Fiume Indiano

Analizzando l’ambiente che origina tale biotopo indiano, non si può non sottolineare come sia ricco di diverse realtà ambientali. Il cuore di tutte le aree fluviali che si estendono fino al mare è senza dubbio l’Himalaya, che con le sue riserve di acque ghiacciate, fornisce ampie risorse ai fiumi e torrenti che si estendono lungo tutto il continente prima di raggiungere l’oceano. Il percorso che l’acqua compie per raggiungere la costa genera diverse realtà ittiche: esistono fiumi e torrenti con acque abbastanza turbolente, foreste pluviali con acque calme e tranquille, ed infine zone di acqua salmastra allorquando avviene la miscelazione e l’incontro degli stessi fiumi con le acque salate dell’oceano. Naturalmente anche la fauna seguirà le differenze proposte dalla natura degli ambienti che si susseguono lungo tutto il percorso delle acque. Nei torrenti movimentati e nei fiumi montuosi prosperano i Cobitidi, piccoli Barbi e Danio, mentre le foreste pluviali, le pozze naturali e le paludi sono il regno degli Anabantidi. Caratteristici sono i pesci che vivono nelle zone di acqua salmastra, come ad esempio i pesci palla, i ghiozzi e diverse altre specie.

L’andamento turbolento dei fiumi e dei torrenti spesso genera vere e proprio rapide e cascate, trasportando ingenti quantità di sabbia e detriti, e soprattutto ossigenando molto l’acqua. Il letto di tali fiumi è generalmente roccioso e gli elementi che vi sono compresi vengono erosi dall’attività delle acque. Naturalmente tale attività è maggiore in particolari periodi dell’anno, come ad esempio la primavera, quando lo scioglimento delle nevi dell’Himalaya genera una portata d’acqua notevole ed aumenta la forza d’urto dei corsi. A prima vista questi corsi d’acqua appaiono sabbiosi e fangosi, causa la loro attività di erosione e trasporto di detriti, ma nonostante questo ospitano diverse specie di pesci. Nelle acque turbolente troviamo diverse specie di Cobitidi e pesci gatto, che si nutrono di alghe che proliferano nelle rocce dei torrenti e dei fiumi. La particolare bocca a ventosa permette loro non solo di brucare letteralmente le alghe, ma anche di ancorarsi efficacemente a dei supporti per vincere la forza della corrente e spostarsi senza problemi. Nelle acque movimentate, ma non turbolente, che si formano alla fine di una cascata, vivono invece i Barbi sempre impegnati nella incessante ricerca di cibo. Anche i Danio popolano queste acque e grazie alla loro forma allungata ed affusolata ed alle pinne vigorose riescono a muoversi agilmente in questo ambiente cacciano insetti e piccoli animaletti sulla superficie. La loro bocca rivolta in alto permette questo tipo di alimentazione: spesso l’osservazione della conformazione della bocca può dirci molto sulle modalità e particolarità di alimentazione di una specie.

Quando uno o più fiumi si incontrano generando un corso d’acqua maggiore, si generano habitat che ospitano specie di dimensioni maggiori rispetto a quelle già citate. In questi grandi corsi d’acqua le specie più piccole, come le rasbore, trovano rifugio tra la vegetazione degli argini, mentre nelle acque aperte vivono grandi predatori, come ad esempio il pesce gatto Pangasius Pangasius che raggiunge il metro e mezzo di lunghezza o addirittura Bagarius Yarelli che raggiunge i due metri e mezzo. Questi predatori popolano i fondali delle acque aperte e sono alla costante ricerca di prede per alimentarsi. Ovviamente queste specie sono impossibili da allevare in acquario a causa delle loro dimesioni.

Come anticipato, quando i fiumi attraversano la regione delle foreste, si formano diverse paludi e pozze, alcune collegate a fiumi vicini, altre semplicemente isolate. In questi ambienti proliferano gli Anabantidi, pesci interessantissimi non solo per il loro modo di riprodursi con il famoso nido di bolle, ma anche per le loro sgargianti colorazioni e per la presenza di un organo, il labirinto, che permette loro di acquisire l’ossigeno nell’aria sovrastante la superficie dell’acqua. In effetti tali tipologie di acque son ovviamente povere di ossigeno a causa dello scarso movimento superficiale. In generali i Gurami sono piccolini, non superano i 10-12 cm e sono abbastanza pacifici. Tra le specie che si sono diffuse nell’allevamento in acquario cito la famosa Colisa Lalia, le altre varianti Colisa Sota e Fasciata, nonché il gurami dalle grandi labbra, Colisa Labiosa. Troviamo in queste acque anche qualche rasbora e soprattutto alcune specie di Cobitidi. Tra i più diffusi e disponibili per l’acquario: Mystus vittatus, Botia lohachata, Botia striata e Botia nana. La loro attività di veri e propri spazzini del fondo è utilissima sia in ambiente naturale e soprattutto in acquario per rimuovere residui di cibo di vario genere.

