La prevenzione

Controllo della fauna
Sicuramente esistono molto modi per contrastare le alghe, più o meno leciti, ma nessuno può garantire una prevenzione assoluta in quanto ogni acquario fa storia a se ed ha caratteristiche uniche e irripetibili. Quindi disposizioni che portano al successo in una vasca, possono essere inefficaci in un’altra. Detto questo, diciamo che secondo me il metodo migliore per prevenire delle proliferazioni di alghe, è sicuramente quello naturale. Non ho mai visto di buon occhio i prodotti chimici che promettono miracoli versandoli in acqua. Piuttosto ritengo sia fondamentale far entrare in competizione le piante con le alghe e cercare il più possibile di metterle nelle condizioni di vantaggio. Tutto questo si realizza fornendo la giusta dose di luce e la qualità migliore per gli esemplari che abbiamo in vasca, una buona concentrazione di anidride carbonica, sufficienti nutrienti sul fondo per le radici, ed una buona ma oculata fertilizzazione liquida nella colonna d’acqua. Se riusciamo a dosare tutti questi elementi in maniera equilibrata ed ottimale, le piante prenderanno il sopravvento sulle alghe e domineranno lo scenario. Ma tutto questo potrebbe non bastare: per prevenire la diffusione incontrollata di alghe in acquario dovete fare molta attenzione alla manutenzione della vasca in generale; effettuare dei cambi di acqua regolarmente, se necessario pulire il fondo con un sifone, e non cercare con somministrazione di cibo esagerata di ottenere effetti dannosi. In effetti, forse il nutrimento e il mantenimento in generale dei pesci è forse uno dei problemi che spesso incidono più di altri nella prevenzione delle alghe. Spesso siamo ansiosi e desiderosi di riempire il nostro acquario con tanti pesciolini belli e colorati, ma non consideriamo che questa operazione va fatta in realtà con molto criterio. Infatti il sovraffollamento dell’acquario darà vita ad una serie di processi a catena che porteranno inevitabilmente alla comparsa di organismi algali. Innanzitutto la fauna va “programmata con criterio” nel senso che dovete considerare quanti litri di acqua avete a disposizione per stabilire la sua consistenza. Di solito viene indicata come regola generale quella di associare ogni litro di acqua disponibile ad ogni centimetro di pesce che vorrete inserire. Onestamente questa legge è puramente indicativa e serve solo a farvi rendere conto se state davvero esagerando nell’inserimento, ma in realtà sono molti altri i fattori che dovete considerare. Primo fra tutti l’effettiva grandezza di un pesce e la sua conformazione: dei pesci che hanno corpi relativamente corti, possono avere uno sviluppo in altezza (pensate ai Discus) e quindi la famosa indicazione in quel caso è totalmente fuorviante. Quindi nel momento di scegliere quanti e quali pesci inserire, tenete innanzitutto conto delle reali dimensioni del pesce nel complesso e non fatevi ingannare dalle sue dimensioni al momento dell’acquisto. Dovete invece valutare le dimensioni che il pesce raggiungerà da adulto per capire se la vostra vasca è idonea o no ad ospitarlo. Quindi prendete l’assunto generale come un punto di partenza, ma mai come l’unica regola da seguire per la scelta dei pesci. Valutate inoltre, se i pesci che vi interessano devono essere inseriti in gruppo, oppure se sono particolarmente aggressivi e quindi necessitano di avere molti spazi a disposizione per determinare dei territori ben precisi e non disturbare gli altri abitanti dell’acquario. Insomma, in definitiva prima di acquistare dei pesci da introdurre in acquario, avete l’obbligo di informarvi su tutte le caratteristiche della specie: solo così eviterete di commettere errori di sovraffollamento o di combinazione errata di specie in vasca. In generale se davvero volete seguire una regola utile che vi permetterà di avere sempre il controllo sulle alghe, essa è la seguente: mettete sempre una pianta in più e qualche pesce in meno in vasca e vedrete che non ve ne pentirete affatto. Un altro fattore da tenere sotto controllo relativo alla fauna nell’ottica della prevenzione alle alghe, oltre che il rischio di sovraffollamento, è l’errata somministrazione del cibo. In molti casi l’acquariofilo poco esperto dosa grandi quantità di cibo ai propri pesci, facendo generare di conseguenza molto avanzo che marcisce nei meandri della vasca per produrre un inquinamento dell’acqua che va a vantaggio delle alghe. Bisogna fare attenzione alla somministrazione della quantità di cibo, ma anche della qualità: tenete conto che se somministrate determinate tipologie di nutrimento, come ad esempio i cibi surgelati, questi produrranno più inquinamento di altri e quindi dovrete ravvicinare i cambi d’acqua. Per non correre problemi somministrate il cibo in piccole razioni osservando che i pesci consumino tutto  ciò che avete inserito nell’acqua, in modo tale da non generare sporcizia vagante. L’inquinamento organico derivante dalla dieta dei pesci può aumentare con la loro taglia, e quindi fate sempre attenzione a questo aspetto non solo in ottica di prevenzione delle alghe.

