Grotta Scura

Il biotopo della grotta scura è decisamente molto particolare, forse perché fugge via dagli schemi che di solito noi acquariofili siamo soliti adottare. In effetti un ambiente completamente buio è sicuramente lontano dal concetto di acquario o ambiente che di solito si ha desiderio di riprodurre. Ciò nonostante anche un biotopo di questo tipo ha il suo fascino e le sue caratteristiche attraenti. Innanzitutto bisogna dire che una grotta buia in cui fluisce dell’acqua viene a formarsi per la vicinanza di un fiume o di un corso d’acqua, salvo poi addentrarsi maggiormente nelle viscere della terra. Da qui si evince che una zona della grotta sarà toccata da un minimo fascio di luce, mentre altre sezioni saranno completamente buie. In queste pozze i pesci del torrente o fiume adiacente si cibano spesso di insetti o invertebrati, ma difficilmente si addentrano all’interno. I pesci che invece popolano la parte più estrema della caverna, si sono adattati all’ambiente circostante in maniera esclusiva, nel senso che difficilmente riuscirebbero a vivere altrove. In queste condizioni, senza la luce del sole, le sacche di aria sono l’unico modo per ottenere ossigeno. L’adattamento di queste specie esclusive probabilmente è avvenuto nel corso del tempo in maniera fortuita, in quanto i pesci non esistendo più il percorso di riuscita dalle grotte per qualsiasi ragione o modifica del territorio, hanno dovuto per forza adattarsi a quelle condizioni. Oggi sono circa una quarantina le specie che vivono esclusivamente in grotte con assenza di luce.

La formazione di siffatti habitat risiede nella diversità di consistenza del materiale geologico posto nei pressi dei corsi d’acqua come fiumi o laghi. Infatti specialmente le zone vulcaniche sono soggette a tale formazione: spesso viene a crearsi per effetto del magma ormai solidificato nel terreno, delle zone di substrato molto duro in superficie con rocce consistenti, e al contrario, uno strato molto friabile subito sotto. Questo secondo strato in prossimità di corsi d’acqua può facilmente essere eroso dalla spinta idrica, nonché dalle piogge che pur sempre penetrano lo strato superiore. Quando tutto ciò avviene, ecco che l’acqua si fa strada sempre più all’interno della roccia, lasciando inalterato il substrato superiore molto più resistente. Si forma così una caverna con la presenza dell’acqua e delle forme di vita ad esso associate.

Appare ovvio, che sebbene una piccola zona della grotta possa essere raggiunta dalla luce, la maggior parte della sua estensione sarà completamente buia. In queste condizioni i pesci e le creature presenti hanno assolutamente perso il dono della vista per sviluppare altri sensi, come l’olfatto, più idonei per sopravvivere in questi ambienti. Tuttavia, in molti casi l’organo visivo esiste, ma semplicemente non viene utilizzato. E’ questo il caso del pesciolino delle caverne, il quale nasce con gli occhi, ma via via essi vengono ricoperti da un sottile strato di tessuto e scaglie. Altri invece non hanno affatto più occhi, mentre altri ancora ne hanno di piccolissimi. In ogni caso tutti sfruttano al massimo gli altri sensi e riescono a percepire benissimo suoni circostanti per avvertire pericoli o muoversi con velocità. Di conseguenza, vivendo in un ambiente completamente buio, anche la pigmentazione della pelle ha subito mutazioni notevoli nel tempo. Molti pesci hanno perso la loro livrea colorata per assumere aspetti completamente albini o di un rosa pallido a seconda delle situazioni. Non fanno eccezione in questo discorso anche alcuni granchi che popolano le caverne, i quali a maggior ragione assumono il bianco candore del loro esoscheletro.

Al di là dell’adattamento all’oscurità, resta da chiedersi come si possa vivere e riprodursi in un ambiente del genere che non prevede alcuna fonte di nutrimento. Nella realtà non sono presenti alghe o piante che possano generare l’inizio di una catena alimentare, ma sicuramente sono presenti nelle caverne batteri che riescono a proliferare nutrendosi di semplici elementi acquisibili dalle rocce o dai minerali. A loro volta tali batteri diventano cibo per gamberetti o piccoli invertebrati che a loro volta rappresentano una fonte di cibo per i pesci e gli invertebrati più grandi. Spesso ad arricchire queste possibilità alimentari, subentrano insetti vari che per sbaglio o per rintanarsi da ambienti ostili, sostano nelle grotte scure. L’aspetto forse più affascinante di alcuni pesci che abitano le caverne buie è senza dubbio l’osservazione dei loro senso sostitutivi alla vista. Molti, come già detto hanno sviluppato molto l’olfatto, e quindi avranno narici molto più sviluppare di quelle che di solito siamo abituati ad osservare nei pesci comuni. Altri, e questo forse è più interessante, hanno sviluppato il sistema della linea laterale, ovvero la capacità di rilevare differenze di pressione nell’acqua circostante, in modo da individuare la presenza di prede o di semplici ostacoli. Altri ancora riescono ad emettere dei campi elettrici e attraverso la valutazione delle onde emesse ottengono lo stesso scopo, quando esse si infrangono su un ostacolo o una preda. Sia il primo sistema che il secondo funzionano quindi come una sorta di radar e ci fanno capire che le creature di questo biotopo a modo loro sono davvero speciali.

