La biologia delle alghe

Oggi gli esseri viventi sono suddivisi in due grandi macrogruppi, soprattutto in funzione dell’identificazione dei due regni principali. Questi due diversi raggruppamenti si chiamano Procarioti ed Eucarioti, e si distinguono in base alle diverse caratteristiche delle strutture cellulari a cui appartengono. I Procarioti non posseggono organi cellulari all’interno delle membrane ed hanno una struttura genetica molto semplice. E’ il caso dei batteri, ormai diffusissimi e dei cianobatteri. Gli  Eucarioti al contrario possiedono una doppia membrana all’interno della quale sono contenuti tutta una serie di cromosomi che contengono il patrimonio genetico relativo. La loro struttura è alquanto complessa e sia le piante che gli animali e le nostre amatissime alghe appartengono a questo regno.

Identificato il regno di appartenenza delle alghe, dobbiamo comunque riflettere da subito sulla loro utilità in natura. Sebbene in acquario sono erroneamente considerate i nemici assoluti dell’acquariofilo, un’analisi più attenta propone un punto di vista completamente diverso. Tutto il ragionamento parte dalla considerazione dell’importanza della fotosintesi clorofilliana. La fotosintesi infatti è il procedimento mediante il quale le piante producono ossigeno, fondamentale per la vita, consumando anidride carbonica ed energia luminosa. Sappiamo benissimo che durante il giorno le piante immagazzinano quantità di CO2 e grazie alla luce riescono a produrre molto ossigeno considerato in quest’ottica come materiale di scarto, in quanto tutto il processo genera energia per la crescita del vegetale stesso. Durante la notte avviene il contrario, nel senso che respirando le piante consumano ossigeno e rilasciano anidride carbonica come sostanza di scarto. Ovviamente il consumo di ossigeno è molto ridotto rispetto a quello che ne viene prodotto con la fotosintesi. Sull’importanza dell’ossigeno per la continuazione della vita è inutile soffermarsi. Molto più utile considerare invece il fatto che la maggior parte della quantità di ossigeno presente nell’aria, viene prodotta dalla fotosintesi delle alghe e non dalle piante terrestri come normalmente siamo portati a concludere. Le alghe infatti, effettuano allo stesso modo, se non meglio delle piante, il processo fotosintetico. Ecco quindi che l’esistenza delle alghe è importantissima in qualsiasi ambiente: allo stesso modo nell’acquario svolgono le stesse funzioni delle piante. Quindi nella vasca la loro presenza non è del tutto nociva, e la battaglia che di solito siamo costretti a combattere riguarda invece la loro proliferazione incontrollata che rischia spesso di compromettere l’aspetto estetico dell’acquario, più che la salute. Anche le alghe come le piante eliminano delle sostanze di rifiuto prodotte dai pesci e dagli altri organismi. La loro presenza quindi non è dannosa in assoluto e questo è un primo tabù da sfatare. Lo scopo in generale dell’acquariofilo è quello di far prevalere le piante sulle alghe per lo svolgimento di questo compito così importante in un ambiente chiuso come l’acquario.

Un elemento fondamentale per lo svolgimento della fotosintesi è appunto la clorofilla, ovvero una molecola capace di catturare l’energia luminosa e dar vita all’intero processo. Esistono diverse tipologie di clorofilla, quelle più comuni sono la clorofilla a e quella b, mentre la clorofilla c viene posseduta solo da alcune alghe e la d solamente da alghe rosse. Tuttavia, la clorofilla riesce a catturare l’energia luminosa solo quando questa viene emessa in un intervallo di spettro ben definito. Quando al di fuori di questo intervallo le molecole si dimostrano poco efficienti, subentrano altre tipologie di molecole che avranno il compito di catturare l’energia e trasportarla alla clorofilla a. Tra queste molecole alternative, le più famose sono i caroteni. Gli spettri di assorbimento conosciuti per le clorofille principali sono tra 400 e 500 nm (zona blu) e tra 600 e 700 nm (zona rossa). Al di fuori di questi intervalli subentrano le molecole come i carotenoidi. Nelle piante le clorofille sono presenti in maniera nettamente maggiore rispetto alle molecole alternative, mentre nelle alghe la situazione è diversa avendo molta più presenza di carotenoidi o altre molecole che le renderanno più sensibili alla luce giallo-verde di quanto non lo siano le piante. E questo senza dubbio spiega anche la straordinaria capacità di adattamento a numerose condizioni luminose che le alghe posseggono.