Nelle paludi e nelle pozze originate dal corso dei fiumi, è presente una ricca vegetazione, sia sul fondo che negli argini e soprattutto in superficie. Molte sono le piante galleggianti che proliferano in questo ambiente: la loro presenza rende più agevole anche la riproduzione delle specie di Anabantidi che possono così ancorare il loro nido di bolle saldamente nelle radici sottili di tali organismi vegetali. Inoltre con la loro presenza creano le condizioni per permettere il nutrimento dei nuovi nati attraverso i piccoli organismi che vivono proprio a contatto delle loro radici. Queste acque, già di per se povere di ossigeno, a causa della fitta presenza di vegetazione, di un substrato ricco di nutrienti e della respirazione di molti pesci che popolano la zona, durante la notte propongono un livello di ossigeno pari allo zero. Si intuisce quindi come la natura abbia reso possibile la sopravvivenza degli Anabantidi attraverso la possibilità di acquisire vere e proprie boccate d’aria direttamente dalla superficie, grazie appunto al famoso organo labirinto.

Allestimento

Prima di riprodurre un biotopo in acquario relativo ad un fiume indiano, dobbiamo chiederci quale ambiente effettivamente vogliamo progettare. Come abbiamo visto sono diverse le zone e le possibilità di allestimento. Possiamo scegliere di riprodurre le acque turbolente con pesci gatto e cobitidi, oppure allestire un acquario d’acqua salmastra, ugualmente interessante per le specie che possiamo includere. Ma a mio avviso se davvero vi affascina questo biotopo, lo scenario migliore resta senza dubbio il regno dei gurami: con i loro colori e i loro atteggiamenti interessantissimi soprattutto in fase riproduttiva, ripagheranno i vostri sforzi quasi sicuramente. Ai gurami potete aggiungere delle rasbore, cobitidi ed anche piccoli barbi.

In un acquario di questo tipo fondamentale è il substrato per permettere alla vegetazione di attecchire e diffondersi in maniera sana e copiosa. Predisponete quindi un fondo fertilizzante di ottima qualità tra quelli disponibili in commercio e ricoprite con delle ghiaia di grandezza media. Date un tocco di particolarità aggiungendo piccoli cocci, ma senza esagerare. Potete utilizzare anche radici di torbiera per rendere più particolare l’ambientazione, ma anche e soprattutto per delimitare delle zone della vasca dove sistemate alcune specie di piante. In questo modo esse cresceranno e si diffonderanno solo nelle zone che avete scelto voi, non alterando il progetto iniziale estetico. Molte, tra l’altro, possono servire da ancoraggio per muschi graditi a questi pesci e sempre meravigliosi quando si estendono per tutto il legno.

Le piante

Per quanto riguarda la vegetazione, come anticipato possiamo ricostruire il biotopo inserendo molte varietà di piante, tra cui anche quelle galleggianti. Sul fondo sono utilissime le specie di Cryptocorine wendtii, sia di colore marrone che verde chiaro. La loro differenza di dimensioni e di colore, creeranno un contrasto deciso e piacevole movimentando tutto il paesaggio acquatico. Inoltre sono piante che si sviluppano bene anche in zone di penombra, contemplando quindi anche la presenza di piante galleggianti che in questo contesto filtreranno sicuramente la luce una volta diffuse sulla superficie. In ogni caso per le Cryptocorine fornite un substrato ricco di nutrienti ma soprattutto effettuate una fertilizzazione liquida costante e di buona qualità. Una buona scelta può essere quella di far radicare il muschio di giava su di una radice nella stessa zona centrale dell’acquario. Anche questa soluzione può diversificare lo scenario e lo stesso muschio crescerà benissimo con le stesse condizioni delle altre piante in penombra.

Onestamente consiglio anche alcune specie sul fondo molto belle e gradite ai gurami: specie a foglia sottile come Limnophila Sessiliflora od anche la Rotala rotundifolia saranno amatissime dai gurami, mentre le zone intermedie rispetto alla sezione del centro forniranno ampi rifugi per i Cobitidi ospitati. Belle e robuste piante da fondo per questo biotopo sono anche le diverse specie di Hygrophila. Per quanto riguarda le piante galleggianti, abbiamo una vasta scelta: lo stesso ceratofillo può fare al caso vostro, anche se con gli Anabantidi la scelta che rappresenta l’eccellenza è rappresentata dalla Riccia fluitans, ideale come ancoraggio per il nido di bolle. Ottima soluzione è anche rappresentata da Hydrocotyle Leucocephala (che fa eccezione però al biotopo asiatico provenendo dal Brasile) che può anche essere ancorata al substrato, ma non mancherà di raggiungere la superficie e conquistarne ampie zone come la classica pianta galleggiante (non dimentichiamo che ha proprio questa origine). Le sottili radici delle foglie che si dirameranno in modo molto casuale saranno utilissime per le ragioni già spiegate e daranno un tocco di maggiore naturalezza a tutto l’acquario.

