Schiudere le cisti di artemia salina

Molti di voi avranno già sentito parlare dell’artemia salina, e per questo motivo ho deciso di descrivere le modalità con le quali solitamente schiudo le uova di questo utilissimo crostaceo. Il suo utilizzo principale è senza dubbio quello di fornire cibo vivo agli avannotti nei primi mesi di vita, ovviamente nel caso di riproduzione della specie che ospitiamo in vasca. Molti altri invece la utilizzano come cibo vivo anche per i pesci adulti, allestendo una sorta di allevamento parallelo di artemia e somministrando quindi non i naupli, ma i soggetti adulti, che sebbene avranno meno potere nutritivo, spesso vengono arricchiti grazie all’utilizzo delle vitamine liquide.

Nel mio caso, la schiusa delle cisti di artemia viene applicata esclusivamente con l’obiettivo di assicurare nutrimento agli avannotti nelle prime settimane di vita. Anche per quanto riguarda le modalità di schiusa, le teorie e i filoni sono vari e numerosi: c’è chi le schiude nelle classiche bottiglie di plastica, chi utilizza delle custodie per cd, altri ancora utilizzano altri recipienti. Quasi tutti utilizzano un areatore.

Io invece ho scelto di utilizzare il classico disco venduto dalla Hobby e devo dire che mi sono trovato benissimo. Per tutta una serie di ragioni. Innanzitutto, visto il costo, calcolando che dovendomi attrezzare con bottiglie di plastica avrei dovuto acquistare anche valvole, areatore, tubicini e rubinetti vari, alla fine come spesa totale siamo lì. Inoltre, dovendo ottenere la schiusa in casa, un areatore avrebbe aggiunto un rumore non facilmente tollerabile da tutta la famiglia.

Il disco in questione invece non ha bisogno di alcun areatore e vi confesso che all’inizio ero molto dubbioso sulla questione visto che tutti gli altri metodi lo utilizzano in maniera decisiva. Ed invece è andato davvero tutto bene.

Innanzitutto il disco viene venduto in una confezione che comprende oltre l’oggetto in plastica, anche un separatoio bianco interno, un dosatore di cisti di artemia, un piccolo setaccino che servirà alla raccolta dei naupli una volta schiusi.

Prima di procedere alla prima preparazione per ottenere naupli di artemia, dobbiamo ovviamente procurarci l’occorrente perché ciò accada. Innanzitutto l’acqua. Io ho utilizzato acqua di osmosi, quindi priva di inquinanti, che ho arricchito successivamente con del sale marino non iodato acquistato tranquillamente al supermercato. Il dosaggio del sale marino consigliato è di circa 35/36 gr al litro, da far sciogliere per bene in acqua. Anche in questo caso in rete troverete indicazioni altalenanti: chi usa acqua di rubinetto, chi invece sale normale, chi con una concentrazione diversa dalla mia, chi uguale.

Io credo che l’utilizzo dell’acqua osmosi sia sicuramente più appropriata come soluzione perché esclude il cloro e tutta una serie di altri inquinanti che potrebbero ridurre la schiusa delle cisti. Ho optato quindi per questa soluzione. Anche la concentrazione del sale è sembrata ottimale viste le copiose schiuse a cui ho assistito.

Ma ovviamente, sale ed acqua non bastano. Arriviamo quindi all’ingrediente fondamentale, ovvero le cisti di artemia. E qui il discorso si complica un pochino, per il semplice fatto che spesso si da la colpa a tutta una serie di fattori se le uova non schiudono, ma la maggior parte delle volte il problema è proprio la qualità delle cisti! Il consiglio quindi è quello di spendere qualche soldino in più, visto che parliamo poi di cifre non esagerate, ed acquistare cisti di qualità, magari prodotte da marche di mangimi conosciute e testate dalla maggior parte di noi acquariofili. Io per esempio, utilizzando tutta la linea di mangimi della Blu Line, con la quale mi trovo benissimo, ho testate le loro cisti con grande soddisfazione. La schiusa viene garantita al 98% e onestamente pur non potendo verificare la fondatezza della cosa, devo dire che la produzione è stata molto soddisfacente.

Quindi ricapitolando, schiuditoio, acqua osmosi, sale marino non iodato (35gr al litro), cisti di artemia di ottima qualità. Siamo pronti quindi ad utilizzare per la prima volta il nostro schiuditoio.

Per prima cosa dobbiamo aprire il coperchio del disco e rimuovere sia il separatore circolare che il setaccino.

Noterete che all’interno il disco presenta una linea di demarcazione che indica il livello di acqua che dobbiamo raggiungere nella preparazione. Con molta calma possiamo quindi versare la nostra acqua osmosi salata fino al bordo di quell’indicatore.

Il passo successivo è quello di inserire il separatore circolare: la sua funzione sarà fondamentale perché permetterà ai naupli di passare nei livelli successi del disco, senza lasciare che ciò accada per le uova, sia esse vuote che non schiuse. Ciò è fondamentale per evitare di utilizzare successivamente il setaccino per raccogliere oltre che naupli anche uova: la loro somministrazione ai piccoli avannotti potrebbe generare blocchi intestinali e conseguenti perdite, anche copiose.

