L’impianto ad osmosi inversa

L’impianto ad osmosi inversa è uno strumento fondamentale per ottenere acqua con concentrazione salina pari a 0. Tralasciando le spiegazioni sul fenomeno delle membrane ad osmosi, possiamo sinteticamente dire che l’acqua viene costretta a passare all’interno di una membrana che trattiene i sali presenti nell’acqua, ottenendo quindi uno scarto con una concentrazione salina elevata e una con kh pari a 0. Esistono due tipi di membrane, le membrane in CTA (acetato di cellulosa) più economiche ma di breve durata, perchè facilmente aggredibili dai batteri che si insediano nel caso di periodi di inattività, e le membrane in TFC-Thin Film Composity (Poliammide aromatica) un po’ più costose ma assolutamente più affidabili. In generale un normale impianto di acqua ad osmosi è costituito da due o più prefiltri che trattano l’acqua prima di farla arrivare nel vessel della membrana vera e propria. Il classico propone ad esempio un primo filtro sedimenti che trattiene le particelle di sporcizia più grossolane (grosso modo la funzione della lana di perlon nei filtri dei nostri acquari) ed un secondo filtro carbone che elimina i coloranti e le sostanze nocive presenti che rischierebbero non solo di mantenere l’acqua inquinata, ma anche di danneggiare la membrana stessa. Tali prefiltri possono essere o usa e getta, oppure ricaricabili. Attraverso dei tubi di collegamento molto facili da collegare questi tre elementi vengono messi in comunicazione facendo bene attenzione che il verso della corrente d’acqua sia il seguente: filtro sedimenti, filtro carbone, membrana. Come detto al termine del percorso otterremo un’acqua di scarto che fuoriesce di solito con maggiore consistenza, ed un acqua utile ai nostri scopi con kh 0 che sgorga goccia a goccia. Il sistema va collegato ad una qualsiasi rete idrica che rispetti le normali condizioni di pressione dell’acqua, che in genere deve andare da un minimo di 3 ad un massimo di 8 bar, (maggiore è la pressione maggiore sarà la quantità e migliore sarà la qualità dell’ acqua prodotta): ad esempio chi abita ai piani altri di condomini cittadini la pressione forse giunge affievolita ed allora è necessario utilizzare una pompa aggiuntiva. In effetti le prestazioni dell’impianto variano molto in base alla pressione della rete idrica utilizzata. In generale l’impianto viene applicato in prossimità della lavatrice domestica, in quanto l’attacco di entrata è lo stesso del rubinetto della lavatrice. Spesso si risolve il problema applicando un raccordo a t che si trova facilmente nei negozi di ferramenta e lasciando così spazio per due rubinetti, uno per l’elettrodomestico ed uno per l’impianto ad osmosi. Il buon teflon è sempre la soluzione migliore per evitare perdite in questi raccordi e attacchi. Una volta montato nel modo corretto è possibile utilizzarlo da subito facendo però attenzione alle gelate invernali che rischierebbero di danneggiare irrimediabilmente la membrana.

L’utilizzo di un impianto del genere in acquari di acqua dolce è definito soprattutto nel caso di acquari di fitta vegetazione dove è necessario avere valori di kh bassi per cercare il giusto equilibrio con ph e concentrazione di anidride carbonica. In effetti essendo questi valori correlati tra loro ed esercitando il kh un valore tampone sul ph, l’unica soluzione per abbassare il ph ed avere concentrazione di co2 ottimale è ridurre tale valore tampone e quindi avere kh bassi. Ecco quindi che miscelando la nostra acqua di rubinetto trattata con biocondizionatore appropriato con l’acqua osmosi in percentuali da noi scelte, otteniamo questo effetto. Ad esempio se avessi un kh di circa 8 miscelando per il 50% acqua osmosi otterrei un kh di circa 4. La percentuale di acqua osmotica agirà quindi percentualmente sull’abbassamento della durezza carbonatica. L’utilità è quindi rappresentata dalla possibilità di far variare il ph e la co2 in modo tale da avere un equilibrio di somministrazione alle piante ottimale e non nocivo sui pesci. In generale ottenere un kh basso in acquario ci consente una gestione migliore degli altri elementi per ottenere un acquario spettacolare con fitta vegetazione.


