Le varietà cromatiche di allevamento

Al di là delle tipologie di Discus riscontrate in natura e identificate dalle distinzioni tassonomiche, sicuramente questo ciclide ha subito diverse e numerose selezioni da parte di molti allevatori di paesi diversi, allo scopo di raggiungere combinazioni di colori che fossero di sicuro successo sul mercato acquariofilo. Per questo, oltre alle varietà cromatiche riscontrabili in natura, ormai il Discus si presenta con una varietà di forme e colori talmente numerose, tanto da essere considerato il Guppy dei ricchi. La verità è che la selezione di questo pesce ha attirato non solo interessi economici, ma anche molte aspirazioni di allevatori attenti e capaci che hanno cercato di dotarlo non solo di colori sempre più appariscenti, ma anche di forme sempre più all’altezza della sua fama. Infine, la possibilità, o meglio il sogno, di creare una nuova varietà e magari dotarla del proprio nome, ha da sempre avuto un fascino notevole tra molti allevatori professionisti.

Entrando nel dettaglio è bene distinguere tre diverse linee di allevamento che hanno prodotto le principali varietà cromatiche presenti oggi sul mercato. Prima fra tutte, la scuola degli allevatori asiatici, che ha prodotto molte varietà ancora oggi molto apprezzate dagli acquariofili di tutto il mondo. Tuttavia, ad onor del vero, spesso questi allevatori si sono dimostrati senza troppi scrupoli ed hanno ricorso all’uso degli ormoni per far crescere più velocemente i pesci ed accelerare vendite e guadagni. Non sempre quindi la provenienza da un allevamento asiatico è sempre sinonimo di esemplari d’eccellenza. Molto più affidabili, a mio parere, le linee di allevamento americano e tedesco, specializzate nello specifico e rispettivamente nella selezione del Discus a fattore blu e del Discus a fattore rosso. Questo non significa che anche qualche allevatore tedesco o americano non possa utilizzare ormoni per la crescita dei pesci, ma onestamente per la mia esperienza reputo la cosa più rara.

Comunque, tutte le scuole, a prescindere dai metodi utilizzati, perseguono il medesimo fine, che non è solo la ricerca di nuove varianti cromatiche, ma anche il perfezionamento della forma del corpo. Sicuramente, risulta più semplice raggiungere e fissare delle caratteristiche cromatiche rispetto al raggiungimento e al consolidamento di caratteristiche di forma. Questo per ovvie ragioni. Modificare degli aspetti morfologici oppure esaltarli, richiede molto più tempo e preparazione. Si pensi a come la scuola tedesca abbia prodotto ad esempio il gene dell’Hi-Body, ovvero Discus nei quali i diametri verticali risultano molto accentuati. Oppure si faccia riferimento alla caratteristica del gene dell’ Hi-fin, prodotta dalla scuola americana: negli esemplari con queste caratteristiche le pinne sono molto più alte del normale e la caudale presenta un prolungamento evidente, così come quella dorsale. Altre diverse selezioni hanno prodotto altre diverse caratteristiche fisiche, come ad esempio una marcata gibbosità frontale. Nel corso degli anni quindi, il nostro amico Discus ha subito molte variazioni anche dal punto di vista morfologico: resta semplicemente da chiedersi se in molti casi ne sia valsa la pena o meno. Personalmente permane la certezza che l’uomo non potrà mai sostituirsi alla natura, e la bellezza degli esemplari catturati in natura non avranno mai rivali nella copiosa schiera dei Discus ottenuti negli allevamenti specializzati. Non a caso l’aspirazione massima di ogni discussofilo è proprio quella di ospitare un giorno degli esemplari wild nella propria vasca.

Detto questo, sicuramente le varietà cromatiche create hanno attirato più interesse rispetto alle variazioni della forma del corpo. Ovviamente la percezione dei colori viene facilmente valutata anche dal neofita, rispetto alle variazioni morfologiche che possono essere captate meglio dall’esperto. Naturalmente quasi tutte le varietà di allevamento sono state ottenute incrociando Discus appartenenti a specie diverse. Solo così si è riusciti a produrre incroci di colori che poi sono stati fissati per dar vita a vere e proprie varianti cromatiche riconosciute sul mercato. Nello stesso tempo, analoghi successi si sono ottenuti selezionando una determinata caratteristica cromatica di una singola specie.