Controllo dell’acqua
Un altro fattore di prevenzione importante è rappresentato dal controllo dei parametri dell’acqua. La ragione è abbastanza intuitiva e va ricercata nel fatto che essendo le alghe degli organismi subacquei, traggono dall’acqua stessa tutti i nutrienti di cui hanno bisogno. La prima considerazione da fare quindi riguarda proprio la qualità dell’acqua del nostro acquario. Non serve solo conoscerne i parametri chimico fisici per dormire sonni tranquilli, come il KH, il GH o il PH, ma dobbiamo considerare che questi stessi valori possono subire mutazioni sensibili in base alla nostra condotta. La prima cosa di cui assicurarsi è quella di fornire acqua che sia adatta alla vita dei pesci e delle piante. Nella maggior parte dei casi l’acqua del nostro rubinetto non è affatto idonea a questo scopo poiché contiene tutta una serie di metalli e altre sostanze molto nocive per il nostro scopo. Dovete sempre trattare l’acqua con adeguati biocondizionatori capaci di rimuovere tutte le sostanze nocive presenti e renderla quindi utile alla vita dei pesci. In molti casi è possibile miscelare quest’acqua con altra più pura ottenuta da appositi impianti di osmosi inversa: questo ci permetterà anche di raggiungere dei valori particolari in termini di acidità e di durezza carbonatica che ci siamo prefissati. Ma il discorso non finisce qui, perché una volta preparata l’acqua in maniera efficiente per allestire l’acquario, nel tempo bisogna mantenerla pulita e libera da inquinanti prodotti dagli esseri viventi che contiene: questi inquinanti sono una vera manna per le alghe. Ecco quindi che è necessario per prevenire le alghe, procedere a dei cambi d’acqua parziali in maniera costante e preparando l’acqua di sostituzione con le stesse cure di quella di partenza. Riguardo quando il cambio d’acqua vada effettuato, non ci sono regole specifiche perché ognuno saprà capire bene il suo acquario ed evidenziare i ritmi giusti in tal senso: tutto dipende molto dalla fauna presente, dal modo e dai tempi di somministrazione del cibo, dalle dimensioni della vasca e da tanti altri fattori. Io personalmente ho sempre applicato il cambio parziale a distanza di due settimane e devo dire che non ho mai avuto problemi di alghe o di altra natura. Durante questi cambi parziali cerco di rimuovere sporcizia vagante nell’acquario il più possibile e a meno che non abbia la superficie completamente coperta da vegetazione ogni tanto sifono anche il fondo per eliminare molte sostanze depositate. Con l’esperienza imparerete voi come e quando effettuare queste importanti manutenzioni e come mantenere sempre valida la qualità della vostra acqua, a discapito ovviamente delle amatissime alghe.

