Riproduzione dei Pelvichacromis Pulcher

Questa fu la prima esperienza in acquariofilia, con tutti gli errori del caso, come il classico fritto misto, ma nonostante tutto con la gioia di una prima interessante riproduzione. Il 22/08/2007 decisi di allestire una vasca Poseidon 80x30x40 da circa 100 lt. Nell’allestire il filtro utilizzai solo prodotti Wave in particolare Glax Stone e Glax Ring per il filtraggio biologico e Master Filter per quello meccanico. Liberai le ceramiche dalla retina verificando che ciò rendeva più efficace la loro sistemazione a cavallo dei due scomparti del filtro di loro competenza. Posizionai la pompa direttamente sopra le ceramiche e tarai il termo riscaldatore a 26°. Per quanto riguarda l’allestimento decisi di optare per una ghiaia naturale inserendone circa 10 kg; come arredamento predisposi rocce calcaree con numerose cavità interne e grotte ideali per i ciclidi sia sudamericani che africani. Poiché il loro ritrovamento avvenne in montagna fu necessaria la loro ebollizione per ottenere un completo spurgamento della loro superficie interna ed esterna. Non ritenni opportuno inserire piante per il momento sostituendole con decorazioni sintetiche molto realistiche. Ovviamente ogni suppellettile compreso il ghiaietto furono abbondantemente lavati prima del loro inserimento. Per il riempimento della vasca utilizzai semplicemente l’acqua del mio rubinetto che provenendo da zone montuose è particolarmente ricca di sostanze nutrienti; calcolai un livello di riempimento di 60 lt netti aggiungendo una dose di biocondizionatore Bio Water di 15 ml inoculato direttamente nell’acqua con una siringa sterilizzata. Eliminai così cloro e metalli pesanti procedendo alla messa in funzione di tutti gli apparati: pompa, luci e termo riscaldatore erano perfettamente funzionanti. Dopo circa quattro ore l’arredamento e i vetri dell’acquario erano pieni di piccole bollicine.

Il giorno successivo 23/08/2007 iniziai a inoculare i batteri direttamente sulla lana del filtro: utilizzai il prodotto Refresh con dose di 6 ml. Le bollicine erano quasi del tutto scomparse ed il termometro applicato all’interno della vasca segnalava la temperatura di 26° perfettamente raggiunta. L’impianto luminoso restava in funzione circa 9 ore e un quarto al giorno con intervalli temporali dalle 13:20 alle 22:30. Scelsi questo intervallo di tempo in quanto mi consentiva di poter osservare la vasca durante la mia permanenza a casa. Dal terzo giorno ebbi modo di assistere ad un leggero appannamento dell’acqua (niente a che fare con acqua lattiginosa) dovuto ai batteri che si diffusero nell’acqua anche al di fuori del filtro poiché le sostanze da degradare erano molto numerose. Questo primo effetto nebbia fu destinato a svanire nell’arco di un paio di giorni senza necessità di alcun intervento particolare. Continuai quindi ad inoculare i 6 ml di Refresh nel filtro per altri sei giorni ovvero fino al 28/08/2007 quando riscontrai la necessità di inserire i primi pesci per dare lo start up definitivo ai batteri. Come norma decisi di inserire pochi pesci e soprattutto dei pulitori: dopo aver rispettato tutte le regole fondamentali dell’inserimento il mio acquario ospitava ormai due Ancistrus Leucostictus, di cui uno oro, e due Labeo Albini. La scelta di questi pesci mi sembrò giustificata dal fatto che sembravano abbastanza agili per sfuggire in futuro ai ciclidi focosi che desideravo inserire. In particolare gli Ancistrus dimostravano di gradire parecchio le rocce piene