In questo caso sicuramente si può far riferimento al Discus Marrone, ovvero S. Aequifasciatus Axelrodi, che sono stati utilizzati in particolare per produrre molti Discus a fattore rosso. Gli Alenquer ad esempio, che prendono il nome dal loro luogo di origine, sono dei Discus Marroni caratterizzati da meravigliose striature turchesi sulle parti terminali del corpo, e sono stati utilizzati per selezionare gli Alenquer Red. Questi ultimi presentano oltre alle striature classiche turchesi, anche molte e diverse di colorazione rossa. Il margine delle pinne dorsale e anale risultano completamente rosse. Tutto questo ovviamente è stato il frutto del perseguimento del consolidamento del fattore rosso negli Alenquer di origine. Altra varietà rossa derivante dall’Axelrodi è il Red Tomato, che presenta una colorazione uniforme rossastra, nella quale mancano completamente le striature turchesi ed il ventre assume una colorazione marcatamente rossa.

Anche nel caso degli Haraldi, ovvero dei Discus blu, molti sono state le varianti create dalla selezione della singola specie. Innanzitutto in questo caso vanno distinte le varianti solide, ovvero con livrea monocromatica, da quelle composte, con disegni di azzurro su fondo di diversa colorazione. Tra queste varianti composte, possiamo menzionare sicuramente il Turchese rosso, caratterizzato da un colore di fondo rosso mattone, con diffuse ed evidenti striature turchesi presenti su tutto il corpo. Tra gli altri composti è facile menzionare anche i Ceckerboard che hanno un colore di fondo tra il rosso e l’arancio con diversi spot (macchie circolari) diffuse su tutto il corpo e dalla colorazione turchese, oppure i Pearl, ottenuti incrociando i Turchesi rossi con i Marroni, e caratterizzati da un fondo giallo con spot regolari di colore turchese. Dai Pearl successivamente si sono ottenuti anche i Red Pearl, nei quali gli spot diventano ancora più metallici e la colorazione di fondo del corpo diventa sempre più rossa. Il Turchese Striped, deriva invece dall’incrocio tra i Turchesi e i Verdi e si presenta con il corpo turchese argentato con striature di rosso blando  che percorrono tutto il corpo. Per quanto riguarda invece le varietà monocromatiche, ovvero i solidi, è il caso di menzionare i Turchesi, propriamente detti, ottenuti incrociando dei Discus Verdi con gli Haraldi. La colorazione di questi esemplari ovviamente è di un turchese evidente, quasi sempre accompagnato dall’iride rossa. Simili ai Turchesi sono i Cobalt, che però presentano una colorazione più metallica rispetto ai primi, quasi fosse un blu elettrico. Infine con il loro azzurro chiaro, tenue, anche i Cerulea appartengono ai solidi e si caratterizzano per una marcata gibbosità sulla fronte.

Per quanto riguarda gli Aequifasciatus, ovvero i Discus Verdi, dobbiamo dire che non sono state create varietà cromatiche di allevamento selezionando caratteristiche della singola specie. In verità i Discus Verdi hanno partecipato nella definizione di nuove varietà con incroci di altre specie di Discus, ma mai come utilizzo specifico della loro linea genetica.

Analogo discorso può essere rapportato agli Heckel, ovvero i S. Discus, i quali, anche incrociati con diverse specie di Aequifasciatus non hanno mai prodotto esemplari degni di nota.