La situazione si complica ulteriormente in acquario poiché la consistenza della luce deve misurarsi con la qualità dell’acqua. Nel senso che la frazione blu dello spettro luminoso viene fortemente attenuato dalla presenza di materiale organico, a tratti anche invisibile all’occhio dell’osservatore, che assorbe proprio questa porzione di luce, rendendola insufficiente per le piante. In questo caso lo spettro verde e rosso diventano più penetranti, anche se quello rosso in parte viene respinto dalla massa d’acqua. Ecco quindi che mantenere pulita l’acqua del nostro acquario ci consente di fornire alle piante lo spettro luminoso fondamentale per la loro crescita senza doversene privare a vantaggio degli altri spettri che invece sono facilmente utilizzabili in maniera migliore dalle alghe. Inoltre, non dimenticate, che l’assorbimento dei nutrienti necessari alla vita, nelle alghe avvengono in maniera più semplice ed immediata che non nelle piante. Rappresenta questo un altro fattore di vantaggio, in quanto le alghe riescono a procurarsi nutrienti in qualsiasi situazione e quasi in ogni forma. Senza contare il fatto che riescono facilmente ad immagazzinare elementi nutritivi in risposta a limitazioni ambientali. Infatti in condizioni di luce e temperatura inferiori a quelle ottimali, le alghe richiedono più nutrienti. Esse possono assumere ad esempio il carbonio con l’anidride carbonica, che rimane la forma preferita da tutti i vegetali, ma in alternativa ottengono questo componente fondamentale anche dal bicarbonato. Al contrario non tutte le piante sono in grado di utilizzare il bicarbonato in sostituzione di CO2. Esistono alghe in grado di assimilare l’azoto atmosferico e trasformarlo in ammoniaca, alcune riescono a recuperarlo dagli amminoacidi o da altri composti organici e tutte possono utilizzare ammonio, nitriti e nitrati come fonti primarie d’azoto. L’azoto è senza dubbio un costituente importante di amminoacidi, che formano proteine ed enzimi delle clorofille. Insieme al fosforo è uno dei più importanti agenti limitanti per la crescita algale. Il fosforo, il cui assorbimento dipende dalla quantità di luce presente, può essere recuperato sia sotto forma inorganica sia come fosforo organico. Per quanto riguarda l’assorbimento dei metalli, anche in questo caso alcune tipologie di alghe dimostrano di essere molto più efficienti di tanti altri elementi nell’immagazzinare questi componenti. I metalli più importanti per le alghe sono lo zinco (Zn), il rame (Cu), il cobalto (Co), il molibdeno (Mo) e il manganese (Mn). Tenete conto che tutti i metalli in quantità eccessive diventano tossici: in questi casi alcune alghe possono subire questo intossicamento mentre altre possono continuare a nutrirsene ancora. Addirittura in molti casi di intossicazione da metalli, le alghe stesse si dimostrano particolarmente efficaci nel ridurre o addirittura eliminare le cause di tale problema, molto più efficacemente di varie resine filtranti.

In definitiva questa breve e superficiale panoramica sulle caratteristiche biologiche delle alghe deve farvi riflettere su un concetto secondo me molto importante: in verità se presenti in maniera giusta la presenza delle alghe in acquario è assolutamente positiva, per vari motivi. Innanzitutto non dimentichiamo che molte di esse rappresentano una fonte di cibo irrinunciabile per molti pesci d’acquario, o comunque un valido supporto alla dieta di qualsiasi pesce durante periodi di digiuno forzato. Inoltre, è grazie ad esse che vengono a formarsi nella vasca vere e proprie colonie di microrganismi che a loro volta saranno cibo nutriente per gli avannotti che avrete la fortuna di vedere nascere e crescere. Quindi, combattere le alghe quando proliferano per una nostra cattiva gestione della vasca ha un senso, ma pensare di doverle eliminare completamente dal complesso ecosistema che si sta cercando di realizzare è una sciocchezza. Ho visto in alcuni casi acquari di questo tipo e devo dirvi che anche esteticamente sono davvero asettici, nel senso che risulta evidente che si tratti di un ambiente artificiale. Molto più interessanti acquari con una piccola e contenuta presenza di alghe, che appaiono invece quasi fedeli riproduzioni di ciò che si può osservare in natura, dove appunto esse sono presenti. Ricordatevi, un acquario senza alghe, non è un acquario!

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