L’UTILIZZO

In genere nessuna casa produttrice di impianti ad osmosi consegna insieme al prodotto un libretto di montaggio ritenendo l’assemblaggio intuitivo e scontato. Nonostante questo vi riporto in che modo ho proceduto io per la messa in funzione dell’impianto. Premetto di aver acquistato un impianto dell’Aquili a tre stadi, quindi formazione classica con cartuccia sedimenti e carbone usa e getta, attacco per la rete idrica, tubicino per i collegamenti e la chiave per aprire e chiudere il vessel della membrana.

Per prima cosa ho collegato i tre elementi con i tubicini dati in dotazione in base allo schema anticipato: sedimenti, carbone, vessell membrana. Tuttavia, non ho inserito la membrana nel vessel subito ne l’ho rimossa dall’involucro per non danneggiarla visto che bisogna procedere prima con altre operazioni prima del suo utilizzo. Quindi una volta collegati i tre elementi, e creati i due tubicini di scarto, ho collegato l’impianto alla rete idrica. Prima di aprire il rubinetto, ho scollegato il vessel della membrana, lasciando l’impianto costituito da soli due elementi. Ho aperto il rubinetto e lasciato entrare l’acqua, la quale dopo aver passato il filtro sedimenti, sostava nel filtro carbone per poi fuoriuscire. Questa manovra si rende necessaria per lasciare che i residui del carbone fuoriescano senza entrare nel vessell della membrana, poiché rischierebbero di danneggiarla seriamente. Bisogna lasciare che la pulizia del carbone continui per circa 15/20 minuti. A questo punto possiamo chiudere l’impianto e ricollegare l’ultimo elemento, ovvero il vessell della membrana. Procediamo con l’inserire la membrana nel vessel e chiudere per bene con l’apposita chiave data in dotazione. Finalmente è possibile attivare l’impianto completo. L’unica accortezza che bisogna avere è quella di scartare i primi 60 litri di acqua ad osmosi ottenuta, in quanto anche la membrana possiede delle sostanza di conservazione nocive che potrebbero causare seri problemi alla salute dei pesci. Dopo i 60 litri è possibile iniziare ad accumulare l’acqua da utilizzare per l’acquario. È importante che la membrana sia sempre bagnata e che quindi l’impianto sia sempre pieno, anche durante il non utilizzo. A tal fine si devono porre entrambi i tubicini di scarto al di sopra dell’impianto ancora in funzione e chiudere il rubinetto di alimentazione. In questo modo siamo sicuri che l’impianto rimane pieno d’acqua. Poi si possono applicare dei tappetti di plastica per il giardinaggio sulle estremità dei tubicini per bloccare la fuoriuscita dell’acqua e posizionare i tubicini nella posizione preferita e non necessariamente al di sopra dell’impianto. Queste piccole accortezze ci consentiranno di far durare il nostro impianto a lungo e in maniera efficiente. In ogni caso in generale l’impianto ha bisogno di poca manutenzione. Premesso che sia consigliabile evitare prolungati periodi di non funzionamento, come limite massimo 15 giorni, se non si ha necessità di utilizzarlo tutti i giorni, è preferibile almeno farlo funzionare a giorni alterni per almeno 20 minuti.

La manutenzione da applicare è minima: ogni sei mesi circa è necessario cambiare la cartuccia sedimenti e quella carbone acquistandole nei negozi specializzati. In alternativa si può far riferimento alle indicazioni date con l’impianto: nel mio caso per esempio si parla di sostituzioni dopo circa 3000 galloni di acqua trattata. La membrana, invece viene sostituita dopo circa 5 anni di utilizzo o parimenti in base a tot litri. In ogni caso, se si verifica un periodo di lunga inattività dell’impianto, in commercio esistono soluzioni di conservazione ad hoc, che permettono di proteggere la membrana durante questo periodo.

Per verificare la qualità dell’acqua prodotta, e che quindi il nostro impianto funzioni bene, possiamo procedere con il test del kh per l’acqua ottenuta. Questa dovrà avere un kh pari a 0, ovvero senza concentrazione di Sali. Ciò significa che dovrà colorarsi di giallo alla somministrazione della prima goccia di reagente del test. In quel caso avremo la sicurezza di aver ottenuto acqua osmosi di buona qualità e che il nostro impianto sia efficiente.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *