Lago Malawi

Il biotopo relativo al Lago Malawi è sicuramente quello che preferisco più di tutti. Sebbene spesso si senta dire che acquari allestiti a tale biotopo prima o poi stufino (in quanto i ciclidi non è che tollerino molto l’inserimento di altre specie e soprattutto sono resistenti e vivono a lungo), secondo me ha un fascino del tutto suo, particolare e suggestivo come pochi. Ma la mia è solo una considerazione personale. Cerchiamo innanzitutto di capire le caratteristiche di questo biotopo. Il lago Malawi è un lago d’acqua dolce sconfinato, che si estende per circa 600 km e raggiunge una larghezza di 80 km nei punti più estremi. Per questo motivo assume i contorni di un mondo sommerso vario e ampissimo. La sua origine vulcanica ha contribuito a diversificare molto le zone del lago e quelle circostanti: rive sabbiose si alternano ad altre prettamente rocciose. All’interno, l’acqua è ricca di sali rilasciati dalle molte rocce presenti e la rendono dura e alcalina. Tali condizioni permangono praticamente immutabili nel tempo, vista la grandezza del lago e la scarsa vegetazione. E’ provato che lo stesso lago subisca l’influenza gravitazionale lunare dando vita a delle specie di maree che ne caratterizzano ulteriormente il fascino e la meravigliosa varietà che propone. Nelle sue acque, i nutrienti si addensano soprattutto in prossimità delle rocce, tonde e lisce, dove proliferano i ciclidi Mbuna, coloratissimi e amati da tutti gli acquariofili. Gli Mbuna trovano rifugio nelle zone delle rocce, dove facilmente si riproducono scavando delle vere e proprio grotte al loro interno. Sono loro i ciclidi più richiesti e che forse hanno contribuito a rendere così famoso questo magnifico lago. I ciclidi che invece popolano le zona aperte del lago, ovvero lontani dagli ammassi rocciosi, sono detti Haps, e riscuotono meno interesse. Essi nuotano in grandi branchi nelle acque aperte. Ad oggi sono circa 600 le specie endemiche di ciclidi del Malawi, e questo fa capire quale varietà di esemplari offre questo straordinario biotopo. Tuttavia, questa grande varietà è dovuta all’evoluzione che la specie ha subito nel tempo in stretta connessione con le modifiche geologiche a cui è stato soggetto lo stesso lago. Esso ha solamente piccoli torrenti che affluiscono e solamente uno sbocco, il fiume Shire, e per questo nel corso dei secoli è apparso geograficamente isolato. Per i pesci di grande taglia è stato praticamente impossibile risalire le correnti e quindi sono rimasti vincolati alla vita del lago dando vita alla moltitudine di tipologie che oggi conosciamo. Alcuni gasteropodi, qualche granchio e alcuni pochissimi invertebrati di vario genere completano l’assetto della fauna ittica locale.

I ciclidi nel loro atteggiamento sono molto aggressivi, conquistano un territorio roccioso e lo difendono dagli intrusi. Spesso tale aggressività sfocia in vere e proprie battaglie sanguinarie in cui il più debole soccombe inesorabilmente. La difesa del territorio avviene, oltre che per ragioni riproduttive, anche per ragioni alimentari. Non è un mistero che gli Mbuna si nutrano delle alghe che si formano sugli ammassi rocciosi. Nella realtà oltre che delle alghe, si cibano degli organismi che proliferano su questi organismi vegetali. Spesso, quindi, i ciclidi abitanti delle rocce difendono un territorio “fertile” dal punto di vista algale. Diversamente non avrebbero modo di nutrirsi, visto che in tutto l’immenso lago sono pochissime le specie di piante presenti, nonché sparuta la presenza di piccoli invertebrati. Dunque la presenza massiccia di così tanti pesci nel biotopo è dovuta proprio alla loro capacità di brucare le alghe che si formano negli ammassi rocciosi. Il loro comportamento riproduttivo, la difesa della prole e del territorio li rendono tra i pesci più interessanti da osservare in natura.