di cavità per rifuggiarvisi nelle ore di luce per poi comparire verso l’orario di spegnimento. I Labeo invece dimostravano subito grande vivacità; non tardarono a stabilire una gerarchia di base per l’accesso al cibo. Per entrambi iniziai dal giorno successivo ad alimentarli con mangime Wave Bottom somministrato ogni 3/4 giorni. Le piccole dimensioni dei pesci introdotti e i loro rifiuti, insieme ad un’alimentazione molto parsimoniosa avrebbero evitato il crescere delle alghe, facendo invece maturare il filtro biologico con calma ed efficienza. Continuato quindi ad inoculare batteri per la settimana successiva all’inserimento dei primi pesci, ovvero fino al 03/09/2007 con le solite dosi da 6 ml. Tutto procedeva senza intoppi: pesci in salute e vivaci ed acqua limpida. Il 04/09/2007 decisi di inserire altri pesci: l’eccitazione del momento e la facilità della riuscita della mia prima esperienza mi fecero commettere un grave errore. Tornai a casa con una coppia di Aequidens Maroni ed una di Geophagus Brasiliensis entrambe di circa 10 cm. Sebbene la loro compatibilità sembrò assicurata dalla vasca di loro appartenenza in negozio, appena inseriti nel mio acquario subito sorsero problemi: il maschio dei Geophagus dimostrò subito un’aggressività notevole inscenando una lotta tremenda con la femmina abbrancandosi nel vero senso della parola bocca bocca e spingendo in direzioni opposte. L’esito per tre volte fu sempre lo stesso e la femmina fu relegata all’angolo più buio dell’acquario. Anche gli altri pesci facevano capolino raramente. Solo il maschio di Geophagus girava lietamente nella vasca: era una situazione intollerabile! Il giorno successivo 05/09/2007 tornai in negozio e restituì la coppia di terminator brasiliani! Così rimasi con la coppia di Aequidens Maronii che alimentavo con Wave Basic ogni giorno sempre in maniera parsimoniosa, anche se gradivano di molto anche il Bottom che somministravo agli altri ospiti di fondo.

Tuttavia qualche problemino sorse con i Labeo che sembravano attratti dalle code a velo dei Maroni; ma dopo qualche gesto dimostrativo dei ciclidi i Labeo tornarono nelle loro posizioni. Per altri sei giorni inoculai altre dosi giornaliere di Refresh con il solito dosaggio di 6 ml fin quando non arrivò la prima manutenzione. Sostituii in data 11/09/2007 circa 16 lt di acqua sifonando il fondo e inserendo ovviamente una dose di biocondizionatore da 5 ml. La lana nel filtro era abbastanza sporca e la cambiai ponendo il batuffolo inferiore in superficie e inserendone uno nuovo sul fondo. Il giorno successivo tutto procedeva ancora bene: i pesci non sembravano aver risentito della mia prima pulizia della vasca e nuotavano felici tra le rocce. Fu allora che sentii parlare da un noto biologo (Maurizio Lodola) delle doti eccezionali dei Pelvicachromis Pulcher! In fondo avevo seguito tutte le regole di attesa per l’inserimento dei pesci e a conti fatti (calcolare per ogni cm di pesci inseriti altrettanti litri di acqua netta) avevo ancora spazio per una coppia di piccoli ciclidi. I pulcher si prestavano quindi perfettamente a completare la mia vasca. Senza indugi ne acquistai una coppia: mi ero abbastanza documentato e quindi conoscevo bene il dimorfismo sessuale della specie. Li inserii con successo in data 12/09/2007. Appena inseriti non dimostravano grande aggressività, se non fra loro: il maschio rincorreva spesso la femmina mettendola in fuga e relegandola nelle parti più nascoste. Con gli altri si limitava a qualche curioso sguardo intimidatorio. Comunque l’equilibrio si raggiunse in qualche giorno e la convivenza sembrava eccellente, tanto che persino i Labeo avevano smesso di rompere le scatole a tutti! Continuai ad inoculare come da manuale i batteri fino al 18/09/2007, riservandomi di aggiungerli ormai solo settimanalmente. In effetti il filtro sembrava ormai essere verso la via della maturazione e non avevo registrato nè la crescita di alghe nè segni di malattia nei pesci. Dopo una settimana i Pelvica erano gli abitanti più interessanti da osservare: il maschio aveva aumentato la sua colorazione e allungato le pinne caudali e dorsali; la femmina aveva una forte colorazione nell’addome rosso porpora. L’atteggiamento ostile del maschio andava via via svanendo e cominciavano a nuotare fianco a fianco nell’acquario: la coppia si stava formando. In data 02/10/2007 seconda manutenzione (questa volta con sostituzione di 25 lt con 6,5 ml di biocondizionatore) con altra dose di batteri: la lana questa volta era davvero sporchissima, visto che avevo orami raggiunto il carico complessivo massimo consentito dalla vasca. Nel filtro si vedeva il classico fanghetto tanto caro ai batteri e nel tubicino della pompa compariva una leggera patina verde. In realtà avevo sentito dire che una piccola quantità di alghe era segno di salute dell’acquario: ma nel mio caso ancora non ne avevo visto l’ombra!! Anche stavolta tutto ok per quanto riguardava i postumi della manutenzione, anche perché diventavo sempre più pratico nel sifonare. Nel frattempo registrai segni inequivocabili di corteggiamento dei Pelvica: la femmina iniziava a vibrare fortemente difronte al maschio mostrando il colore rosso porpora del ventre e piegandosi procedendo ad S. Lui all’inizio sembrò indifferente, come se non avesse interesse. Quando anche lui ricambiò i segnali vibrando con vigore era il segnale che la coppia si stava preparando. Eppure questi primi corteggiamenti non sortirono grandi risultati se non fare affiatare i due esemplari. Di contro comparvero le prime alghe: piccoli puntini verdi su due rocce. La loro diffusione si fermò a questo punto, visto che l’alimentazione era ancora regolamentata nel modo corretto e l’esposizione alla luce non era cambiata. Dunque era il segno della maturità del filtro. Altri batteri settimanali il 09/10/2007 ed il 16/10/2007. Decisi di verificare i valori dell’acqua che non avevo mai controllato prima. Questi gli esiti: PH 7.5 KH 10-15 GH 7-10 NO2 Assenti NO3 20-25. In effetti la qualità era buona con nitriti molto bassi, segno della mia attenzione dedicata all’alimentazione ed al graduale e non massiccio inserimento dei pesci (tipici errori del neofita!). E tanti sforzi furono ripagati. I Pelvica, rinvigoriti anche dalla somministrazione di Wave Artemia che alternavo alla dieta base, tornarono a mostrare segni evidenti di accoppiamento. Colori vivacissimi, pinne colorate di blu elettrico e ben in vista e soprattutto grande intesa. Il maschio era diventato molto aggressivo nei confronti di tutti gli altri e pattugliava costantemente la zona destra dell’acquario dove avevo posto una piccola ampollina bucata sul lato alto per permettere il ricircolo. Questa fase registrò purtroppo un feroce attacco nei confronti del maschio degli Aequidens Maroni che rimase menomato ad una pinna destra. I due Pelvica trascorrevano sempre più tempo nella loro zona e dentro l’ampollina, segno che la stavano pulendo per bene. I colori erano sempre più sgargianti e le vibrazioni più frequenti.

