Fiume Congo

Il biotopo riguardante il fiume Congo, è senza dubbio uno dei più particolari da riprodurre in acquario. Infatti il fiume si estende per oltre 4.000 km prima di raggiungere il mare, dando vita ad una molteplicità di ambienti e condizioni raramente osservabili in altri ambienti naturali. In particolare osservandone la morfologia risulta evidente come esistano zone con acqua apparentemente tranquilla e raccolta, a zone dove regnano incontrastate rapide e cascate con getti d’acqua turbolenti e di gran vigore. Proprio questa alternanza di situazioni, crea la biodiversità che contraddistingue questo biotopo. E’ innegabile che alcuni pesci hanno sviluppato nel tempo attitudini a vivere nelle acque turbolente e inospitali, acquisendo caratteristiche uniche. Mentre gli abitanti delle zone calme del fiume hanno subito evoluzioni opposte. Il fiume lungo tutto il suo percorso, con il tempo ha eroso con vigore le rocce che formano il letto del fiume stesso, originando innanzitutto dei detriti di fondo molto simili a ghiaia fine, e secondariamente tutta una serie di rocce lisce che caratterizzano i nascondigli degli animali acquatici presenti, fornendo zone di rifugio ideali per sfuggire ai predatori e per portare a termine delle riproduzioni. Fenomenali in questo senso appaiono le rocce di ardesia che al contrario delle altre più resistenti, subiscono la corrente del fiume diventando molto frastagliare e articolate. A contribuire nella definizione del substrato ci sono anche le sabbie presenti nelle zone attorno al fiume che si miscelano appunto con i detriti erosi dall’acqua. Il risultato è comunque la definizione di un substrato tutto sommato efficiente, ma fin troppo fine e soprattutto raccolto nelle zone di acqua calma che si alternano alle rapide.

Inoltre il substrato appare sempre abbastanza privo di nutrienti in quanto rimossi dalla corrente che è pur sempre presente. Quindi anche nelle zone di relativo riposo dell’acqua del fiume, le piante scarseggiano e quelle poche che riescono ad insediarsi vengono comunque danneggiate da numerosi pesci alghivori. La situazione è ovviamente ancora più complessa nelle zone di acque turbolente, dove non esiste la possibilità per le piante di radicare in quanto facilmente il substrato viene rimescolato continuamente e le piante stesse spazzate via. Se a questo si aggiunge il livello di ossigenazione elevatissimo che il movimento delle acque produce, si capisce perfettamente come tale ambiente sia assolutamente inespugnabile dalla vegetazione. Eppure, alcune piante acquatiche sono riuscite a diffondersi, seppur moderatamente, anche in queste condizioni ambientali e in particolare nelle zone tranquille del fiume: in particolar modo, la felce africana, Bolbitis Heudeloti e diverse specie di Anubias. Tutto ciò è stato reso possibile dalle caratteristiche fisiche di tali piante che ben si sposano con quelle dell’ambiente circostante. Entrambe le specie radicano su rocce anziché su substrato e acquisiscono i nutrienti dalle foglie piuttosto che dalle radici. Inoltre son piante a crescita lenta, il che significa che utilizzano le loro energie per accumulare nutrienti piuttosto che bruciarle tutte per crescere velocemente. Il tutto è spiegabile dal fatto che in siffatto ambiente, come ormai abbiamo ben capito, non esiste una competizione vegetale, e quindi non esiste la fretta di prevalere subito su altre specie presenti. Non da ultimo, le Anubias propongono foglie coriacee che resistono alle attenzioni dei pesci erbivori più accaniti, mentre Bolbitis Heudeloti ha un gusto amaro capace di scoraggiare qualsiasi azione di danneggiamento.

Per quanto riguarda le condizioni dell’acqua, sicuramente a causa delle forti correnti, appare con numerose particelle sospese, che faticano a sedimentare tra una zona di riposo e l’altra. La conclusione è la presenza di acque fangose anche nelle zone di tranquillità. La visibilità in questo contesto è ridotta al minimo e i pesci hanno sviluppato organi di tatto e olfatto più sensibili rispetto alla vista, praticamente inutile in questo ambiente.

La presenza di numerosi detriti e rifiuti organici nelle acque, al contrario di quello che si possa pensare, genera un ambiente ricco di elementi per l’azione dei batteri e soprattutto di cibo per molti crostacei, gasteropodi e gamberetti che proliferano in un ambiente ricco di cibo e filtrano l’acqua in continuazione. A loro volta rappresentano anch’essi un importante anello della catena alimentare, soprattutto per i pesci carnivori. Sono presenti anche molti pesci spazzino e piccoli granchi che completano l’opera di gestione di questo surplus di elementi presenti in acqua.

