Il cavetto riscaldante

La dottrina ha discusso molto sull’effettiva utilità di un cavetto riscaldante da fondo per una migliore crescita delle piante. In realtà esiste una parte della dottrina a favore e una assolutamente ininfluente. La verità come sempre è nel mezzo: bisogna verificare che tipo di cavetto viene utilizzato, in che contesto e con quali altre variabili intorno. Nessuno strumento di per se è utile o inutile, è solo l’utilizzo che se ne fa a volte a decretare delle bocciature o delle promozioni. Detto questo entriamo nello specifico: sappiamo che nei paesi di origine le piante tropicali hanno sicuramente un fondo a disposizione molto fertile e ben riscaldato. Tutto questo può essere riprodotto in acquario con un buon fondo fertilizzante e l’uso appunto del cavetto elettrico. Lo scopo è senz’altro quello di riprodurre l’effetto di una falda freatica, ovvero di un movimento dal fondo verso le radici delle piante dei preziosi nutrienti tanto utili alla crescita sana e robusta non solo dell’apparato radicale, ma di tutta la pianta stessa. Questo effetto viene creato dal contrasto tra la corrente di acqua calda creata nel sottofondo e la colonna di acqua più fredda presente in superficie. Con queste condizioni si crea appunto un vero e proprio movimento ascensionale che trasporta i nutrienti verso le radici delle piante rendendo facile e possibile un buon approvvigionamento. Inoltre tale effetto genera una conseguenza ancora più benefica: l’intero fondo viene assolutamente dispensato dalla presenza di zone anossiche, ovvero prive di ossigeno che potrebbero nascondere batteri nocivi alla salute dei pesci e alla qualità dell’acqua. Con il cavetto riscaldante al contrario tutto il fondo si trasformerà in un vero e proprio filtro biologico e i cianobatteri non avranno scampo. Tuttavia per ottenere questi effetti benefici, ripeto, è necessario saper scegliere il cavetto adatto, posizionarlo nel modo corretto e assicurare tutte le altre condizioni affinchè sia uno strumento valido.

Ma descritto il fenomeno entriamo maggiormente nel dettaglio: innanzitutto è importante la scelta della potenza del cavetto, nel senso che in commercio ci sono cavetti elettrici di diversa potenza e lunghezza. Una regola indicativa consiste nel prendere in considerazione almeno 0.3 watt di potenza per ogni litro di acqua netta introdotta in acquario. Quindi per un acquario di circa 180 lt netti un cavetto da 50 watt andrà benissimo. Ovvio che per litraggi inferiori o superiori sono disponibili cavetti adeguati, come 75 watt o 30 watt. Va da se che la scelta non fatta in base a questo criterio indicativo già comporta la perdita dell’utilità del cavetto: un cavetto di 75 watt utilizzato in un acquario di modeste dimensioni, non creerà mai quella differenza ascensionale dell’acqua e quindi l’effetto falda freatica. Ma stabilito effettivamente quale cavetto è adatto alla nostra vasca, dobbiamo procedere al corretto posizionamento nel fondo vasca. Anche qui va seguita una regola generale. Il cavetto va posizionato a serpentina sul fondo vasca partendo da uno dei lati corti dell’acquario sino ad arrivare a quello opposto, in particolare applicando delle ventose date sempre in dotazione con il cavetto, direttamente al vetro di fondo.

