Inquinamento chimico e pesci maschi che depongono

In Inghilterra, in particolare nell’Università di Exeter, è stato condotto uno studio molto interessante sull’impatto delle sostanze chimiche, provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue domestiche, sugli ambienti fluviali locali.

A capo del team di studiosi, il prof. Charles Tyler, ha spiegato come il risultato delle rilevazioni effettuate è sorprendente e nello stesso tempo purtroppo preoccupante, rivelando che gli effetti che hanno l’immissione di determinate sostanze chimiche nelle acque, pregiudica in maniera netta determinate caratteristiche delle specie acquatiche locali, nonché la loro medesima esistenza. In particolare, si è potuto osservare come i pesci di sesso maschile esposti a sostanze chimiche provenienti dalle acque reflue, mostrino sempre di più atteggiamenti e caratteristiche prettamente femminili, arrivando in alcuni casi addirittura alla deposizione di uova. Ma questo è solo uno degli aspetti dell’analisi condotta, anche se sicuramente quello più interessante.

A generare tutte queste problematiche sono le sostanze chimiche di rifiuto che provengono dai flussi d’acqua degli scarichi domestici, che sebbene trattati prima dell’immissione in fiumi e laghi, tuttavia conservano ugualmente sostanze chimiche di fatto rilevanti. Molte provengono dalle urine umane ed hanno un impatto notevole sui sistemi idrici e la vita che ospitano: ad esempio, la presenza di sostanze antidepressive è risultata essere uno degli elementi più critici sull’impatto ambientale, considerando il fatto che tali sostanze sono sempre più utilizzate nella vita moderna. Proprio queste sostanze, come di fatto avviene nella natura umana, possono determinare cambiamenti notevoli negli atteggiamenti e nelle consuetudini dei pesci che si trovano loro malgrado ad assorbire componenti chimici a loro sconosciuti. Per non parlare dell’impatto altamente tossico delle sostanze cosmetiche e plastiche che ormai da anni imperversa sulla fauna acquatica di quasi ogni paese.

Il team di esperti ha catturato diverse specie di pesci colpiti dall’inquinamento chimico menzionato, e una volta portati in vasche di allevamento nel laboratorio universitario hanno potuto osservare gli effetti a tale esposizione chimica: pesci maschi hanno presentato in molti casi la presenza di organi sessuali femminili, produzione di sperma ridottissima, comportamenti di accoppiamento completamente al di fuori della norma, ed alcuni hanno addirittura dato vita alla produzione di uova. Gli estrogeni presenti nelle sostanze plastiche non solo hanno determinato questo percorso verso caratteristiche femminili, ma hanno condotto anche molti difetti fisici, in particolare nell’apparato cardiaco del pesce, compromettendone nella maggior parte dei casi la funzionalità delle valvole cardiache.

La rilevazione del grado di tossicità della acque ha dimostrato che oltre il 20% dei cinquanta siti analizzati in tutta la Gran Bretagna sono risultati positivi, con la presenza di tutte quelle sostanze ritenute dannose per i pesci e numerosi altri esseri acquatici. Sono state rilevate ben 200 sostanze identificate come pericolose e nocive per la vita acquatica e questo dato rende bene l’idea della portata della problematica esposta.

FONTE IMMAGINE: bdsitalia.org
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