La varietà di pesci presente nelle rapide è ristretta alle specie dei pesci mangia alghe e pesci gatto. Questi hanno sviluppato una grande bocca a ventosa rispetto al resto del corpo, che gli permette di ancorarsi con sicurezza sulle rocce del letto del fiume. In questo modo riescono a contrastare bene la forza della corrente e a nutrirsi della alghe che vivono anche nei punti più inaccessibili. Inoltre, grazie a tale sistema di ancoraggio, riescono a muoversi all’interno della corrente, “saltando” da una pietra all’altra senza mai farsi travolgere. Ovviamente per questi motivi non hanno mai l’esigenza di raggiungere la superficie. Al contrario nelle zone di acqua tranquilla, che si interpongono tra una rapida e l’altra, vivono pesci con caratteristiche diverse da quelli descritti. In queste zone vivono i tetra del Congo, Phenacogrammus Interruptus, un pesce bellissimo nei suoi colori e nelle fluidità delle pinne, nonché l’esemplare maggiore di tetra africano, Distichodus sexfasciatus. Alcuni ciclidi africani e qualche specie di Cobitide completano la fauna ittica del fiume.

Allestimento

Per riprodurre questo biotopo in acquario, appare ovvio che bisogna riprodurre la forte corrente del fiume, attraverso l’utilizzo di grandi pompe di movimento (il tutto ovviamente in base alla grandezza della vasca che si va ad allestire). L’utilizzo di tali mezzi fornirà l’effetto della corrente: per una migliore resa dell’effetto è bene che tutte le pompe utilizzate siano dirette verso la stessa direzione in modo da creare a contrasto zone dove l’acqua assume andamenti meno turbolenti. In questo modo si ricreano le zone alternate presenti nel lago. Per ossigenare l’acqua, si può ricorrere anche ad areatori con pietre porose,che con l’aggiunta del movimento della superficie forniranno le condizioni di ossigenazione elevata presenti nel fiume. Il substrato può essere riprodotto con della ghiaia fine intervallata da ciottoli arrotondati di diverse dimensioni. Come arredamento sicuramente l’ardesia offrirà spunti al vostro estro per creare rifugi e nascondigli per i pesci che ospiterete. La luce non ha particolare importanza in questo allestimento in quanto le piante che andrete ad ospitare necessitano di luce medio-bassa, quindi affidatevi a quello che avete in dotazione senza la necessità di eccedere in ulteriori modifiche o acquisti. Per quanto riguarda la qualità dell’acqua, anche in questo caso non ci sono grandi vincoli. Dato per assodato che sarà ben ossigenata, potete considerare valori di Ph superiori al 7 e inferiori ad 8 come soluzione ottimale. Mantenete la temperatura tra i 24 e i 28 C°.

Le piante

Sappiamo bene che un biotopo di questo tipo non contempla la presenza di molta vegetazione, per tutte le ragione esposte. Quindi se ci prefiggiamo lo scopo di riprodurre quanto più fedelmente possibile tale biotopo, non possiamo non considerare tali conclusioni. Vero è che un acquario senza piante appare sicuramente meno interessante (eccezion fatta per il biotopo Malawi che con i suoi colori può supplire a tale mancanza!). Per cui consiglio di posizionare nella zona meno turbolenta della vasca diverse specie di Anubias, possibilmente ancorate a legni o rocce, con del filo di nylon (quello utilizzato per cucire) in modo che si deteriori nel tempo dando modo alla pianta di radicare tranquillamente e sparendo una volta assolto tale compito di ancoraggio. Stesso discorso vale per le specie di Bolbitis, che radicano molto bene anche loro su legni o rocce. Entrambe le piante in questione possono essere riprodotte attraverso il taglio del rizoma quando hanno raggiunto dimensioni adeguate. In questo modo avrete ulteriori piante da aggiungere allo scenario, ma senza esagerare. Inoltre non sono piante esigenti per quanto riguarda la luce (va bene medio-bassa, ovvero tra i 0.3 e i 0.5 W/lt) e non necessitano neppure di grande fertilizzazione in tema di Co2 e fertilizzanti liquidi, ad eccezione dell’aggiunta di ferro ad intervalli programmati. Ovvio che l’apporto di Co2 risulta molto difficile da dare in un ambiente simile, con grande movimento di acqua che facilita molto lo scambio gassoso con l’atmosfera facendo svanire l’anidride carbonica introdotta nell’acquario prima che le piante possano usufruirne. State tranquilli, le vostre Anubias e Bolbitis staranno benone senza troppe cure e attenzioni. L’unica accortezza: eliminate le foglie vecchie, di solito attaccate dalle alghe nei bordi, per dare l’input alla pianta di sostituirle con foglie giovani. Manterrete così sempre vivo e splendente l’allestimento creato. 

I pesci

Per quanto riguarda il popolamento dell’acquario, possiamo inserire pesci che occupino tutte le zone ricreate del biotopo, dal fondo, alle rocce, agli spazi più aperti. Tenete solo conto della grandezza dei pesci che inserite, perché alcuni possono raggiungere dimensioni notevoli ed essendo carnivori possono facilmente prendere il sopravvento su altre specie più piccole e decimarle. Per la zona di fondo potete inserire diverse specie di pesci gatto e di cobitidi. I pesci gatto spazzini originari di queste zone comprendono molte specie di Synodontis, come S. Alberti, S. Angelicus, S. Brichardi. Questi rappresentano la scelta ottimale per il fondo, così come alcune specie di tetra e barbi lo sono per le acque aperte: Phenacogrammus interruptus, Hemichromis thomasi, Eutropiellus debauwi e le specie di Distichodus che vivono sulle rocce, comprese Distichodus sexfasciatus. Tra le scelte compaiono anche alcuni ciclidi, tra i quali  Steatocranus casuarius ed il genere Nanochromis. 

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