Controllo dei nutrienti
Il controllo dei nutrienti è strettamente connesso con le considerazioni fatte precedentemente sulla qualità dell’acqua. Spesso l’acquariofilo verifica i valori presenti in acqua utilizzando i testi diffusi in acquariofilia e in particolari test di Kh, Gh, Ph, nitriti e nitrati. Ma tutto questo non mette al riparo da eventuali sorprese. Non tutti sanno che le alghe sono in grado di nutrirsi di sostanze che l’acquariofilo neppure conosce e che non riuscirà mai a misurare a causa dell’inesistenza di test adatti. Quindi partendo da queste considerazioni, bisogna semplicemente cercare di limitare i danni. In che modo? Semplicemente cercando di non inserire eccedenze di nutrienti in acqua che andrebbero ad alterare un equilibrio fondamentale per il vostro acquario. Cercate quindi di fertilizzare la colonna d’acqua con criterio, in modo tale che le piante abbiano la giusta dose di nutrienti e non ne avanzino in nessun modo per le alghe. Questo risultato si può ottenere più facilmente di quanto non si pensi: basta innanzitutto affidarsi ad un’unica linea di fertilizzanti in quanto il produttore di solito crea questa disponibilità di prodotti in maniera bilanciata, proprio per evitare i problemi che ho illustrato poco sopra. Quindi non mischiate mai prodotti di protocolli di fertilizzazione diversi, poiché correte il rischio di dosare nutrienti in eccesso e altri in maniera carente. Il risultato sarà una sofferenza delle piante e una proliferazione di alghe. Scegliete quindi un protocollo di fertilizzazione con la sua linea di prodotti e applicatelo scrupolosamente: cercate inoltre all’interno di questo protocollo di adattarlo successivamente alle reali esigenze del vostro acquario. Ad esempio consiglio molto il protocollo della Seachem perché ha molti prodotti,ognuno con uno specifico nutriente che permette di dosare l’uno o l’altro in base alle reali esigenze delle piante. Tutto questo vi consente di gestire i nutrienti in maniera molto più bilanciata rispetto ai presunti “papponi” già pronti che alcune altre marche propongono.

Azoto e fosforo
Nell’ottica della prevenzione delle alghe, sicuramente non possiamo tralasciare la considerazione del fosfato e dell’azoto. Spesso capita che le alghe facciano la loro comparsa in acquari dove questi elementi non sono presenti. Tutto ciò avviene non a caso, in quanto la loro totale assenza indebolisce le piante a vantaggio delle alghe (conviene mantenere i nitrati tra 5 e l0 mg/l e i fosfati a livelli appena misurabili, al di sotto di 0,05 mg/l). Queste ultime infatti riescono a ricavare questi nutrienti da altri elementi che invece le piante non riescono ad utilizzare. Nello stesso tempo i normali kit di misurazione dei parametri dell’acqua non sono parimenti in grado di rilevarne la presenza, cosicché spesso l’acquariofilo assiste ad una proliferazione algale pensando comunque di avere un’acqua libera da inquinanti e quindi non riesce a spiegarsi perché ciò accada. La verità è che questi famosi test rilevano il fosfato derivato dalla componente dell’ortofosfato, mentre non sono in grado di rilevare ad esempio altre fonti di fosforo come i polimeri o i polifosfati. Analogo discorso vale per l’azoto, che è pur presente nelle forme conosciute dall’acquariofilo come l’ammonio o i nitriti, ma può anche essere presente in altre forme non rilevabili dai test. Senza contare il fatto che i cianobatteri sono in grado di procurarsi questo elemento direttamente dall’azoto atmosferico. Quindi, se è vero che buona parte dell’inquinamento in acquario non è misurabile, possiamo comunque agire preventivamente in due modi: tenere sotto controllo innanzitutto quello rilevabile e sicuramente combattere quello non rilevabile con costanti e puntuali cambi d’acqua.

