutrienti. Spesso appena allestito l’acquario avvengono grandi rilasci di quantità nutrienti che possono anche alterare i valori dell’acqua e mettere in pericolo molte specie di pesci. Per questo motivo non sempre viene consigliato questo tipo di substrato ai principianti, proprio perché difficile da gestire. Comunque se decidete di usare la terra, è ideale uno strato di 2,5-3,75 cm usato come base o substrato principale, coperto da 2,5 cm di ghiaia sottile. Il sistema migliore è utilizzare solo miscele sterili, non terriccio del giardino, per evitare contaminazioni. Per ovviare al problema del rilascio eccessivo di nutrienti, cercate di inserire i pesci dopo diverse settimane e oltre ad applicare diversi cambi d’acqua ravvicinati, filtrate anche con carbone attivo. In alcuni casi il rilascio di sostanze organiche è così consistente che non serve neppure fertilizzare con anidride carbonica in quanto anche essa viene rilasciata nel processi di cessione. Se posso azzardare un consiglio, credo che non sia poi così necessario ricercare l’optimum degli strati terrosi, quando in commercio esistono ottimi prodotti altrettanto ricchi di sostanze ma meno pericolosi o complicati da utilizzare. Non dovete far altro che scegliere la linea di fertilizzanti da prendere in considerazione e vedrete che oltre la fertilizzazione della colonna d’acqua troverete un valido terriccio fertilizzante da abbinare al tutto. La soluzione è sempre quella di affidarsi ad un’unica linea di fertilizzazione dal fondo ai liquidi, senza mischiare eccessivi elementi diversi.

Il riscaldamento del substrato
Come già detto il fondo dei fiumi o dei laghi tropicali assorbe quantità notevoli dell’energia luminosa del sole riscaldandosi di conseguenza. Questa differenza di temperatura, seppur minima rispetto alla restante colonna d’acqua, determina un movimento di corrente che porta i nutrienti del fondo verso le radici delle piante. E’ quello che in gergo acquariofilo viene definito falda freatica. Se in natura il tutto avviene in maniera automatica, in acquario è necessario intervenire con supporti tecnici. Il cavetto riscaldante da fondo è un ottimo elemento per riprodurre queste particolari falde freatiche. Posto a serpentina sul fondo cede il proprio calore in maniera costante generando la circolazione dell’acqua verso le radici delle piante smuovendo i nutrienti richiesti. Come già detto, la sabbia è il substrato migliore per ancorarlo al fondo e trasferire in maniera omogenea il calore stesso. Può essere lasciato sempre acceso in quanto non influisce sulla temperatura generale della vasca e i consumi sono davvero irrilevanti. Per ulteriori considerazioni potete comunque consultare l’articolo relativo nella sezione “Tecnica” del sito.

La manutenzione del fondo
Per quanto riguarda la manutenzione del fondo, fate attenzione solo ad alcuni concetti fondamentali. Nella maggior parte dei casi non dovrete mai toccare o smuovere il fondo fertilizzante, se non per inserire della pastiglie rigeneratrici a distanza di circa un anno dall’allestimento. Tenere però conto che tutto dipende anche da quante piante sono presenti e che tipo di esigenze hanno. Per il resto la manutenzione si indirizza prevalentemente sul substrato principale. In un acquario con molte piante, anche i residui organici dei pesci vengono facilmente decomposti dai batteri ed assorbiti dalle radici delle piante, ma a volte non sempre tutto questo si realizza. Così, in occasione dei cambi d’acqua parziali vi conviene agire con un normale sifone in plastica per rimuovere questi detriti dal fondale affondando leggermente la campana. Non andate oltre una rimozione superficiale (immergete la campana del sifone solo per qualche cm), altrimenti rischiate di provocare diversi danni sia alle radici delicate delle piante sia alle colonie di batteri comunque presenti anche in quella zona dell’acquario. Infatti, in acquari olandesi si consiglia ad esempio di non sifonare proprio per evitare di danneggiare queste colonie batteriche: è come se tutto il fondo fosse un enorme filtro funzionante. Ma un leggero sifonamento aiuta a smuovere anche i substrati che con il tempo si sono leggermente compattati, creando qualche difficoltà nella circolazione dell’acqua e nella formazione di zone anossiche. Appare quindi anche una valida mossa per ossigenare in parte il substrato. In definitiva gestite in maniera ragionata questa attività, in modo tale che sia efficace ma non distruttiva di tutta una serie di elementi che in acquario rappresentano solo un vantaggio. Senza contare l’impareggiabile opera di pulizia del fondo che eserciterete con conseguente miglioramento delle condizioni di salute anche dei pesci. A distanza di tre anni circa, qualsiasi terriccio fertile, anche se rivitalizzato andrà sostituito. In questo caso dovrete attuare una sorta di secondo riallestimento in quanto vanno tolte tutte le piante e risistemate solo quando il nuovo substrato è stato inserito. E’ una manovra molto complessa per vari motivi, primo fra tutti la sostituzione del fondo fertile. Ma fate attenzione anche alle piante in quanto la maggior parte potrebbero essere danneggiate dalle operazioni di prelevamento successivo reinserimento in acquario.

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