Allestimento

Una vasca adibita a questo biotopo deve avere determinate caratteristiche, sia dimensionali che tecniche. Innanzitutto deve essere molto grande (un buon Malawi deve avere almeno 600 lt) poiché deve ospitare una moltitudine di pesci. Inoltre il filtraggio deve essere sicuramente sovradimensionato poiché le disordinate abitudini alimentari dei ciclidi ed il loro numero necessitano di un alto potere filtrante. Le grandi dimensioni della vasca servono anche a rendere possibile la divisione del territorio tra le varie specie, che ricordiamo sono aggressive, scelte e ambientate correttamente. L’altro elemento fondamentale del biotopo, oltre i pesci, sono le rocce imponenti. Il supporto dell’acquario quindi dovrà essere capace di reggere il peso di molti litri di acqua e di ammassi rocciosi molto pesanti. In questo contesto abbastanza fondamentale è la definizione del substrato che dovrà attutire la pressione delle rocce sul vetro di fondo della vasca.

La comune sabbia argentata è probabilmente la scelta migliore per posizionare le grandi rocce. Tuttavia, essa tenderà a seguire il naturale movimento dell’acqua e sarà soprattutto soggetta alle modifiche apportate dai ciclidi che sono degli ottimi  e instancabili scavatori. Si corre quindi il rischio di rendere labile l’equilibrio della rocciata che finirebbe per arrivare a far pressione direttamente sul vetro. Neppure uno spessore notevole può mettere al riparo da tale evenienza. La soluzione consiste nel mettere un primo strato di ghiaia di medie dimensioni, diciamo 3 mm, coperta da una maglia di plastica. Sopra alla maglia possiamo formare il fondo sabbioso. In questo modo i ciclidi non riusciranno ad andare oltre tale barriera e la rocciata potrà contare sempre su un solido appiglio per scaricare tutto il suo peso.

L’allestimento del complesso di rocce è forse l’elemento cruciale di tale biotopo. Si possono scegliere rocce tondeggianti per riproporre fedelmente quelle presenti nel lago, o in alternativa utilizzare quelle laviche o di tufo. In tutte le situazioni i pesci si troveranno a loro agio, ma l’eccellenza rimangono quelle tondeggianti. Potete procedere nel sistemare prima le pietre più grosse, per poi procedere con quelle medie, di circa 20 cm, per poi completare l’assetto con dei ciottoli. Questa disposizione graduale renderà lo scenario davvero armonico e naturale. Naturalmente, tutto dipende dalla grandezza dalla vasca: in ogni caso considerate che le rocce maggiori devono avere circa un terzo della lunghezza totale della vasca. Le altre seguiranno via via in proporzione. Costruite la rocciata in modo tale da formare piccole grotte, ripari e nascondigli dove i pesci ameranno sostare e riprodursi. Per non correre il rischio di assistere ad improvvisi cedimenti e gravi danni ai vetri dell’acquario, potete sigillare nel vero senso della parola, la composizione delle rocce con del silicone neutro. Lasciate però qualche giorno arieggiare la composizione prima di riempire la vasca e soprattutto assicuratevi che anche così composta sia assolutamente stabile sul substrato.

Per quanto riguarda il filtraggio, la cosa migliore è impiegare dei filtri esterni che sovradimensionino la capacità filtrante della vasca per ragioni molto semplici: la tecnica del sovraffollamento per ridurre l’aggressività dei ciclidi; l’appetito disordinato e smodato di questi pesci che producono quindi molti rifiuti organici. Sebbene siano pesci molto resistenti e tollerino bene piccole variazioni di valori, un filtraggio sovradimensionato rimane la scelta migliore per garantire acqua stabile come nel lago. L’acqua dovrà essere dura e alcalina, ottenibile grazie all’utilizzo di rocce calcaree che innalzeranno il ph. Secondo me, controproducente agire per vie chimiche, con l’aggiunta di condizionatori. Basta verificare se la roccia “frigge” con delle gocce di acido nitrico per verificare che siano calcaree: il loro utilizzo ci garantirà acqua dura e alcalina. In definitiva mantenetevi su questi valori: durezza totale piuttosto bassa (4-6° GH), KH 8°-12°, un pH alcalino (7,7-8,8), una conduttività di 210-260 micro Siemens, nitrati e nitriti assenti e una temperatura compresa fra 24 e 29° C. Fermo restando, che ormai la maggior parte dei pesci che acquistiamo nei negozi sono tranquillamente abituati a valori lontani dal loro habitat naturale, quindi calcolate che potrebbe essere addirittura controproducente fornire condizioni diverse da quelle comuni: a mio avviso fornite acqua dura con rocce calcaree e non avrete alcun problema.