Il 18/10/2007 la femmina prese possesso definitivo dell’ampollina che lasciava solo raramente: il suo ventre nei giorni prima era evidentemente ingrossato segno della maturazione delle uova al suo interno. Avevo anche visto impercettibilmente una piccola sporgenza bianca di dietro come se fosse una specie di organo di deposizione. Con ogni probabilità era avvenuta la deposizione delle uova. Il maschio si alternava nell’entrare nell’ampolla per fecondare le uova. In data 20/10/2007 registrai il primo avvistamento degli avannotti, in realtà ancora nello stato di larve: i genitori li avevano spostati in una cavità della roccia più grande in bella vista degli osservatori umani. Osservavo pullulare una piccola massa qua e là: i nuovi nati erano ancora avvolti nel sacco vitellino e si sarebbero nutriti di esso per i prossimi 4/5 giorni. Agitavano le codine con grande vitalità. I genitori pattugliavano la zona aggredendo chiunque sostasse anche per sbaglio. Era davvero uno spettacolo osservare i genitori che si davano il cambio per l’ossigenazione degli avannotti. I piccoli saltavano qua e là sulla cavità ancora impediti dal sacco vitellino. Non a caso i salti erano più alti alla vista del ventre ancora rosso porpora della madre. Nell’orario di somministrazione del cibo troppa agitazione degli altri ospiti spinse la mamma a riportare nell’ampollina i piccoli: spettacolare osservarla mentre metteva in bocca i figlioletti per poi sputarli nell’ampolla. Il maschio aveva concesso rimbrotti a tutti, in particolare agli Ancistrus interessati alla novità del giorno! Il giorno successivo 21/10/2007 i genitori riportarono gli avannotti nella cavità esterna e potei osservarli di nuovo chiaramente. Sebbene fossero ancora larve come previsto apparivano già più visibili. Soprattutto si poteva osservare sia la mamma che il padre prendere in bocca le larve, pulirle dolcemente e risputarle nella solita cavità prescelta. Con mia grande sorpresa nel solito orario di somministrazione del cibo non notai nessun cenno di preoccupazione come la sera prima: in realtà solo mezzora prima dello spegnimento delle luci la madre ripropose quel balletto delizioso nello spostare le larve dalla cavità nell’ampollina. Dunque la realtà era che i Pelvica anche nella sera precedente avevano riportato i piccoli nell’ampolla non perché preoccupati, ma solo perché capaci di percepire la cronologia degli orari di luce e di buio, e quindi preferendo il riparo sicuro nel secondo caso. Il maschio dopo aver pattugliato il trasporto da parte della compagna ripuliva per bene la cavità che aveva ospitato i piccoli rendendola pronta per la mattina successiva. Stessa procedura fu messa in atto il giorno successivo 22/10/2007; in realtà percepivo una sorta di agitazione interna alla coppia da parte del maschio come se fosse irritato da qualche comportamento della femmina, la quale comunque rispondeva per le rime. Le larve già mostravano chiaramente la codina e i puntini neri degli occhi. Questo tipo di tensione all’interno della coppia sfociava in dimostrazioni abbastanza violente del maschio e portò alla sistemazione delle larve in una cavità posteriore dell’acquario abbandonando l’ampollina come rifugio notturno. Il 23/10/2007 la manutenzione ordinaria dell’acquario non produsse nessun trauma alla coppia che sostava costantemente nella parte posteriore della vasca, proprio di fronte alla cavità che avevano battezzato come nuova casa, lasciandomi libero di sifonare tranquillamente la parte anteriore. Le scaramucce sembravano essere terminate, o perlomeno molto attenuate. Certo non si poteva dire la stessa cosa nei confronti degli altri ospiti, ai quali il maschio riservava le solite lotte di territorio. In particolare l’Ancistrus scuro tentava spesso di arrivare attraverso cunicoli alle piccole larve. Ma la guardia e lo stato di attenzione dei genitori Pelvica era massimo. Finalmente il giorno 26/10/2007 registrai un altro avvistamento degli avannotti. Ormai da giorni la femmina si era stabilita all’interno della tana senza uscire mai, neppure per mangiare, con il maschio che pattugliava in continuazione la zona. Ma all’improvviso vidi brulicare davanti alla roccia principale piccoli pesciolini che si mimetizzavano con il fondo del ghiaietto. La presenza del padre giustificava l’assenza di tutti gli altri pesci relegati chissà in quale angolo della vasca. I piccoli erano pieni di puntini grigi e mostravano ottima salute saltellando qua e là davanti alla roccia. Ogni tanto qualcuno si allontanava innescando il risucchio del padre che poi lo risputava insieme agli altri. Tuttavia registrai l’assenza