La potatura

La potatura è sicuramente una attività fondamentale per la salute delle piante che avete coltivato. Infatti esse cresceranno rigogliose e sane quando avrete offerto loro le ideali condizioni in vasca, compresa una buona fertilizzazione con CO2 e con nutrienti liquidi. Ma tutto questo non basta, perché far crescere le piante è solo metà dell’opera, la vera difficoltà inizia nell’opera di mantenimento. E la potatura è la pratica fondamentale per tenere sotto controllo lo scenario del vostro acquario. Di solito la potatura avviene con l’utilizzo di forbici con manico allungato e lame taglienti: il manico lungo permette di raggiungere zone dell’acquario di difficile collocazione senza bagnarsi tutto il braccio, mentre le lame taglienti permettono di evitare danni alle cellule che verranno già traumatizzate con il taglio stesso.

Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: come si effettua un corretta potatura? Iniziamo col dire che innanzitutto ne esistono di diverse tipologie e quelle che più vi interesseranno saranno due: la potatura di struttura e quella di mantenimento. La prima consiste nell’intervenire per far irrobustire le piantine appena inserite in acquario: viene quindi praticata quasi subito rispetto all’inserimento in acquario e risponde all’esigenza di raggiungere un disegno estetico del layout che avete progettato. La seconda invece interviene per mantenere inalterato quel disegno ipotetico e proprio per questo si chiama di mantenimento. Entrambe sono importanti ed è necessario applicarle nel modo giusto anche perché avvengono nei momenti cruciali della vita del nostro acquario sia in fase di allestimento che di gestione quotidiana.

Sebbene ogni specie o tipologia di pianta ha una sua esigenza anche in fase di potatura, generalizzando possiamo dire che normalmente si interviene su di un internodo, applicando un taglio netto e senza esitazioni. Infatti, in questo modo dall’internodo rimasto partiranno delle gemme apicali che origineranno nuove foglie ascellari determinando altri prolungamenti espansivi. Di solito si preferisce lasciare una piccola porzione di internodo reciso al di sopra dell’ultimo internodo rimasto. L’importante è che il taglio sia deciso ed applicato con forbici ben affilate: evitate di applicare potature con le unghie o con le dita, in quanto questa pratica determina seri danni ai tessuti circostanti a causa della pressione esercitata.  Inoltre, cercate di intervenire su ogni singolo stelo, anche in situazioni molto complesse: pensate ad esempio ad un fitto cespuglio con numerose radicazioni ed estensioni. In quel caso applicare una potatura generalizzata sulla pianta può essere un errore perché intervenite nel medesimo modo su steli di consistenza e struttura diversa. La pazienza e la calma saranno doti necessarie per farvi fare un salto di qualità in queste operazioni molto delicate. Non a caso gli orientali, dotati per cultura di un animo più riflessivo e tranquillo, da sempre hanno fatto scuola su queste argomentazioni.

Potatura post impianto
La prima potatura dopo l’allestimento è fondamentale per creare un primo rapporto decente tra la massa vegetale introdotta e lo spazio a disposizione nella vasca. Una volta inserite le piantine lasciatele crescere nel modo migliore fornendo tutti gli elementi necessari alla loro crescita e proliferazione. Quando le piante hanno raggiunto una spinta vegetale consistente ed hanno ampliato notevolmente il proprio apparato fogliare e radicale potete intervenire. Il consiglio, quindi, almeno all’inizio, è quello di lasciare che le piante crescano senza limitazioni: non preoccupatevi ora del disegno estetico che avete in mente, ma focalizzate l’attenzione sui fattori di crescita delle piante e non preoccupatevi troppo se raggiungono in fretta la superficie dell’acquario. Quando intervenite, e sarà questa la prima potatura, dovete farlo copiosamente: la potatura post allestimento deve essere radicale in quanto servirà ad irrobustire le piante e a infoltirle. Applicate dei tagli agli steli a circa la metà in maniera proporzionale alle regole prospettiche che dovete mantenere. Mi spiego meglio: potete tagliare i primi steli più in basso rispetto a quelli centrali, che a loro volta saranno più alti dei primi ma più bassi degli ultimi che in definitiva saranno i più lunghi. Con questo metodo di potatura graduale nelle misure, create un rapporto prospettico che rimarrà inalterato anche durante la successiva crescita della pianta. In questo modo avrete sempre una visuale profonda dello scenario e non correrete il rischio che alcuni steli anteriori crescendo troppo oscurino quelli a fondo vasca. Naturalmente, ognuna di queste attività di intervento post allestimento va calibrata in base alla pianta presa in considerazione: le piante a stelo che dovranno coprire il fondo saranno tagliate secondo il loro scopo, mentre quelle centrali potranno ricevere potature anche più consistenti desiderando magari di dirigere il getto verso una espansione orizzontale piuttosto che in verticale. Adattatevi quindi alle specie di piante che avete inserito.