Le piante

Se si vuole riprodurre fedelmente il biotopo in questione, la presenza vegetale è praticamente nulla. Ma se proprio non volete rinunciare a qualche sparuto esemplare verde in vasca, la scelta è obbligata: Anubias o Microsorum. Le prime con foglie coriacee possono resistere alle turbolenti attenzioni dei ciclidi, mentre le seconde con la loro linfa amara allontaneranno propositi erbivori. Inoltre ancorandosi su rocce e legni, non corrono il rischio di essere rimosse dall’incessante attività scavatrice dei pesci. In alternativa, che è quello che consiglio, potete rimanere fedeli integralmente al biotopo: uno scenario composto solo di pietre se ben allestito può risultare ugualmente affascinante anche senza la presenza delle piante.

I pesci

Le specie da inserire in acquario Malawi sono moltissime e quasi tutte disponibili nei negozi specializzati. In generale sono gli Mbuna a riscuotere più successo tra gli acquariofili, grazie ai loro colori sgargianti vengono definiti “pesci marini d’acqua dolce”. In ogni caso tra le specie più diffuse menzioniamo le specie di Pseudotropheus, spesso chiamati zebre a causa delle strisce verticali che compaiono su molti esemplari. Ma ne esistono molti che si differenziano sia per colori che per forma del corpo: le specie di Cyrtocara, come Cyrtocara morii, che presenta una testa insolita a forma di delfino e una grossa gobba che solo i maschi sviluppano; le specie di Melanochromis, con le loro audaci righe orizzontali; le specie di Aulonocara, che sviluppano una stupenda colorazione blu con riflessi metallici attorno alla testa. Calcolare che quasi tutte le specie di Mbuna raggiungono buone dimensioni, diciamo intorno ai 15 cm. Tenete conto che i maschi di solito sono più aggressivi, quindi davvero non mettete mai in vasca due maschi della stessa specie, ma applicate un rapporto di un maschio e tre femmine per specie. Inoltre a differenza di tutti gli altri ciclidi, quelli del Malawi difendono un territorio fino al possibile, salvo poi abbandonarlo alla ricerca di altre zone con cibo abbondante. Il loro cambiamento quasi continuo di territorio non è riproponibile in acquario, a causa delle ridotte dimensioni.

Tuttavia in questo contesto è fondamentale ridurre l’aggressività attraverso la tecnica del sovraffollamento: con moltissimi esemplari in vasca, assisterete ugualmente ad inseguimenti e scaramucce, ma almeno nessun elemento sarà in grado di tiranneggiare nel vero senso della parola e possedere davvero un singolo territorio. L’atteggiamento aggressivo risulta ancora più evidente nella fase riproduttiva: i ciclidi sono ottimi genitori che difendono  le uova prima e la prole poi da tutti i possibili predatori. In spazi piccoli e con molte possibilità di predazione di uova, le femmine adottano il sistema dell’incubazione orale. Trattengono nella bocca sia le uova che lo sperma del maschio ed attendono che si schiudano. I piccoli nati sosteranno nella bocca della madre fino a quando non riusciranno più ad entrarvi causa dimensioni maggiori. Durante tutto questo tempo di incubazione delle uova, la femmina non si ciba e resiste grazie alle riserve accumulate in precedenza. Questo sistema assicura un salvataggio quasi totale della prole. Anche successivamente i genitori vigileranno attentamente sulle passeggiate nell’acquario dei propri piccoli, fin quando non saranno abbastanza adulti da cavarsela da soli. Il Malawi è il biotopo che preferisco proprio per la possibilità di osservare i comportamenti dei ciclidi, che in ambiente acquariofilo vi assicuro essere unici! Aggiunte interessanti al biotopo possono essere il granchio blu del Malawi e qualche lumaca. Ma attenzione, nel caso inseriate il granchio studiate bene la vasca in modo da evitare problemi con i pesci e costruite lo spazio in funzione sua e delle sue necessità. In questo caso deve essere lui il vero protagonista dell’acquario. Partite da lui nel costruire il biotopo, nel caso vogliate davvero inserirlo: vedrete che anche in questo caso non ve ne pentirete.

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