della madre che era ancora costantemente dentro la tana forse a sorvegliare altri piccoli ancora non eccessivamente cresciuti. Somministrai una piccola dose di Wave Baby e sembrò di gradimento agli avannotti. Quando la sera tornai da lavoro di loro non c’era più traccia: madre e padre erano nelle solite posizioni di controllo, ovvero la femmina nella tana e il maschio sull’uscio. Forse il padre non si era sentito sicuro a controllare da solo i piccoli che erano almeno una ventina in quella loro prima sgambata nell’acquario e li aveva riportai dentro la tana. Cmq il risultato dell’aggressività dei Pelvica oltre la pinna dell’Aequidens fu anche la coda dell’Ancistrus scuro: notai la totale mancanza di una sua porzione con mio grande rammarico in quanto l’esemplare stava raggiungendo ottime fattezze. Quando la sera  la femmina cercò di uscire dalla tana per mangiare qualcosa il maschio la costrinse con le cattive a permanere nella cavità rocciosa accanto ai figlioletti. Il 29/10/2007 registrai il fallimento della prima leva: degli avannotti non c’era più traccia, la femmina aveva perso completamente la sua colorazione accesa ed il maschio aveva smesso di pattugliare la zona. Trovai l’Ancistrus oro sbranato sul fondo senza coda né branchie, vittima della collera dei pelvica. Tuttavia molto probabilmente a mangiare gli avannotti furono i Labeo Albini, grandi predatori notturni. Così decisi di levarli dalla vasca, e aspettare il mese successivo. Al loro posto furono inseriti con successo tre Corydoras Paleatus che svolgevano molto meglio il lavoro di pulizia del fondo.

Il 05/12/2007 decisi di migliorare le condizioni naturali della vasca, oltre che estetiche, sostituendo alle piante finte quelle vere: ciò avrebbe comportato una migliore assimilazione delle sostanze inquinanti presenti nell’acqua e quindi migliorato la permanenza nell’acquario dei pesci. Optai per due esemplari di Anubias Barteri nana (diligentemente ancorate su due rocce), uno di Microsorium, uno di Echinodorus. Dopo l’inserimento, fatto coincidere di fatto con la manutenzione nello stesso giorno, tutte le piante dimostrarono grande adattabilità: le due Anubias mostrarono a pochi giorni di distanza due nuove foglie, mentre l’Echinodorus oltre a mostrarne ben quattro in rapida successione, allungava il suo stelo riproduttivo fin oltre il livello dell’acqua della vasca. In definitiva, nonostante qualche problemino provocato dalla novità degli esemplari veri al posto di quelli finti (giusto qualche fogliolina danneggiata dagli Ancistrus), potevo concludere che l’inserimento era avvenuto con successo e gli stessi pesci gradivano non poco sostare tra le foglie più naturali della nuova vegetazione. Il 15/12/2007 finalmente osservai segni inequivocabili di riavvicinamento del maschio alla femmina; durante il tempo trascorso (circa un mese e mezzo) dal fallimento della prima leva il maschio aveva relegato la femmina, come suo solito con atteggiamenti aggressivi, a bordo vasca. Di contro lei aveva fatto propria una cavità all’angolo sinistro dell’acquario e usciva quando possibile durante gli orari di somministrazione pasti. Avevo notato anche come l’aggiunta nell’alimentazione di sostanze vegetali (Wave Algas) avesse sortito buoni effetti un pò su tutti gli ospiti: gli Aequidens più di tutti allungavano sinuose le loro pinne velate. Anche i Corydoras sembravano gradire e non poco la varietà di alimentazione che offrivo. I due Pelvica tornarono dunque a dar vita a quel corteggiamento così particolare e simpatico, riempiendosi di colori e vibrando fortemente l’uno accanto all’altro. Tornarono di nuovo a nuotare felici in giro e tra le rocce e l’aggressività del maschio nei confronti degli altri pesci iniziava a dare i primi segni di intimidazione: gli stessi poveri Corydoras ormai sostavano quasi esclusivamente nella zona dell’Echinodorus, riparandosi dietro i sui steli. La zona di influenza del maschio era però diversa dalla prima volta, proprio perchè, anche per rimuovere nella mia mente il fallimento della prima leva, avevo spostato l’anfora riproduttiva nel lato opposto dell’acquario, accanto ad una delle due rocce che ospitavano ora le Anubias nane. Sia il maschio che la femmina sembravano gradire la copertura vegetale in prossimità del buco di entrata e fu subito evidente che iniziavano le opere di pulizia dell’arcata superiore del nascondiglio. Accadeva però qualcosa di nuovo rispetto alla prima esperienza: ora spesso sostavano entrambi dentro l’ampollina, mentre nel passato si erano alternati in quell’operazione preparatoria. La pancia della femmina tornava finalmente rosso ciliegia.