Potatura di mantenimento
Quando la struttura vegetale dell’intero acquario ha ormai trovato la sua collocazione e il disegno estetico che avevate in mente ormai si è realizzato grazie alla crescita e infoltimento delle piante, potete prendere in considerazione un intervento di mantenimento. La potatura di mantenimento risponde alle esigenze di mantenere inalterate le figure delle piante ottenute con la prima potatura. Spesso consiste nella rimozione di steli che fuoriescono da quel disegno o forma e che quindi stonano con il contesto; altre volte vengono eliminate foglie malate o non perfettamente sane. Nella maggior parte dei casi però, questo intervento si sostanzia nel taglio degli apici delle piante poco sotto la superficie dell’acqua. Infatti se ciò non accadesse, le piante continuerebbero a crescere uscendo dall’acqua e irrobustendo la parte aerea a discapito di quella sommersa. Attendete quindi che gli steli sfiorino la superficie dell’acqua per poi rimuovere qualche centimetro sotto la stessa superficie. Un consiglio secondo me utile è quello di osservare il contesto di tutta la vasca per operare bene sulla singola pianta: a volte ci fossilizziamo sull’idea che abbiamo di una particolare pianta da perseguire solo quella, anche se poi stona con tutto il resto dello scenario. Cercate invece di applicare potature di mantenimento in generale, ovvero sull’intera struttura della massa vegetale piuttosto che perseguire un ideale estetico sul singolo esemplare. Credo che questo approccio salvi lo scenario dalla ricerca di un aspetto che se da un punto di vista può essere ineccepibile, nella realtà può apparire anche asettico e sterile per l’osservatore. Per quanto riguarda i tempi di applicazione di questa potatura, anche qui fidatevi delle vostre capacità di ascoltare ed osservare la natura. Personalmente preferisco potare poco e di frequente piuttosto che attendere e intervenire in maniera consistente: il concetto della potatura di mantenimento deve essere meno invasivo rispetto a quello post allestimento, altrimenti rischiamo di ripetere questa attività piuttosto che applicare interventi di semplice gestione.

Effetti della potaura
Ciò che dobbiamo comprendere nel migliore dei modi è che con la potatura interveniamo in maniera consistente sulla massa vegetale e sulle sue condizioni generali. Pensare che questo intervento sia finalizzato a motivi estetici e che non abbia ripercussioni su tutte le altre attività che le piante svolgono è un errore imperdonabile. Sicuramente sono poche le piante che reagiscono male ad una potatura cosciente e ragionata, ammesso che vengano fornite tutte le altre condizioni ideali per la loro sopravvivenza. Altre subiscono la potatura in maniera più sensibile e possono andare incontro a dei problemi: perdono le foglie basali e periscono rapidamente. Ma al di là di questi casi, fate attenzione ad un concetto: se riducete del 30% la massa vegetale presente in acquario, calcolare che anche le loro funzioni si ridurranno di conseguenza. Quindi non continuate a fornire i nutrimenti e tutti gli altri fattori alle stesse percentuali, ma adattateli alla nuova proporzione in attesa della successiva crescita vegetativa che tornerà a richiedere il 100% delle condizioni fornite. Quanto esposto viene applicato soprattutto nel caso della fertilizzazione liquida con tutti i suoi micro e macro nutrienti. Sappiamo che alcuni vengono assimilati subito, altri rimangono a disposizione più  a lungo, ma quello su cui dobbiamo riflettere è che tutti vengono prima o poi assorbiti dalle nostre piante. Ridurre quindi gli organismi assorbenti, o meglio bloccare con la loro potatura l’attività assorbente senza di conseguenza fermare la fertilizzazione liquida può essere un grave errore. Il consiglio è quello di fertilizzare normalmente prima della potatura, ma in caso di riduzione consistente delle piante, fermare dopo l’operazione di taglio la fertilizzazione fino ai primi segnali di ripresa alla crescita delle piante stesse. In questo modo si evita di somministrare inutilmente dei nutrienti che non verranno utilizzati dalle piante in quanto in blocco vegetale a causa della potatura, ed invece saranno cibo utilissimo per una proliferazione algale. E’ del tutto normale che le piante si fermino dopo l’asportazione di alcune parti, in quanto cercano di riorganizzare la loro attività vitale in base alla struttura ridotta: dobbiamo allora assecondare questo periodo di stasi non esagerando con la fertilizzazione. Altrimenti daremo un ottimo assist alle alghe che non faticheranno a rubare quei nutrienti e a prendere il sopravvento sulle piante proprio quando queste ultime sono state messe fuori causa dal nostro intervento. Se proprio non volete abbandonare la fertilizzazione dopo la potatura, cimentatevi in un intervento programmato e parziale sulla massa vegetale. Nel senso che potete potare solo una parte stabilita di piante lasciando le altre pienamente efficienti ed immuni dal trauma post potatura. Quando osservate che quelle potate hanno ripreso la spinta vegetale, potete potare le altre e così via. In questo modo continuare a fertilizzare, seppur a dosi ridotte, può avere un senso e non produrre danni: infatti i nutrienti immessi saranno utilizzati dalle piante che non hanno subito danni da taglio e le alghe avranno ancora delle ottime antagoniste. Personalmente è il criterio di potatura che preferisco: alterno le fasi di taglio sulle tre zone ricche di vegetazione create nell’acquario in maniera sistematica riducendo in quel periodo leggermente la fertilizzazione liquida, e devo dire di non aver mai avuto problemi di nessun genere.

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