Un trattamento a parte, merita il Pigeon Blood. Questa varietà cromatica di Discus, molto diffusa ed apprezzata per la sua robustezza e resistenza, da sempre possiede una certa ambiguità sulla sua nascita. Sembra che sia stato ottenuto attraverso dei trattamenti ormonali del Turchese che di fatto ha prodotto degli esemplari albini. A loro volta gli albini si sarebbero accoppiati con altri Turchesi originando questa apprezzata variante: il colore di fondo oscilla tra il giallo e l’arancio con delle striature orizzontali irregolari di colore turchese argentato. Altra caratteristica fondamentale è una pigmentazione nerastra diffusa su tutto il corpo, che rappresenta di fatto l’effetto della scomparsa di qualsiasi banda verticale nera. Il Pigeon Blood quindi ne è completamente sprovvisto e per questo risulta meno espressivo degli altri e più difficile da valutare nel suo stato di stress e di salute. Lo stesso Pigeon blood ha generato altre diverse varianti. Ad esempio derivano da lui il Dragon, ovvero un Pigeon blood senza melanofori, ovvero la pigmentazione nera; il Red Dragon, che ha un colore di fondo di un rosso molto più acceso; il White Dragon, che al contrario ha un colore di fondo madreperlaceo e quindi meno acceso, ma con una interessante punteggiatura rossa su tutto il corpo; il Panda Discus, ottenuto dall’incrocio tra il Pigeon Blood e un Cerulea, che presenta colorazione di fondo madreperlacea, ma strisce tendenti al giallo arancio su tutto il corpo. La pigmentazione nera non è così evidente come nei Pigeon blood. Il Marlboro red invece presenta una colorazione di base rosso chiaro con diverse scottature di rosso acceso su ventre e fianchi.

Accanto al Pigeon Blood, è il caso di menzionare anche lo Snake Skin, varietà parimenti apprezzata in tutto il mondo per la sua fitta rete di striature turchesi su fondo rosso mattone che ricordano molto la pelle di un serpente. Le bande nere verticali sono poco evidenti e le ultime selezioni hanno prodotto anche colorazioni differenti, tanto che più che la colorazione, è la livrea reticolare che identifica questa varietà.

Snakeskin

Infine, vanno menzionati anche i White, un pesce che si presenta completamente bianco ma non Albino, avente l’iride nera. Per gli appassionati della purezza, un esemplare tutto da scoprire. Sicuramente può risultare molto utile per determinare incroci e nuove varietà da apprezzare.

White

In conclusione, la carrellata sulle principali e più diffuse specie ottenute in allevamento, evidenzia come la ricerca di nuovi esemplari da commercializzare ed esporre, sia tutt’altro che ferma. Infatti, sul mercato sono presenti molte altre varietà cromatiche non trattate nell’articolo, così come molte altre ne verranno prodotte in futuro. Questo indica che l’evoluzione del Discus di allevamento è da ritenersi tutt’altro che conclusa. Ciò che invece mi preme considerare al termine dell’argomento, è sicuramente una riflessione sulla necessità di questo tendere verso altre forme cromatiche. Non dobbiamo dimenticare che il Discus è un essere vivente e come tutti merita rispetto. I trattamenti ormonali, gli incroci senza criterio ed altre nefandezze simili, non possono far altro che portare ad un utilizzo dell’animale come puro prodotto commerciale da manipolare per aumentare semplicemente i guadagni. Pertanto, a volte basterebbe fermarsi un attimo ed ammirare ciò che la natura ci ha concesso di vivere, per capire che in fondo all’uomo non serve altro. E se nella natura dell’uomo permane la predisposizione a non essere mai soddisfatto e a non accontentarsi mai di ciò che ha a disposizione, quanto meno la ricerca di nuove soddisfazioni andrebbe fatta con maggior criterio e senza estremismi. Il mio augurio per il Discus è che questo un giorno possa avvenire davvero.

FONTI IMMAGINI: discusclubsg.com; macsdiscus; discus-club.narod.ru; goldenfishaquarium.com; acquariando.info; flickr.com; discuspassion.net; samsdiscus.com; photocompetition.hispeed.ch; discusfriends.org; discusfish.mariupol.ws; rfidiscus.com; akvaryum.com; ratemyfishtank.com; pets.webshots.com; mypalhs.com.
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