Il 29/12/2007 la femmina di Pelvica mostrava colori davvero sgargianti: in particolare era evidente il piccolo organo depositore segno dell’avvenuta deposizione. A far propendere per quest’ipotesi era anche l’atteggiamento del maschio che aveva aumentato di molto la sua aggressività e soprattutto entrava nell’ampollina sostando ad intervalli sempre più lunghi. La sua attività all’interno dell’anfora si concentrava sulla fecondazione delle uova deposte dalla compagna. Ero sicuro che a giorni ne avrei viste delle belle!!!!

Il 31/12/2007 l’avvenuta deposizione era ormai una certezza:la femmina non abbandonava mai l’anfora, neppure negli orari di somministrazione del cibo! Il maschio come al solito pattugliava la zona. I valori dell’acqua si avvicinavano a quelli riscontrati durante la prima covata, anche se l’acqua e le condizioni degli ospiti apparivano migliorate sicuramente grazie alla presenza delle piante, le quali a loro volta mostravano ottima salute. Le Anubias a distanza di circa due settimane avevano una fogliolina nuova, mentre l’Echinodorus aveva già prodotto una piantina figlia, egregiamente adagiata sul fondo centrale della vasca. Il 06/01/2008 ebbi modo di assistere nuovamente allo scenario della passata covata: i due genitori avevano ripulito profondamente la cavità presente sulla roccia frontale dell’acquario e in seguito di buon ora al mattino avevano trasportato tutta la prole. A primo sguardo gli avannotti sembravano godere di ottima salute, erano vivaci e colorati e i genitori come al solito si davano il cambio pattugliando la zona con costanza. Tutti gli altri pesci erano relegati all’angolo opposto della vasca. Tuttavia rispetto alla precedente esperienza notavo come gli avannotti fossero questa volta più grandi rispetto al passato: i due genitori li avevano trattenuti maggiormente all’interno dell’anfora e li avevano trasportati fuori già belli grandicelli, o perlomeno non più allo stato di larve. Decisi che li avrei nutriti il giorno successivo avendo l’impressione che avessero già assorbito totalmente il sacco vitellino. Anche questa volta a circa un’ora di distanza dallo spegnimento delle luci la femmina aveva riprodotto un interessante balletto trasportando i piccoli di nuovo all’interno dell’anfora per ripararli durante le ore di buio. Le piante godevano di ottima salute e le alghe, per altro pochissime,  sembravano aver perso la loro personale battaglia per la sopravvivenza. E tutto senza neppure aver pensato ad un impianto di co2!!! Il 08/01/2008 i piccolini ormai nuotavano in giro per l’acquario scortati diligentemente dai genitori: era divertente vedere il loro pancino diventare arancione dopo la somministrazione del cibo micronizzato. Gli avannotti sembravano godere di ottima salute  e prendevano sempre più l’iniziativa ad allontanarsi dal raggio di azione del padre, per altro più aggressivo che mai. La conseguenza di questo suo atteggiamento fu quello di relegare tutti gli altri abitanti della vasca all’angolo destro sotto le grandi foglie dell’Echinodorus. Nello stesso giorno fui costretto a provvedere alla manutenzione ordinaria, più che altro con qualche problema nel sifonare il fondo, poichè i piccolini non sembravano per nulla intimoriti dal sifone, anzi più che altro erano incuriositi e non poco. Lo stesso atteggiamento riservavano alla cannuccia che usavo con la siringa per indirizzare il cibo nell’acqua. Alla fine tutto andò correttamente e con molta attenzione agli sbalzi di temperatura che potevano esserci durante le