Ferro
Un altro elemento fondamentale da tenere sotto controllo per evitare proliferazione di alghe è senza dubbio il ferro. Il ferro è un elemento importantissimo per le piante per avere una crescita sana e corretta. Il problema sussiste nel fatto che questo elemento è poco stabile in acqua e soprattutto viene catturato e impiegato dai vegetali in maniera molto veloce. Con la conseguenza che in molti casi è necessario procedere a delle integrazioni con la fertilizzazione liquida. L’errore più grave che si può commettere in questo senso è quello di esagerare nel dosaggio, poiché tutta la porzione di ferro che resta dal nutrimento delle piante rimane a disposizione delle alghe che lo utilizzeranno per diffondersi. Il consiglio che vi do è quindi quello di leggere attentamente i dosaggi che trovate nel vostro protocollo di fertilizzazione e tenere conto che di solito i dosaggi consigliati si riferiscono a somministrazione media del prodotto. Quindi, come già anticipato in materia di fertilizzazione liquida, la vera differenza in tutto questo la fa la vostra capacità di osservazione e gestione della vasca. Somministrate il dosaggio indicato del protocollo, ma successivamente, dopo qualche ora verificate con dei normalissimi test se la presenza del ferro in acqua è consistente o rilevabile. In questo caso significa che le piante hanno già preso tutto il ferro di cui necessitavano e quello rilevato dal test è a totale disposizione delle alghe. Sulla base di queste considerazioni potete tarare di volta in volta il dosaggio fino ad avere come soluzione finale la non rilevabilità di ferro una volta effettuato il test. In questo modo avrete la certezza che tutto il ferro immesso in acqua è stato utilizzato velocemente dalle piante e le alghe non ne hanno a disposizione. Certo che il gioco della taratura non deve andare troppo al ribasso, altrimenti le piante inizieranno a mostrare i classici sintomi di mancanza di ferro: di solito foglie pallide o addirittura gialle sono il segno inequivocabile della mancanza di questo nutriente. E qui come vi dicevo, la differenza la fa la vostra capacità di conoscere il vostro acquario.

Anidride carbonica
L’anidride carbonica è forse la componente più importante nell’ottica della fertilizzazione, eppure è nello stesso tempo l’elemento più trascurato. Molto probabilmente perché l’acquariofilo viene spaventato dai discorsi sulla chimica dell’acqua e sulle strumentazioni tecniche da apportare per avere buoni risultati. Ma a ben vedere, come si suol dire, il gioco vale la candela. Negli acquari dove il metabolismo vegetale è abbastanza consistente non si può prescindere dalla fertilizzazione di CO2, poiché quella presente in vasca è assolutamente insufficiente a soddisfare il fabbisogno di tutte le piante. I metodi di somministrazione sono diversi ed ognuno può scegliere quello più adatto al suo acquario, anche se in linea generale quello che concede più affidabilità è quello con micronizzatore a setto poroso. Questo strumentino micronizza la CO2  nel momento dell’erogazione in tante piccole bollicine: la sua utilità consiste nel fatto che la solubilità in acqua dell’anidride carbonica dipende dalla superficie della bolla prodotta, quindi più è piccola, più CO2 disciolta in acqua avremo. Sicuramente il problema principale che il neofita può porsi è quello di evitare le oscillazioni di ph che questo sistema può generare. Ma ormai la tecnica ha fatto passi da gigante in tal senso e senza dilungarmi oltre vi rimando alla consultazione nella sezione tecnica degli appositi strumenti e del loro utilizzo. Ciò che invece qui preme ribadire, è che la somministrazione di anidride carbonica rientra nella lotta alle alghe semplicemente come fattore potenziante delle piante rispetto a queste ultime. In un acquario ben piantumato è in grado di farvi fare il salto di qualità in tal senso e con gli appositi strumenti, come il phmetro e l’elettrovalvola, potrete somministrarla 24 ore su 24 senza preoccuparvi troppo delle oscillazioni di ph.


