Phmetro con elettrovalvola

Spesso si ascoltano pareri contrastanti sull’utilizzo della tecnica in acquario, ma personalmente posso affermare che la tecnologia se utilizzata nel modo giusto e con saggezza può rappresentare un ottimo strumento di risoluzione di problemi vari che altrimenti costringerebbero l’acquariofilo ad adottare delle condotte troppo apprensive sulla vasca tanto da generare sconforto e alla fine disinteresse per questo bellissimo passatempo. Chiarito il mio punto di vista in materia di tecnologia applicata all’acquariofilia non può certo mancare un elogio incondizionato allo strumento chiamato phmetro. In realtà con questo termine di solito si indica uno strumento a forma di pennetta capace di rilevare il grado di acidità dell’acqua, ovvero il famoso ph. In un contesto più ampio, come quello che sto per illustrare e per uno scopo sicuramente più professionale, per phmetro intendiamo un complesso di strumenti capaci di svolgere una funzione importantissima per evitare delle oscillazioni di ph nocive per i pesci e per le piante. Vedremo come base per l’utilizzo di un complesso di strumenti del genere sia il possesso e l’installazione di un sistema di erogazione di co2, in simbiosi con il quale il nostro phmetro ci darà ampie soddisfazioni. Prima però di addentrarci nell’utilizzo e nell’utilità di questi strumenti, cerchiamo di mettere a fuoco di cosa andremo a parlare e quindi elenchiamo i componenti veri e proprio di un sistema del genere. Il nostro impianto, a prescindere dalla marca del produttore, in generale sarà costituito da:

  • La centralina di impostazione e rilevazione dei valori: di solito questa scatolina in plastica contiene un display in cui viene evidenziato il valore di ph misurato, una spia di segnalazione, una manopolina per impostare il ph desiderato, una leva di calibrazione della sonda per valori ph 7.0, nel retro una leva di calibrazione della sonda per valori ph 4.0, il pulsante di accensione, e infine nella parte inferiore le entrate per collegare l’alimentatore della corrente, la sonda per le rilevazioni in acqua e il collegamento all’elettrovalvola;

  • L’alimentatore per la centralina che deve essere collegato alla corrente per utilizzare l’apparecchio;

  • La sonda che una volta immersa nella vasca rileverà i valori di ph rendendoli disponibili sul display della centralina e determinando di fatto il suo “comportamento”;

  • La presa di collegamento all’elettrovalvola che deve essere attaccata alla corrente e che riceve l’ordine di farla passare o no a seconda dei valori rilevati dalla sonda e comunicati dalla centralina;

  • L’elettrovalvola, che una volta collegata alla presa di cui sopra si aprirà o rimarrà chiusa a seconda che la centralina abbia stabilito o no il passaggio di corrente. Tale elettrovalvola andrà collegata al tubicino dell’impianto di somministrazione di co2, in modo tale che la sua funzione sarà quella di permettere o no il passaggio di co2.

Questi sono tutti gli strumenti che costitutiscono un buon sistema di phmetro con elettrovalvola che può davvero far fare il salto di qualità ad un acquariofilo appassionato e determinato ad ottenere dei bellissimi acquari di piante.

In effetti dopo aver analizzato i componenti dell’impianto in oggetto, la domanda successiva ricade sull’utilità tanto declamata dal sottoscritto di questi strumenti. Per capire l’utilità del phmetro è necessario avere dei riferimenti di conoscenza per quanto riguarda la co2, il ph e un altro valore fondamentale, ovvero il kh la durezza carbonatica. Premesso che trovate nelle apposite sezioni del sito esaustive spiegazioni di questi argomenti, qui mi soffermerò solamente a delle considerazioni sintetiche finalizzate all’obiettivo prefissato di far capire a cosa serve il phmetro. I tre valori sono correlati attraverso una relazione matematica. Questo ci consente di poterli misurare e modificare agendo esclusivamente su di uno solo. Nel nostro caso il ph. Misurando quindi il kh della mia acqua, seguendo la consultazione della tabella e delle nozioni date dalla dottrina, so già a che livello di ph devo tendere per avere una concentrazione di co2 che non sia nociva per i pesci ma nemmeno deficitaria per le piante. Insomma pormi nella fascia di ottimo che assicura una rigogliosa crescita delle piante.

Il phmetro quindi mi consente di mantenere costante il valore del ph, o più correttamente non far verificare enormi oscillazioni nocive, dosando un flusso della co2 sempre ottimale e mai oltre i valori massimi o minimi. In effetti l’elemento attraverso cui si agisce sull’abbassamento del ph e quindi sull’acidificazione dell’acqua è proprio l’anidride carbonica, ed è per questo che tali strumenti senza un impianto di erogazione della stessa non hanno alcuna utilità se non quella di conoscere il valore di ph.

COME FUNZIONA

Probabilmente non esiste un metodo migliore di spiegare l’utilità e il funzionamento di un sistema di questo tipo, se non con un esempio pratico che poi testimonia la mia esperienza diretta di installazione e di utilizzo. Innanzitutto comunico che la mia scelta è ricaduta su un phmetro Milwaukee sms 122 con sonda ma955 ed elettrovalvola adatta e quindi potete far riferimento a questo modello per seguire le mie istruzioni. In definitiva è un buon prodotto dotato sia di una sonda efficiente, sia di una precisione di +-0.2 ph.