A questo punto, utilizzando il piccolo dosatore incluso nella confezione possiamo prelevare le cisti di artemia: gradualmente andranno inserite nella sezione più esterna del disco (quella evidenziata da un cerchio rosso). Io riempio grosso modo questa sezione utilizzando tre dosatori pieni di cisti.

Ora che tutto è pronto non dobbiamo far altro che chiudere il coperchio del disco e fare attenzione che la freccia che indica il lato chiuso sul coperchio sia all’altezza del beccuccio di scolo del disco. Perché? Prima di tutto perché evita scoli indesiderati in caso di urto accidentale del disco, ma soprattutto perché sigilla dalla luce la sezione esterna dove abbiamo inserito le cisti. Infatti è bene che l’unica fonte di luce del disco sia il suo centro.

Proprio al centro completiamo la nostra ultima operazione di preparazione inserendo il setaccino. Ora non dobbiamo far altro che lasciare il disco in una posizione da noi scelta e aspettare che le cisti schiudano.

Nella mia casa, in inverno, con una temperatura interna tra i 20 e i 22 gradi, ho assistito alle prime schiuse dopo circa 18 ore. Ripeto, senza alcun utilizzo di areatore o termoriscaldatore.

Dopo questo intervallo di tempo potevo notare i primi naupli che nuotavano al centro del disco, proprio sopra il setaccino. Infatti, i naupli di artemia sono fotosensibili, ed essendo l’unica fonte di luce del disco il suo centro, praticamente una volta schiusi si addensano tutti lì, pronti per essere raccolti alzando via semplicemente il setaccino. Come anticipato la conformazione del disco, con il suo separatore interno, fa si che solo i naupli schiusi vengano pescati per la somministrazione, con buona pace e tranquillità dell’acquariofilo che è consapevole di non rischiare nulla nell’alimentare i propri avannotti.

Successivamente, prima di darli agli avannotti, immergo il setaccino all’interno di un bicchiere di plastica contenente acqua ad osmosi: lascio che i naupli nuotino alcuni secondi in quell’acqua per poi risollevare il setaccino, farli scolare e a quel punto eliminati i residui di sale sono pronti per la somministrazione in acqua dolce.

Come dire…semplice, funzionale e senza utilizzo di chissà quale attrezzatura tecnica! Io come sistema l’ho trovato perfetto. Solitamente considerando una somministrazione di 4/5 pasti al giorno, con le dosi di cisti che vi ho indicato, ho dovuto ricaricare il disco dopo circa tre giorni.

In quelle occasioni, bisogna spostare la freccia Open difronte al beccuccio di scolo e lasciare che tutta l’acqua defluisca: poi con pazienza si sciacqua tutto sotto il rubinetto, si asciuga per bene e il disco è pronto per un nuovo utilizzo!

Onestamente mi sono trovato benissimo con questo sistema per tutta una serie di motivi: silenzioso, poco pretenzioso, economico, senza dover spendere altri soldi per termoriscaldatori e areatori rubinetti, tubini e quant’altro!

L’ultimo consiglio che posso darvi è quello di acquistarne più di uno. Infatti, considerando che dopo l’ultima somministrazione avrete un certo periodo di “buco” dovuto alla nuova schiusa che varia come abbiamo detto anche in base alla temperatura che avete in casa, è bene organizzarsi almeno con un altro disco che potrete settare in anticipo rispetto all’esaurimento del primo. Se sarete bravi, quando il primo disco finisce, praticamente avrete la prima schiusa del secondo, e quando terminerà anche questo disco potrete ricominciare con quello libero e così via.

Un altro consiglio è quello di settarvi sempre facendo coincidere il massimo periodo di attesa della schiusa delle uova con le ore notturne (in queste ore infatti i pesci non avranno grande necessità di cibarsi), in modo tale da avere la prima schiusa sempre nella prima parte della giornata e non lasciare quindi mai gli avannotti senza rifornimento.

Nel mio caso ad esempio, avendo una tempistica di schiusa come detto di 18/19 ore, nel terzo giorno, quando avevo ancora l’ultima giornata di disponibilità di artemia nel primo disco, alle ore 13:00 o giù di lì, preparavo il secondo disco, che sarebbe stato pronto per la prima schiusa le prime ore del mattino successivo. In questo modo ai miei avannotti non è mai mancato alcun pasto.

In conclusione, come già anticipato, sono molti i modi in cui potete ottenere un buon risultato con le cisti di artemia salina e probabilmente sono tutti validi. Io per le ragioni che vi ho esposto, ho testato quello descritto e spero di aver fatto cosa gradita a chi vorrà percorrere la medesima strada.

La riproduzione dei nostri amici pesci e la successiva fase di allevamento degli avannotti è sicuramente una delle fasi più belle del nostro amato hobby. Viverlo in modo corretto assicurando una sana crescita è una delle tante soddisfazioni che la nostra passione può regalarci. E l’artemia salina in tutto questo sarà una preziosa alleata!

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