Il movimento dell’acqua

Anche il movimento dell’acqua generato dalla pompa del filtro, spesso viene associato alla proliferazione delle alghe. Personalmente, non credo esista qualche connessione precisa e provata scientificamente, anche perché i fautori di questa tesi non hanno mai specificato se la crescita di alghe sia associata a un movimento scarso dell’acqua o ad uno turbolento. Oltretutto, se si analizza la situazione da un punto di vista razionale, possiamo considerare che esistono alghe capaci di proliferare in zone con acque turbolente, come altre capaci di diffondersi in acque stagnanti. Cosicchè agire in un verso comporterebbe l’eliminazione di alcune, ma non necessariamente di altre. Non credo quindi esista una connessione tra la comparsa delle alghe e il movimento dell’acqua generato dal filtro. Al contrario per alcune tipologie di alghe indirizzare o rafforzare il getto dell’acqua potrebbe essere un  buon elemento di ostacolo. Molte alghe si attaccano ad arredi, fusti e foglie delle nostre piante e quindi dirigendo il getto verso alcune zone dell’acquario esso stesso eserciterà una forte azione abrasiva sulle alghe  e gli impedirà di poter ancorarsi e quindi diffondersi. Alcuni cianobatteri soffrono moltissimo questo effetto abrasivo dell’acqua, in particolare le cosiddette alche verdi-azzurre. Infatti questo tipo di alghe formano delle pellicole adesive e maleodoranti che riescono ad appiccarsi su diverse superfici: è facile rimuoverle manualmente o appunto attraverso la corrente interna del getto. Tuttavia, il movimento eccessivo dell’acqua può avere anche altri effetti oltre quello meccanico abrasivo. Sicuramente quello più lampante riguarda il trasporto di nutrienti e l’allontanamento di rifiuti organici. In effetti le piante e le alghe a differenza dei pesci non possono muoversi alla ricerca di fonti di cibo e quindi il tutto viene regolato proprio dalla corrente che instauriamo in vasca. E qui il discorso si complica notevolmente, dovendo riuscire a creare un equilibrio ben preciso tra le esigenze delle piante e l’indebolimento delle alghe. Sembrerebbe a questo punto che creare una forte corrente in vasca sia la soluzione di tutti i nostri problemi in fatto di alghe, in quanto oltre ad esercitare una pressione abrasiva, trasporta anche i nutrienti verso le piante e allontana i rifiuti organici prodotti. Ma alcune considerazioni mitigano questa conclusione: innanzitutto la forza meccanica abrasiva vale anche per le piante e non solo per le alghe, e le prime indebolendosi diventerebbero prede delle alghe che amano le correnti forti. La verità o la soluzione, come sempre, sta nel mezzo. Ovvero è necessario trovare il giusto compromesso tra vigore del getto e superficie di azione, in maniera tale da prendere in considerazione tutte le esigenze degli esseri viventi presenti nell’acquario. Inoltre, non dimenticate che una volta presenti le alghe, sfrutteranno le stesse posizioni di vantaggio che cercherete di dare alle piante, sia in termini di luce che di nutrienti, quindi anche l’analisi o la variazione del movimento dell’acqua deve essere fatta prima del loro diffondersi, altrimenti si rischia di rinvigorire anche loro con qualche mossa avventata. Ecco che allora potreste ragionare al contrario: con una presenza conclamata di alghe è necessario ridurre al minimo la circolazione dell’acqua. Anche in questo caso non esiste una risposta certa e sicura. Senza contare il fatto che molte altre tipologie di alghe diverse da quelle che magari sono presenti in quel momento in acquario, aspettano in forma latente l’occasione per esplodere. Quindi una drastica riduzione della circolazione dell’acqua potrebbe ad esempio debellare alcune alghe presenti, ma generare al tempo stesso un’esplosione di cianobatteri che amano le acque stagnanti e senza ricircolo. Dunque il consiglio finale è proprio quello di trovare il giusto mezzo nella circolazione e nel movimento dell’acqua nella vostra vasca, non essendoci regole precise e comprovati risultati circa una sua sistemazione in un verso o nell’altro. Sicuramente se riuscirete a trovare questo giusto equilibrio provocherete dei problemi a diverse tipologie di alghe e nello stesso tempo tutto il sistema acquario ne troverà giovamento, compresi i pesci. Ma considerate che le conseguenze positive non saranno immediate e dovrete aspettare che si verifichino nel tempo. Io personalmente ho risolto il problema nella mia vasca ponendo il collo d’oca del filtro a qualche centimetro sotto l’acqua, e posizionandolo in diagonale rispetto alla superficie complessiva dell’acquario. Il risultato è stata la creazione di due spirali di ricircolo dell’acqua che evitano il verificarsi di zone stagnanti in particolar modo negli angoli della vasca, e nello stesso tempo dividono il vigore del getto in due diverse direzioni avendo così una corrente né troppo forte e neppure troppo debole. 