operazioni di manutenzione, i piccoli continuavano a gironzolare felici nell’acquario. Questa volta l’orario di rientro fu posticipato a qualche minuto prima dello spegnimento delle luci con il solito balletto della madre. In questa manutenzione aggiunsi per il nutrimento delle radici delle piante anche due capsule di Wave Master Tablets, in quanto il solo ghiaietto appariva totalmente insufficiente a nutrirle a dovere (sin dall’inizio trovai antipatico adagiare uno strato di nutrimento sotto il ghiaietto….meglio le capsule…più facili da piazzare a qualche cm dalle radici). Il giorno dopo aggiunsi anche il solito fertilizzante liquido ricco di ferro (Flora Green), visto che le piante introdotte necessitavano grandi quantità di questo elemento. Tuttavia giunti alla sera del 09/01/2008 qualcosa di strano accadde ai due Pelvica, che nonostante andassero d’accordo, forse disorientati da altri fattori e forse troppo sicuri della loro supremazia nella vasca, non rientrarono i piccoli nell’anfora. Allo spegnimento delle luci pensai che ormai i due Pelvica reputassero grandi abbastanza i figlioli da passare la loro prima notte fuori il rifugio. Dopo circa dieci minuti di assoluto buio accesi per curiosità la luce della stanza e con grande sorpresa osservavo l’Aequidens maggiore  sostare tranquillamente nei pressi del piccolo gruppetto di mini pelvica e con agghiacciante non curanza ingurgitare 4 o 5 piccolini prima che il padre riuscisse a metterlo in fuga insieme al suo compare più piccolo. Fu davvero triste osservare come due macchine da guerra come i due genitori in realtà fossero così vulnerabili al buio. Se non fossi intervenuto ridonando un barlume di luce nella stanza forse anche questa esperienza si sarebbe conclusa come la precedente. In ogni caso appena misero in fuga gli Aequidens, la coppia iniziò a rastrellare i piccoli rimasti (ormai una ventina) e a portarli nell’anfora. Faticarono parecchio nel trovarli tutti nel semi-buio e trasportarli come al solito con la bocca. Il 10/01/2008 di primo mattino li ritrovai belli pimpanti adagiati fuori l’anfora sul ghiaietto a banchettare; i genitori tuttavia erano davvero allertati dall’accaduto della sera prima. A pranzo somministrai la solita dose di Wave Baby e tutto sembrava essere tornato più o meno alla normalità: rimaneva solo da verificare se questa volta i piccolini sarebbero stati trasportati allo spegnimento delle luci. Quella sera decisi di vegliare fino all’orario di spegnimento: un altro fallimento sarebbe stato fatale alla mia passione per i Pulcher! Come la sera prima i due Pelvica aspettarono lo spegnimento delle luci lasciando fuori dall’anfora i piccoli il più a lungo possibile! Ma questa volta lasciai la luce della stanza accesa e attesi gli eventi. La coppia allertata dal buio, ma ancora perfettamente operativa grazie alla fioca luce esterna, riuscì dopo circa dieci minuti a riportare tutti gli avannotti dentro l’anfora. Il regno era salvo!!! Fino al 15/01/2008 la scena si ripropose ogni sera con ottima efficienza da parte dei genitori; gli avannotti crescevano bene e di giorno in giorno anche senza la somministrazione di naupli di artemia, che rimangono comunque il cibo perfetto per queste occasioni. Nel mio caso anche il Wave Baby aveva sortito ottimi risultati. Di contro l’aspetto degli Aequidens peggiorava porporzionalmente al crescere degli avannotti: scuri ed evidentemente a disagio sostavano nascosti durante il giorno per uscire insieme ai pulitori nottetempo e consumare il cibo. Per questo