Sistema di erogazione Co2

Ogni acquariofilo che sogna uno spettacolare acquario ricco di vegetazione sana e rigogliosa non può fare a meno di un efficiente sistema di erogazione di anidride carbonica. Tralasciando gli effetti benefici di una buona fertilizzazione tramite co2 in acquario, possiamo affermare che ormai il settore dell’acquariofilia propone una moltitudine di sistemi di erogazione, ognuno con dei pregi e dei difetti differenti. Personalmente ho testato come ottimo il sistema dell’Askoll, per cui mi dilungherò nella descrizione di questo tipo di impianto che comunque non differisce da quelli classici così definiti. Un sistema completo di erogazione della co2 è in definitiva costituito da:

  • Il riduttore di pressione che si avvita alla bombola: questo contiene una valvola a spillo che regola la fuoriuscita di co2, le entrate per i due eventuali manometri di bassa e alta pressione, il beccuccio per l’aggancio del tubicino in poliuretano che porta la co2 in vasca;

  • Una bombola non ricaricabile di 500gr usa e getta;

  • Il tubicino in poliuretano per effettuare il collegamento tra il riduttore di pressione e il diffusore in vasca della co2;

  • Il diffusore di co2, dotato di setto poroso capace di micronizzare le bolle di co2 e contabolle incorporato;

  • Eventuali manometri di bassa e alta pressione: il primo indica a che pressione si sta inserendo co2 in vasca, il secondo indica quanta co2 residua c’è nella bombola.

Il sistema va impostato in base a vari parametri e in base alle nostre esigenze di fertilizzazione. In linea generale innanzitutto si procede verificando che la valvola a spillo del riduttore di pressione sia ben chiusa (ma senza forzare troppo altrimenti si rischia una rottura della valvola stessa).  Successivamente si può rimuovere il cappuccio protettivo posto sull’estremità superiore della bombola. A questo punto si può avvitare il riduttore di pressione alla bombola stessa facendo bene attenzione che la filettatura degli elementi venga a coincidere perfettamente e ci sia un aggancio verticale puro. Si procede inserendo la prima estremità del tubicino in poliuretano nel beccuccio del riduttore di pressione: di solito si può tagliare il tubicino in base alle nostre necessità e alla distanza della vasca. In effetti spesso l’impiantino viene posizionato all’interno del mobile di supporto dell’acquario, quindi in basso. Verificare che la lunghezza del tubicino sia sufficiente per coprire la distanza rispetto alla vasca e al posizionamento che faremo del diffusore. In riferimento a quest’ultimo, l’ulteriore passo che andremo ad effettuare riguarda il riempimento della sua base con dell’acqua dell’acquario: per farlo basta utilizzare una comunissima siringa, aspirare dell’acqua dalla vasca e inserendo l’ago nel buchino inferiore del diffusore, trasferirla semplicemente. Fate attenzione a riempire solo metà dello spazio presente e non tutto. Infatti il riempimento dell’acqua servirà solo ed esclusivamente per contare quante bolle al minuto andremo a somministrare. Una volta effettuato questo passaggio possiamo collegare l’altra estremità del tubicino proprio al diffusore. Non resta che posizionare il diffusore nella posizione corretta e aprire la valvola a spillo: la posizione migliore sarà verticale proprio al di sotto del tubo di mandata del filtro. Infatti in questo modo le bollicine verranno letteralmente sparate nella vasca e quindi a maggior contatto con l’acqua si scioglieranno con più efficienza determinando un minor spreco di gas.  Una volta aperta la valvola con l’apposita chiave data in dotazione, molto lentamente, riusciremo a trovare il giusto equilibrio di erogazione: nel mio caso volendo ottenere una buona concentrazione di co2 con un kh pari a 4 e un ph costante a 6.8, ho iniziato con 20 bolle al minuto per poi arrivare ad una somministrazione ottimale di circa 40/45 bolle. Non esiste una regola di quante bolle vadano impostate, nel senso che dipende dalle esigenze che ognuno ha nella propria vasca e dagli strumenti di controllo di cui uno si dota. Nel mio caso avendo un ph metro con elettrovalvola la situazione è stata questa. In ogni caso è necessario tenere sotto controllo i valori di ph e kh per sapere quanta co2 state sciogliendo in acqua e quindi regolare l’afflusso di bolle al minuto. Come al solito per avere delle direttive in tal senso è necessario consultare la tabella che mette in relazione questi tre valori legati dalla formula matematica di riferimento: co2ppm=3*kh*10^(7-ph). Nella tabella risulta perfettamente, attraverso la relazione dei tre elementi con tutte le combinazioni possibili di valori di ph e kh, delle zone celesti, dove la co2 risulta insufficiente alla crescita sana delle piante, delle zone verdi con la somministrazione ottimale, e infine delle zone bianco avorio dove la somministrazione è in eccesso. Il tutto tenendo conto che i valori tollerati dai pesci prima di raggiugere conseguenze dannose a causa di intossicazione sono tra i 15 e i 40 ppm (parti per milioni) di co2, mentre in generale i valori ottimali saranno sempre compresi tra i 20 e i 35 ppm.