La potatura
A primo avviso può sembrare inopportuno l’inserimento della potatura come parte integrante di tutta una serie di azioni volte a evitare la presenza di alghe in acquario. Ma la realtà è diversa e spesso errori commessi in quest’ambito possono proprio avvantaggiare le alghe. Di solito, se abbiamo un acquario ben piantumato e nutrito a dovere, ogni due/tre settimane circa dovremo porci il problema della potatura delle piante, sia per mantenere intatto il progetto estetico, sia per rinvigorire le piante stesse. A volte questa operazione può ridurre di molto la presenza vegetale in vasca. Tutto questo comporta delle conseguenze su cui bisogna riflettere: una volta potate, le piante non utilizzeranno la fotosintesi per produrre energia finalizzata alla crescita, ma cercheranno di porre rimedio al danno subito dal taglio di uno stelo o di una foglia e così via. Di colpo, quindi, possiamo assistere ad una sorta di stop vegetale che se non gestito può essere pericoloso. In che modo? In questo: può essere molto pericoloso continuare a fertilizzare con le stesse dosi dopo la potatura della vasca. Infatti, tutti i nutrienti immessi solo in piccola parte verranno utilizzati dalle piante e al contrario saranno a disposizione delle alghe. Dopo una potatura è sempre consigliabile ridurre la fertilizzazione proporzionalmente all’entità della potatura stessa. Se essa ha interessato la metà della massa vegetale presente, è il caso di ridurre proporzionalmente anche le dosi di fertilizzazione, onde evitare eccessi di nutrienti. Quando le piante torneranno a manifestare il ritorno alla crescita, allora si potrà tornare alle dosi piene. Una buona tecnica per evitare di incorrere in errori di fertilizzazione dopo la potatura, consiste nel programmare questo intervento a rotazione. Mi spiego meglio: potete potare alcuni tipi di piante in un giorno e lasciare intatte le altre; la volta successiva saranno quest’ultime a subire la potatura mentre le altre non saranno toccate e così via. Questa rotazione in acquario produce questo effetto: non tutte le piante subiranno lo shock da potatura e continueranno ad assorbire nutrienti per la crescita. In questo modo sarà davvero più difficile fornire nutrienti in eccesso alle alghe, poiché mentre quelle potate recuperano la loro fame di nutrienti, in realtà una parte dell’acquario continua ancora a cibarsene volentieri. Quindi, in definitiva il consiglio è quello di non potarle tutte insieme, ma semplicemente a rotazione, così eviterete di incorrere nell’errore di dar cibo alle alghe e nello stesso tempo avrete un acquario sempre in ordine.


Il valore di pH

Sinceramente non è possibile agire sul ph ed avere la certezza che questo possa essere un buon metodo preventivo contro le alghe. Semplicemente perché esistono alghe che proliferano con valori bassi di ph e altre con valori differenti. Come indicazione generale sappiamo che ph acidi possono permettere o favorire la presenza di alghe filamentose, mentre ad esempio ostacolano la proliferazione di diatomee. Alcuni cianobatteri  non tollerano grandi variazioni di ph e soprattutto valori acidi, tanto che la maggior parte sparisce completamente con valori prossimi al 5. In definitiva è sempre consigliabile mantenersi su valori costanti onde evitare oscillazioni che potrebbero essere dannose per pesci e piante, prima che per le alghe. Ecco perché il phmetro associato ad un buon sistema di erogazione di CO2 può davvero semplificare le cose in acquario.


Controllo della luce

L’argomento della luce in materia di alghe in acquario è un tema molto delicato. Sicuramente, come per tutti gli altri elementi capaci di generare la presenza delle alghe, anche la luce non può vantare un’esclusività in tal senso. Infatti la proliferazione algale sarà il frutto della cattiva conduzione in generale della vasca e mai di un fattore scatenante unico. Quindi un’errata analisi della luce in vasca potrà contribuire a generare problemi con le alghe, ma non ne sarà mai la causa unica. Detto questo, possiamo però affermare che una luce più intensa può dare più problemi di gestione rispetto ad una debole, e concederà meno margine d’errore essendo poco adatta all’acquario allestito da un principiante. Infatti, la difficoltà di avere molta luce consiste nel saperla dosare a dovere in maniera tale che siano le piante ad avvantaggiarsene e non le alghe. Un’illuminazione meno esasperata è sicuramente più facile da gestire e somministrare. Ma ovviamente, oltre a preoccuparci della quantità di luce da somministrare alle piante, un’attenzione particolare bisogna avere anche alla qualità della luce stessa. Con il passare del tempo, sia che si utilizzino lampade ad alogenuri di metallo, sia che si usino i più diffusi tubi fluorescenti, la loro azione si affievolisce a causa dell’usura e questo produce una variazione dello spettro luminoso verso la temperatura di colorazione più bassa. Tutto questo avvantaggia le alghe in maniera più consistente delle piante. Tenete quindi sotto controllo l’invecchiamento delle lampade che utilizzate e cercate di sostituirle ad intervalli di tempo di circa 8-12 mesi a seconda del modello e del tipo scelto, in maniera tale che siano sempre efficienti e svolgano sempre il loro dovere in maniera impeccabile. In molti casi poi, si può commettere l’errore di modificare consistentemente l’apparato luminoso dell’acquario creando degli squilibri notevoli che come al solito indeboliscono le piante e avvantaggiano le alghe. Ogni produttore di acquari associa al modello venduto delle lampade testate su quella tipologia di vasca: prima di modificare questo assetto riflettete bene su cosa state facendo perché le conseguenze potrebbero essere controproducenti. Non sostituite le lampade nuove mai tutte insieme, ma a distanza di tre settimane l’una dall’altra: in questo modo eviterete veri e propri foto-schock a tutto il sistema oltre che alle piante stesse. Quindi il consiglio è quello di non modificare mai troppo bruscamente l’irradiazione luminosa di un acquario, sia in fase di modifiche del reparto luci, sia in fase di semplice manutenzione dello stesso. Comunque, l’esperienza personale mi ha portato spesso ad osservare acquari super dotati dal punto di vista luminoso e poi magari non utilizzati a pieno dal possessore. Voglio dire che la luce deve essere sempre adatta al tipo di piante che si intendono coltivare, per il semplice fatto che non ha senso modificare il parco luci aumentandone la potenza e la qualità quando in vasca si hanno piante sciafile come Anubias e Microsorum. Anzi, in molti casi si avrà un peggioramento localizzato su tutto l’acquario. Analogamente è sciocco pensare di predisporre una luce bassa per piante eliofile che necessitano quindi di molta luce. Quindi nella valutazione di quale luce acquisire per evitare problemi nel nostro acquario, prima bisogna chiedersi che tipo di piante e ambiente si vuole riprodurre. In ogni caso se si commette un errore come quelli enunciati sopra, una via di fuga esiste sempre: nel caso di eccessiva luce in acquario, ad esempio, potete lasciare crescere delle piante galleggianti che schermeranno la luce stessa e creeranno delle zone d’ombra per le Anubias e le altre piante simili. Parimenti, nel caso di luce insufficiente, buoni risultati si ottengono aggiungendo dei riflettori alle lampade così da potenziarne la resa in modo soddisfacente, ma senza creare grandi variazioni. Infine, una considerazione sul famoso rapporto tra watt e