motivo iniziai a somministrare il cibo poco prima dello spegnimento delle luci. Nei giorni successivi i due Pelvica si mostravano sempre protettivi nei confronti dei piccoli, ma sembravano lasciare loro più libertà d’azione: era spettacolare vederli gironzolare tra le caverne rocciose  sotto lo sguardo attento del padre. Registravo tuttavia, degli atteggiamenti di tensione tra la coppia: sia il maschio che la femmina si punzecchiavano sull’addome rincorrendosi spesso e volentieri lasciando per altro senza protezione gli avannotti. Per fortuna erano atteggiamenti fini a se stessi, nel senso che duravano qualche minuto per poi svanire e restituire i due pesciolini sempre efficienti nei riguardi dei figli. Anche durante l’orario di rientro (di solito tra le 22:30 e le 23:00) qualcosa sembrava cambiato: la mamma cercava di trattenerli il più a lungo possibile sulla roccia accanto all’anfora, procedendo pian piano all’avvicinamento al buco di entrata. In effetti le dimensioni non più piccolissime forse rendevano difficile il trasporto in bocca. Comunque per la maggioranza fu costretta ancora ad utilizzare il metodo materno, mentre per alcuni l’intento di insegnare la strada del rientro ebbe successo. Ero convinto che nel giro di qualche giorno tutti i piccoli Pelvica avrebbero seguito la madre nell’anfora senza essere trasportati. Il 21/01/2008 la rottura tra i due Pelvica era ormai assodata: continuavano incessantemente a punzecchiarsi sull’addome, mentre i piccoli rimanevano fermi immobili mimetizzandosi tra la ghiaia. In particolare questo atteggiamento produsse uno spaccamento evidente: 10 avannotti rimasero sotto le cure del padre, mentre gli altri 9 con la madre tra le folgie del Microsorium. In realtà a tratti il gruppetto tornava unito, soprattutto nelle ore di buio quando l’attenzione doveva essere massima. Infatti ormai gli avannotti erano troppo grandi, essendo circa mezzo cm, per poter essere trasportati in bocca e soprattutto spinti dalla loro curiosità non volevano saperne di rientrare nell’anfora. Ma apparivano anche più furbi per essere mangiati dagli altri pesci: la loro percezione del pericolo li teneva lontani dalle zone difficili. Ormai rimanere fuori dall’anfora nelle ore notturne non era più un problema e non riscontrai altre defezioni. O perlomeno ad eccezione dell’assenza di un corydoras che era latitante da diverso tempo, tutto sembrava essere nei limiti della sopportazione! Il 28/01/2008 i piccoli ormai erano totalmente autosufficienti, vagavano nell’acquario senza protezione dei genitori, capaci di sparire repentinamente tra le rocce al minimo accenno di pericolo. Inoltre ormai si dimostravano abbastanza capaci di rosicchiare il mangime che normalmente somministravo agli altri coinquilini. La mia riproduzione di Pelvica era ormai conclusa con 14 ottimi esemplari nuovi nella vasca.

CONSIGLI UTILI ED ERRORI DA NON COMMETTERE

  • Evitare assolutamente altre coppie di ciclidi in vasca, non tanto per i pelvica ma per la loro incolumità; i miei Aequidens sono stati due mesi in totale sofferenza

  • Il rifugio per la deposizione deve essere sempre con l’entrata sulla superficie superiore; credo che questo abbia fatto la differenza anche se non comprovato

  • NON CIMENTATEVI nella riproduzione dei pelvica a meno che non abbiate già sicura la destinazione dei nuovi nati, visto che le riproduzioni una volta riuscite sono costanti!

  • Allestite la vasca con una coppia soltanto e qualche pulitore.

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