L’utilizzo delle ventose non solo vi aiuterà a gestire meglio il posizionamento e la correzione della posizione finale, ma sicuramente terranno ben ancorato il cavo anche quando in futuro dovrete o vorrete rimuovere delle piante ben ancorate al fondo che altrimenti potrebbero rischiare di trascinare via anche il cavo.  Fate bene attenzione che ci sia una distanza di almeno 5/6 cm tra una linea e l’altra del cavetto posizionato: anche questa regola risulta fondamentale nel far efficacemente funzionare il cavetto. Infatti linee troppo vicine o troppo distanti rischierebbero di far disperdere il calore in maniera non equivalente nel fondo, creando zone ad alta concentrazione di calore, ad altre appunto anossiche e inibendo di fatto la situazione. Una volta posizionato nel modo corretto il cavetto, è necessario coprirlo con del substrato: le scelte sono due. La prima riguarda la possibilità di applicare un piccolo strato di sabbia che renderà possibile la diffusione appunto omogenea del calore e subito sopra il terriccio fertilizzante per almeno 3/4 cm. La seconda non prevede l’utilizzo della sabbia e forse è la più sicura in quanto per evitare che si compatti e ci sia mancanza di ossigeno nel fondo bisogna essere davvero esperti nel posizionare il cavetto. Quindi questa seconda opzione è preferibile e prevede che il cavo sia ricoperto interamente da terriccio fertilizzante appena per farlo sparire dalla nostra vista: sopra è applicabile il ghiaietto per almeno altri 4/5 cm in modo da avere un fondo che abbia una consistenza di circa 6/7 cm nella parte frontale per arrivare a circa 10 in quella in fondo. Una volta applicate queste accortezze non resta che impostare la temperatura del termo riscaldatore e giostrare con la famosa differenza termica: per un acquario che deve ospitare piante, se non si fa attenzione a specie che prediligono temperature elevate o deficitaria, un buon compromesso può essere rappresentato da 25 gradi. Fate attenzione a rispettare le distanze del fondo e la sua consistenza, in quanto se il fondo è troppo esile le radici delle piante a contatto con il cavetto rischiano di bollire, mentre se è eccessivamente profondo si rischia di perdere l’effetto del cavo. Insomma anche la consistenza del fondo rischia di inibire l’azione del cavetto, quindi attenzione ai centimetri giusti, nonché alla consistenza: ghiaietto di granulometria medio piccola è preferibile (2/3 mm) in quanto permette un maggiore flusso dell’acqua rispetto alla granulometria grossa.

In conclusione, credo e spero di aver fatto capire come il cavetto di fondo sia un ottimo strumento al servizio dell’acquariofilo, ma se e solo se venga utilizzato nel modo corretto. Sebbene quest’assunto logico valga per tutte le cose, nel caso del cavetto esiste una marginalità di errore più elevata, soprattutto perché se si sbaglia qualche passaggio, una volta arredato e messo in funzione l’acquario, l’unico rimedio sarà svuotare la vasca o decidere di farne a meno. Capite cosa voglio dire? Se si tara male una sonda si recupera facilmente allo sbaglio, se si perde la regolazione di un diffusore anche, e così via… ma per il cavetto è assolutamente diverso. Per questo spesso l’acquariofilo frettoloso finisce per decidere di staccare la spina del cavetto e lasciarlo lì in attesa di essere rimosso al prossimo inevitabile riassetto. Non abbiate fretta e procedete con la dovuta precisione nel suo allestimento e vedrete che sarete ripagati per bene. Un’ultima problematica: tempi e consumi. Quanto all’ultimo ovviamente è legato al primo e possiamo concludere che saranno davvero bassi nel complesso, sia che si decida di averlo sempre acceso, sia che si decida di collegarlo ad un timer. Personalmente l’esperienza mi ha insegnato che non esistono controindicazioni nel lasciarlo sempre acceso e il risparmio è praticamente nullo (a meno che qualche centesimo non faccia davvero la differenza nella nostra economica domestica!): infatti viene smentita categoricamente la dubbiosa insinuazione che il calore del cavetto possa incidere sulla definizione e stabilità della temperatura della vasca regolata dal termoriscaldatore. Per cui non abbiate paura di questi assembramenti tecnici in vasca: ognuno espleterà la propria funzione senza danneggiare l’efficacia dell’altro. Se saprete utilizzarlo nel modo giusto da esso avrete solo vantaggi.

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