litri per stabilire la consistenza della luce. Sicuramente, per capire se abbiamo una luce sufficiente o bassa o intensa, questo parametro può essere indicativo, delineando come linea di confine il valore di 0.5 watt come luce media. Ma in realtà il discorso può essere anche abbastanza fuorviante: pensiamo ad esempio all’altezza della colonna d’acqua. In acquari da 50 cm di altezza, avere un rapporto w/l soddisfacente in tali termini non significa che tutta la colonna d’acqua avrà quel valore disperso. Tenete conto che a 40 cm di profondità in acquario arriva solo il 30% della luce prodotta dalle lampade. Quindi anche se il famoso rapporto può darci delle indicazioni circa la potenza delle nostre luci, in realtà tutto deve essere rapportato a molti altri fattori per avere un giudizio complessivo: l’illuminazione va valutata in base alle caratteristiche fisico-chimiche  e geometriche della vasca e in base al tipo di vegetazione che andremo ad ospitare. Infine, se un acquario ha raggiunto il suo equilibrio di luci, piante, pesci e acqua, sarebbe un grande errore modificarlo per apportare delle ipotetiche migliorie. Perciò se dovete modificare il parco luci fatelo solo con le stesse identiche lampade che utilizzavate, in quanto il rischio di un’infestazione algale quando si modifica un fattore così importante è molto alto. Per quanto riguarda invece la qualità della luce, possiamo dire che è l’altro elemento fondamentale da valutare oltre la quantità. Sappiamo che le piante assorbono molto le frequenze del blu e del rosso, mentre non sono così efficienti nelle frequenze intermedie: cosa che invece riesce molto bene alle alghe. Cercate quindi di utilizzare lampade che emettano spettri di luce blu o rossa e non fornite mai luce con temperature di colori intermedi, perché questo sarebbe un invito a nozze per le alghe. Più alta è la temperatura di colore, più il blu diventa dominante: una lampada con una temperatura di colore di 5000-5500 K ha uno spettro molto “ricco” di blu e rosso e meno di giallo e verde. Ovviamente quando le lampade invecchiano diminuiscono la loro efficienza e si verifica il passaggio verso le onde di colore verde-giallo, ovvero quelle intermedie tra il blu ed il rosso che favoriscono le alghe. Ecco spiegato il perché sia fondamentale sostituirle in genere dopo circa un anno. Fate inoltre, molta attenzione alla durata del fotoperiodo, altro elemento scottante della discussione. La luce è il motore del metabolismo delle piante e quindi una somministrazione per una durata eccessiva potrebbe provocare danni come una insufficiente. Infatti nel caso di insufficienza di periodo, le piante non riuscirebbero a nutrirsi a dovere e quindi perirebbero in breve tempo. Nel caso opposto, l’irradiazione luminosa continuerebbe anche quando le piante smetterebbero di nutrirsi, facendo incamerare nutrienti solo alle alghe. L’esperienza di molti acquariofili porta a considerare un intervallo giusto di illuminazione dell’acquario tra le 8 e le 10 ore. Non è consigliabile andare al di là di nessuno di questi due limiti per non incorrere nei problemi citati di proliferazione algale. Tenete infine conto che non serve allungare il fotoperiodo per sopperire ad una carenza di potenza di watt in vasca: infatti la velocità foto sintetica dipende dall’intensità e non dalla durata del fotoperiodo. Quindi non allungate mai oltre le 10 ore l’irradiazione luminosa, altrimenti avrete seri problemi con le alghe. Onestamente non ho mai trovato utile applicare un buco al fotoperiodo per combattere una proliferazione algale, in quanto se è vero che indebolisce le alghe, è vero anche che destabilizza, e non poco, anche le piante. In realtà il vero obiettivo che dovete raggiungere per avere un acquario con le alghe in giusto equilibrio, consiste nel porre le piante in posizione di vantaggio rispetto alle concorrenti. Ed il buco del fotoperiodo mi sembra cozzare con  questo mio assunto fondamentale.

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