Allestimento

Per realizzare un acquario di questo biotopo, non abbiamo bisogno di grandi elementi, dovendo riprodurre uno scenario quasi tetro e sicuramente buio. Tuttavia possiamo cercare di renderlo interessante simulando l’apertura vera e propria di una grotta naturale. In questa sezione faremo passare quel po’ di luce necessaria a simulare quella fioca dell’apertura naturale. Creeremo così sia uno spazio di rifugio sicuro, che uno spazio aperto ispezionabile dalle specie durante le ore notturne. Per realizzare l’allestimento innanzitutto la scelta delle rocce è fondamentale: consiglio spassionatamente pietre laviche per tutta una serie di motivi, estetici e pratici. Innanzitutto sono molto leggere e quindi potete utilizzarne molte senza appesantire la pressione sui vetri dell’acquario. In secondo luogo si incastrano a meraviglia e rendono l’opera di siliconaggio molto più agevole di tante altre tipologie. Infine, rendono bene l’idea di un ambiente formatosi successivamente ad un evento vulcanico. Stabilito questo, il substrato conviene strutturarlo con della sabbia argentata, che appare la soluzione migliore per tamponare comunque la pressione delle rocce sulla base dell’acquario, ricoperta da ghiaia o quarzo assolutamente scuro, in modo da partecipare attivamente alla creazione di uno scenario buio. Un materiale chiaro darebbe fastidio ai pesci e contrasterebbe troppo con le rocce laviche scure. La creazione della rocciata dovete progettarla per bene, creando le pareti laterali e quelle di fondo, mentre sulla superficie create una sorta di tettuccio che rappresenterà l’arcata dell’entrata. Ovviamente non ricoprite tutta la superficie superiore dell’acquario, ma lasciate almeno un terzo scoperto. Questo renderà possibile l’accesso alla luce in quel punto preciso, per poi sparire del tutto nella zona più profonda della caverna. In questo modo simulerete perfettamente l’antro della caverna senza infastidire gli abitanti dell’acquario.

Le piante

Per quanto riguarda la vegetazione, volendo riprodurre fedelmente il biotopo, potremmo tranquillamente farne a meno; ma ormai è assodato il fascino che qualche pianta può apportare anche ad acquari che non contemplano tali elementi. Dunque, se non si vuole proprio rinunciare a qualche fogliolina verde nella vasca, il consiglio è quello di affidarsi a specie che necessitano ovviamente di poca luce e che siano molto resistenti ed adattabili. Come sempre, in questo caso, vengono chiamate in ballo le specie di Anubias e di Microsorum. Entrambe radicano facilmente nelle pietre porose laviche e riescono a diffondersi con poca luce; anzi prediligono zone di ombra e penombra. Quindi la soluzione ideale per questo biotopo. Una piccola accortezza sia estetica che pratica, consiste nel posizionare le piante in prossimità dell’apertura simulata, ovvero nella zona dell’acquario dove arriva un pochino di luce. In questo modo si avrà la sensazione quasi reale di un mondo esterno alle oscurità delle caverna e di contro uno più tetro creatosi all’interno dell’insenatura. In effetti questo accade anche in natura, dove l’entrata della grotta che contempla comunque una pallida luce, vede la presenza sparuta di timida vegetazione. In definitiva aggiungete elementi di interesse all’acquario pur nel rispetto del biotopo originale, anche se questo non è assolutamente un obbligo.

I pesci

Per quanto riguarda il popolamento dell’acquario, sicuramente non appare sempre facile trovare in commercio pesci che vivono in grotte scure. Molti cercano di riprodurre l’effetto inserendo pesci albini che comunque vivono in altri habitat. Onestamente ripudio questo tipo di impostazione, sia per l’effetto finale, sia per il rispetto che qualsiasi pesce albino merita in riferimento alle condizioni in cui è abituato a vivere. Per informazione cito i corydoras albini e diverse specie di pesci gatto, comprese Ancistrus albini. Quindi, come conseguenza consiglio di affidarsi alle uniche vere specie di grotta realmente presenti (pur senza qualche difficoltà) in commercio. Tra queste sicuramente spicca il caracide cieco (Astyanax fasciatus mexicanus) che come già detto appare con gli occhi coperti da un tessuto di squame ed ha una colorazione albina o leggermente rosata. Questa specie oltre che molto particolare, appare vivace e resistente contrariamente a quello che l’aspetto possa lasciare intendere. Inoltre non raggiunge enormi dimensioni (quelle registrate in acquario si aggirano sui 6 cm) e quindi può essere allevato introducendo diversi esemplari. Molta più scelta potete avere per l’inserimento di pesci gatto di grotta. Tuttavia, l’ampiezza di scelta è davvero platonica, per il fatto che se è vero che ci sono molti esemplari da poter selezionare, è anche vero che quasi tutti raggiungono dimensioni notevoli (anche 50 cm) e quindi a meno che non si possegga una vasca molto grande, non è possibile introdurli in acquari di medie dimensioni. Inoltre, non sarebbe possibile associare pesci di dimensioni inferiori a rischio di vederli scomparire da un momento all’altro. In ogni caso, se ne avete la possibilità e volete dedicare la vasca  a qualcuno di essi, le specie più conosciute includono il claride botrace (Clarias batrachus). Per caratterizzare ulteriormente il biotopo, potete prendere il considerazione anche alcune specie di anguille e di salamandre che ben proliferano in ambienti di grotta scura. Le prime non sono vere e proprie anguille, ma assomigliano molto e tra le specie più conosciute citiamo Synbranchus Infernalis. Le salamandre  hanno varie tipologie in commercio: forse la più famosa e adatta al biotopo in questione è il Proteo (Proteus anguinus). Questa salamandra è molto interessante da allevare e testimonia bene la capacità di adattamento che questi esseri hanno dovuto sviluppare nel tempo. Infatti in assenza totale di luce la colorazione assume contorni albini e gli occhi non sono presenti. Sfruttano i campi elettrici per cercare cibo e muoversi rapidamente. Ma quando vengono esposte alla luce, in breve tempo assumono una colorazione marroncina e soprattutto si formano rapidamente gli occhi, fornendo quindi la capacità della vista.

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