I pesci

Per quanto riguarda il popolamento dell’acquario e la scelta dei pesci, potete cimentarvi tra tutti gli Anabantidi più piccolini. In particolare potete associare altri pesci pacifici, come ad esempio un gruppetto di Danio. Tuttavia, essendo i primo lenti e tranquilli, non esagerate nelle dimensioni del gruppetto dei Danio, che al contrario, essendo veloci e vivaci, potrebbero causare eccessivo stress ai primi. Infine per quanto riguarda i Cobitidi, essendo una specie abbastanza pacifica, potete prendere in considerazione varie soluzioni. Anche i piccoli barbi sono adattissimi a questo biotopo, purchè presi in considerazione in alternativa ai gurami, in quanto potrebbero nei loro atteggiamenti vivaci, non solo causare stress ai coinquilini, ma anche mordicchiare le pinne  e causare quindi danni ben più gravi. Come scelta alternativa ai gurami sono comunque ben accetti: la loro colorazione in alcuni esemplari non è da meno ed inoltre permane la possibilità di convivenza con i Cobitidi e i Danio.

Ad esempio potete prendere in considerazione il barbo rosato (Puntius conchonius) che negli esemplari maschi esibisce una stupefacente colorazione rosso intenso, spesso con puntini neri sulle pinne. Un altro barbo colorato, Puntius arulius, sviluppa lunghe pinne a strascico e un colore iridescente. Puntiusfasciatus, Puntius filamentosus e Puntius ticto sono altre specie adatte a questa vasca. Nonostante questo, a mio modesto parere personale, i gurami restano la scelta migliore per questo biotopo: Colisa Lalia, Colisa Sota, Colisa Labiosa e Colisa Fasciata vi daranno tante soddisfazioni. Abbiate l’accortezza di alimentarli in modo vario e corretto e vedrete dei colori scintillanti e bellissimi.

Inoltre inserite solo un maschio ogni due/tre femmine e mai più maschi della stessa specie, causa scontri eccessivi. Tuttavia preparatevi ad assistere a scaramucce, soprattutto durante il periodo riproduttivo, anche tra maschio e femmina: tutto fa parte del gioco delle parti e della difesa del nido di bolle. Quest’ultimo verrà costruito dal maschio e costringerà la femmina a deporvi le uova che poi verranno fecondate. Spettacolare l’abbraccio tra i due esemplari nel momento dell’accoppiamento. Il maschio resterà a guardia del nido fino alla schiusa delle uova, allontanando anche la femmina, come anticipato. Vedrete che sono pesci interessantissimi da osservare, soprattutto nel periodo riproduttivo. Tutte le specie di colisa sono disponibili nei negozi specializzati e quindi non avrete difficoltà a reperirne di ottimi esemplari. Per quanto riguarda la zona del fondo, una volta creati molti rifugi e fitta vegetazione, potrete includere diverse specie di Cobitidi: una buona scelta è rappresentat da Botia Lohachata, ma fate attenzione perché a volte può innervosire i gurami ed altri pesci tranquilli. Alternative utilissime alla pulizia del fondo sono Botia Striata, la Botia nana e il Pangio Juvanicus. Esistono in realtà molte altre specie di cobitidi molto colorati provenienti dall’India, ma difficilmente li troverete disponibili dai vostri rivenditori. In ogni caso un gruppetto di 4/5 Pangio Khulii sono sempre un ottimo compromesso tra l’estetica e il rispetto del biotopo. Discorso complesso riguarda anche i pesci gatto delle zone indiane: moltissimi esemplari, come sappiamo, raggiungono dimensioni enormi e quindi non sono adatti ad essere ospitati in acquario. Una scelta disponibile può essere rappresentata da Mystus vittatus che non supera i 15 cm. Infine, anche se non compatibile con piccoli pesci e raggiunge dimensioni notevoli (quasi 25 cm), un esemplare molto particolare per convivere con i gurami è il Notopterus notopterus, detto anche pesce coltello nero. Anche questo esemplare può essere adatto a questo biotopo e le sue caratteristiche morfologiche lo rendono comunque affascinante. Onestamente nonostante queste considerazioni l’ipotesi in generale appare abbastanza impraticabile a meno che non si voglia allestire un acquario dedicato.

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