L’importante è imparare a dosare bene l’apertura della valvola, altrimenti si rischia di sprecare molta co2 senza ottenere risultati: imparerete che piccoli incrementi di apertura della valvola aggiungono molte bolle al minuto. Inoltre date tempo alla co2 di uscire, nel senso che l’effetto di incremento non è immediato, quindi non vi aspettate subito molte bolle che escono dopo un vostro giro di chiave, e soprattutto non avendo questo effetto non continuate a girare: quello che otterrete sarà una successiva sparata di bolle con spreco notevole. Abbiate pazienza e aspettate che il tutto si stabilizzi.

Il sistema non ha bisogno di grandi manutenzioni, se non riguardo la sostituzione della bombola (in questo caso ricordatevi di chiudere sempre la valvola a spillo prima di svitare la bombola dal riduttore di pressione) e la pulizia del setto poroso del diffusore. Quest’ultima operazione va effettuata a distanza di un mese, un mese e mezzo o comunque ogni volta che se ne ravveda la necessità: piccole alghe ed escrementi possono ridurre di molto l’efficienza dello strumentino. Utilizzando uno spazzolino con setole di media durezza, si ottiene una buona pulizia senza danneggiarlo. Inoltre se notate un consumo eccessivo di co2, con inspiegabili bombole svuotate in breve tempo, verificare che non abbiate perdite nei collegamenti dell’impiantino o nel tubicino: utilizzare dell’acqua insaponata per vedere se si formano delle bollicine e in caso positivo sarà quello il nostro punto di perdita.

Vero è che il passaggio ad una bombola ricaricabile è consigliatissimo, per il semplice fatto che abbiamo un notevole risparmio economico. Calcolate che una bombola usa e getta da 500 gr costa sia in rete che nei negozi circa 20/22 euro. Una bombola ricaricabile da 2 kg (quindi di circa 4 volte superiore) si può acquistare nei centri antincendi della propria città a circa 40/50 euro, ma con una spesa successiva delle ricariche di soli 5 euro!!!! In effetti questa differenza non deve stupire, poiché ciò che costa davvero nelle usa e getta è il ferro, non certo la co2 che ha un costo bassissimo, e la tassa di smaltimento che il negoziante deve includere. Per trasformare l’impianto in ricaricabile, oltre la bombola basta un’ulteriore spesa di circa 11 euro per acquistare un adattatore universale del riduttore di pressione alla bombola stessa: la scelta di questo passaggio vi assicuro che vi alleggerirà di molto dalle spese per assicurare la co2 alle vostre piantine. Ma capite da soli dati alla mano (verificate pure in rete o di persona) che conviene a occhi chiusi.

Le bombole ricaricabili sono disponibili in varie forme e dimensioni e soprattutto varie capienze: facilmente in commercio sono reperibili formati da 1 kg, 2 kg o 4 kg a seconda delle esigenze dell’acquariofilo. In generale comunque, tutte sono dotate di manopolina di apertura della co2 (provocando in caso positivo lo stesso effetto della valvolina a pressione della usa e getta) e attacco per i vari riduttori di pressione. In questo caso quindi sarà prima necessario aprire tale manopolina e poi successivamente agire sulla valvola a spillo del riduttore di pressione per tarare le bolle al minuto. Tenete conto che se anche la vostra scelta ricada su un impianto Askoll (garantisco ottimo prodotto), il vostro riduttore di pressione è già tarato a 2 bar, quindi davvero non dovete far nulla di diverso da quello che vi ho scritto.

In conclusione, un sistema di fertilizzazione di co2 risulta facile da assemblare e da utilizzare, ma soprattutto indispensabile per chi voglia davvero fare la differenza per avere belle piante e rigogliose in acquario. L’ottimo tecnologico si raggiunge con l’aggiunta di un ph metro con elettrovalvola.

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