Innanzitutto ho proceduto nel montaggio e nei collegamenti. Per prima cosa ho collegato l’alimentatore alla centralina, successivamente la sonda senza però togliere il cappuccio protettivo (la sonda deve essere sempre bagnata da una soluzione di conservazione quando non viene utilizzata per le rilevazioni). Poi ho collegato alla corrente anche la presa di comunicazione con l’elettrovalvola: quest’ultima non ho dovuto collegarla con lo spinotto alla centralina, ma era praticamente già collegata senza possibilità di rimozione. Ho pensato bene di chiudere il mio impianto di erogazione di co2 (Askoll gold system) e tagliare il tubicino di erogazione per collegare le due estremità recise alle apposite sezioni dell’elettrovalvola. In questo modo per arrivare nella vasca la co2 doveva per forza  transitare per l’elettrovalvola ed infatti riaperto il sistema di erogazione ho notato che non arrivava nulla in vasca, poiché l’elettrovalvola era chiusa.

A questo punto ho proceduto con la taratura della sonda nel modo seguente: ho rimosso il cappuccio protettivo e l’ho sciacquata per diversi minuti in un bicchiere di acqua di osmosi. Successivamente ho aperto una bustina di soluzione ph 7.0, acquistabile in qualsiasi negozio di acquariofilia, ed ho immerso la sonda per circa 4 cm.

Ho acceso il phmetro ed ho atteso sul display che si visualizzasse un valore. Quando il valore si era stabilizzato su un parametro (nel mio caso era 7.2) ho agito con un piccolo cacciavite dato in dotazione sulla manopola frontale di regolazione fino a quando sul display non venisse visualizzato il valore corretto, ovvero ph 7.0. Per completare la taratura è però necessaria una seconda soluzione quella a ph 4.0. Dopo aver risciacquato per bene la sonda in acqua osmotica per eliminare le contaminazioni della soluzione precedente, ho ripetuto lo stesso procedimento senza però spegnere la centralina. Questa volta però ho utilizzato la manopola di regolazione presente nella parte di dietro della centralina fino a quando sul display non si visualizzasse il valore ph 4.0. Ora il mio phmetro era pronto a rilevare il ph di continuo.

Quindi, dopo aver ripulito la sonda con acqua osmotica, l’ho collocata all’interno della vasca immergendo l’elettrodo per circa 4/5 cm. Il valore di ph della mia vasca era di circa 7.5, un acqua decisamente dura. Misurando il mio valore di kh era di 8. Confrontando i dati nella tabella era evidente che non esistevano le condizioni adatte per la concentrazione della co2. Era necessario abbassare il kh. Effettuando il cambio del 50% di acqua osmotica ho ottenuto un kh pari a 4 e conseguentemente un abbassamento di ph essendo divenuta l’acqua più acida. Ho deciso di ottenere un ph pari a 6.8 in modo da avere una concentrazione di co2 di circa 20. Quindi agendo sulla manopolina di regolazione del valore prescelto, ho impostato 6.8. Il display misurava 7.2 e la spia lampeggiava avvisandomi che il valore era superiore a quello impostato. In breve tempo udii il tac dell’elettrovalvola che si apriva e vidi poco dopo che la co2 entrava in vasca. Man mano che la somministrazione aumentava (in termini di tempo in quanto il sistema era tarato a circa 40/50 bolle al minuto costanti) il display evidenziava una diminuzione del ph.

Dopo qualche ora il valore del phmetro era di 6.7 e la spia rossa smise di lampeggiare e l’elettrovalvola si chiuse. Rimase chiusa anche quando il valore successivamente nelle ore raggiunse 6.8 e solo quando la sonda rilevò 6.9 la spia si riaccese e la centralina dando corrente riaprì l’elettrovalvola permettendo alla co2 di rientrare in vasca e riportare il valore a 6.8 e dopo a 6.7. Tutto questo accadeva poiché la sonda rilevava con precisone di +-0.2 ph nel senso che i valori di intervento come risulta bene dall’esempio variavano in quel modo rispetto a quello da me prescelto.

Come risulta evidente dall’esperienza diretta l’utilità dello strumento è lampante. Permette di avere un ph abbastanza costante, in quanto le oscillazioni di 0.2 sono ininfluenti per pesci e piante, consente di avere concentrazioni di co2 ottimali per le piante ma non nocive per i pesci. L’impianto può funzionare 24 h su 24 in quanto è evidente che si autoregoli: non esiste il problema di spegnerlo durante la notte per evitare di somministrare co2 quando le piante non la consumano più, anzi la producono, in quanto il valore sarà concentrato in modo da rilevare un ph basso che quindi non azionerà l’elettrovalvola per somministrare co2 aggiuntiva (al contrario abbiamo la certezza che la somministrazione inizierà alle prime luci dell’alba quando le piante iniziano a riattivare la fotosintesi). L’unica accortezza consiste nel tarare almeno ogni tre mesi la sonda con lo stesso procedimento descritto prima per evitare che perdi efficienza nelle misurazioni. Per il resto gli altri componenti sono legati alla normale usura del tempo e dell’utilizzo che cmq se corretto è davvero minimo. La spesa iniziale forse appare eccessiva, ma nel tempo gli effetti di tale strumentazione in acquario sono notevoli ed evidenti e soprattutto gestisce parametri talmente fondamentali in un acquario in maniera automatica da lasciare spensierato l’appassionato ed avere un acquario di piante spettacolare, ovviamente in aggiunta a tutti gli altri elementi necessari (fondo fertilizzante, riscaldamento del fondo, fertilizzazione liquida etc.). Inoltre, il risparmio di co2 (che viene somministrata solo quando è necessaria)  è testato. Ora le mie ricariche su una bombola di circa 2 kg durano circa un anno!!!Provare per credere.

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