Lotta per la salvaguardia della Trota Arcobaleno in Svizzera

In Svizzera viene portato avanti un importante programma di ricerca scientifica che potrà essere utile a molti altri paesi Europei. Questo programma tende a sviluppare un modello matematico per anticipare e limitare le conseguenze di epidemie mortali per le specie di acqua dolce locali. Nello specifico nelle acque Svizzere i ricercatori hanno notato notevoli morie di pesci soprattutto nel periodo primaverile-estivo. Tali morie sembrerebbero essere causate da un parassita che colpisce soprattutto i salmonidi.

Il suo nome è Tetracapsuloides Bryosalmonae e si attiva soprattutto in estate, grazie alle alte temperature, e rimane dormiente durante l’inverno. Questo parassita, innocuo per l’uomo, risulta però mortale per  i pesci, generando una malattia degenerativa a livello renale che non lascia scampo; è inoltre una patologia molto contagiosa. La maggior parte della popolazione delle trote arcobaleno ne risulta colpita: la sua proliferazione è stata addirittura la causa dell’estinzione di altre specie endemiche locali.

Pertanto i ricercatori dell’Istituto Federale della scienza e della tecnologia acquatica dell’Università di Berna, hanno dedicato ben tre anni all’osservazione dei fenomeni del fiume Wigger, lungo ben 50 chilometri che si estende tra i cantoni di Aargau e Lucerna. Alla base della ricerca vi è la convinzione che solo attraverso la piena comprensione delle caratteristiche spaziali e ambientali dei sistemi fluviali è possibile comprendere meglio le dinamiche di tale epidemiologia e la proliferazione di queste mortali malattie. Sulla base delle loro osservazioni sono riusciti a formulare un modello matematico che prevede dove e in che tempistiche il famoso parassita riuscirà a contaminare l’ambiente circostante. Nella creazione di tale modello, gli scienziati hanno tenuto conto del complesso ciclo di vita del parassita.

T. Bryosalmonae risulta essere presente dapprima in piccoli Bryozonas, ovvero piccoli crostacei che vivono nei fondali dei fiumi, ancorati ai ciottoli, che formano piccole colonie. Successivamente il parassita viene espulso sotto forma di spore nell’acqua fluviale ed è in questo momento che le spore entrano nell’organismo del pesce attraverso le sue mucose. Qui le spore danno vita al parassita vero e proprio che inizia a moltiplicarsi e a diffondersi fino a raggiungere i reni dell’animale. Ma non finisce qui. Infatti, attraverso il rilascio delle urine, il pesce malato rilascerà numerose spore nell’acqua che saranno il veicolo di ulteriori infezioni per altri esemplari o nuovamente per altri numerosi Bryozonas. Il parassita ha quindi bisogno di entrambi per proliferare e moltiplicarsi, nonché mutare la propria natura.

Tuttavia, con l’avvento dell’inverno, e quindi dell’abbassamento delle temperature, alcuni pesci  possono sopravvivere alla malattia, poiché la proliferazione del parassita è molto più lenta. E questo, anche se in apparenza sembra essere una buona notizia, in realtà non lo è affatto, visto che i soggetti comunque contagiati possono continuare ad espellere spore per diverse stagioni e in ogni caso andranno incontro ad una morte precoce rispetto alla loro aspettativa di vita.

Si intuisce bene quindi come la formulazione di un modello capace di prevedere e combattere delle epidemie simili sia di fondamentale importanza: a tale scopo sono state effettuate diverse rilevazioni lungo il fiume Wigger al fine di acquisire campioni di pesci e misurazioni sulla concentrazione del DNA sia dei Bryozonas che del parassita, collegando a tutti questi dati le variabili idrogeologiche e geomorfologiche. Lo stesso modello potrà essere utile a molti altri paesi Europei per studiare epidemie mortali che sempre più spesso ormai colpiscono le specie d’acqua dolce presenti nei nostri fiumi e nei nostri laghi.

FONTE IMMAGINE: www.valchiusella.org
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *