Gambusia Holbrooki e la scelta dei maschi meno focosi

Spesso nel gioco infinito dell’evoluzione, siamo portati a pensare che nella magia della riproduzione dei nostri pesciolini, il soggetto che dimostri maggiore fervore in tal senso sia avvantaggiato rispetto ad altri elementi meno focosi. Tutto questo per la famosa teoria egoistica del gene, ovvero l’irrefrenabile esigenza che i maschi avvertono una volta raggiunta la maturità sessuale, di spargere i propri geni in maniera più massiccia possibile, il che tradotto in linguaggio amoroso, significa avere più accoppiamenti possibili.

Per tutte queste considerazioni, gli stessi biologi hanno sempre ritenuto che i maschi più focosi avessero una sorta di vantaggio evolutivo: queste convinzioni sono però state messe in discussione da una recente analisi condotta dai ricercatori dell’università Goethe di Francoforte.

Il punto di partenza dello studio effettuato, è stato rappresentato dall’individuazione, in alcune specie di animali, di soggetti che a parità di condizioni ambientali e di salute, differiscono molto nei livelli di attività sessuale.

Tra le varie tipologie di animali, particolare interesse ha suscitato il caso della Gambusia Holbrooki, simpatico pesciolino d’acqua dolce, conosciuto soprattutto per la sua utilità nel contenere la popolazione delle zanzare cibandosi volentieri delle larve nate in acqua. Per quanto riguarda l’accoppiamento di questi pesciolini, ricordiamo che ci troviamo difronte a quello che accade per i più conosciuti Poecilia Reticulata, meglio conosciuti come Guppy, ovvero il maschio ha un organo sessuale detto gonopodio e di fatto penetra la femmina per la fecondazione delle uova. Quindi non avviene deposizione, ma un atto amatorio vero e proprio che poi genererà pesciolini già formati.

L’individuazione dei maschi che avessero diverse attitudini sessuali non è stata per nulla semplice, dovendo escludere altri fattori di scelta da parte delle femmine, come ad esempio la loro apparenza, la morfologia o altre caratteristiche comportamentali. A tale scopo il team di ricerca ha di fatto presentato a gruppi di elementi femminili, tramite dei monitor, diversi soggetti maschili con atteggiamenti sessuali più o meno pronunciati.

Il risultato sorprendente è che le femmine hanno preferito dei maschi che mostravano un livello moderato di attività sessuale, evitando chiaramente i maschi più focosi. Nel contesto della specie specifica analizzata, il tutto risulta spiegabile in termini di costo-beneficio che l’attività sessuale apporta: le femmine soggette alla presenza di maschi molto attivi, spesso soffrono di traumi genitali e in alcuni casi addirittura di malnutrizione non riuscendo a liberarsi dalle attenzioni amorose del maschio neppure per alimentarsi correttamente.

Spesso l’analisi ha evidenziato come addirittura in presenza di un maschio particolarmente focoso, le femmine tendono a mostrare degli atteggiamenti protettivi, come se si trovassero difronte ad un predatore. Formano quindi un piccolo gruppo capace di creare una sorta di harem, in modo da dividere le attenzioni del maschio e renderle sopportabili per tutte. In queste occasioni, ovvero con assembramenti di femmine, la scelta del maschio più attivo può essere tollerata e appare più funzionale al beneficio dell’accoppiamento, che suddiviso in più soggetti, non genererà le problematiche fisiche e di stress che si presentano sui singoli soggetti.

Tutto ciò dimostra ulteriormente come nel contesto sociale di questo pesciolino, l’attività sessuale del maschio sia un grande criterio nella scelta del partner, più della morfologia o altri aspetti comportamentali. Inoltre, l’applicazione di questo criterio sembra essere dettato dall’esperienza e non applicato su base istintiva: infatti, le giovani femmine vergini, che non hanno ancora alcuna memoria amorosa, si sono dimostrate aperte a qualsiasi tipo di maschio.

FONTE IMMAGINI: fishesofaustralia.net.au
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