Acidificare l’acqua

La problematica di come acidificare l’acqua dei nostri acquari in maniera efficiente è quanto mai attuale, soprattutto considerando il fatto che il commercio propone in continuazione prodotti miracolosi che possono aiutarci nello scopo, ma che ahimè, quasi sempre finiscono per procurare più danni che vantaggi nella gestione della vasca. Nasce quindi l’esigenza di capire quali siano i metodi migliori per ottenere risultati soddisfacenti nel breve e nel lungo periodo. La ricerca di valori teneri ed acidi è da sempre un forte richiamo per la maggior parte degli acquariofili: in effetti, a ben guardare, la maggior parte delle specie ospitabili in acquario necessita di acqua tenera e acida a diversi gradi di intensità. Se volessimo rimanere invece su valori duri e alcalini, la scelta diventerebbe molto ridotta: poecilidi, ciclidi africani dei grandi laghi, parte dei melanotaeniadi e gran parte dei killifish, forse rappresenterebbero le uniche alternative. Partendo dal presupposto che è assolutamente possibile creare meravigliosi acquari anche con le specie elencate, tuttavia, è innegabile che la scelta di biotopi amazzonici sia di gran lunga preferita a simili circostanze. Come in tutte le cose della vita, anche per noi acquariofili arriva il momento in cui chiediamo qualcosa di più al nostro hobby, e dopo aver riprodotto a sfascio guppy e porta spada, decidiamo di fare il grande passo e cambiare biotopo.

Quasi sempre il commerciante cercherà di convincerci che i pesci che vende nel suo negozio vivranno tutti benissimo in acqua di rubinetto e che lui stesso li conserva in vasche con tali caratteristiche. L’acquariofilo consapevole e coscienzioso non deve cadere nel tranello, e non può e non deve credere che un Ramirezi possa vivere bene in acqua dura e alcalina, oppure che Discus e Scalari sono ormai abituati a simili valori. Chi scrive ritiene che per quanto sia, la riproduzione in cattività non potrà mai cancellare la struttura genetica di una specie: ne consegue che anche se la maggior parte dei pesci che acquistiamo sono nati in acqua di rubinetto, va da sé che offrendo i valori più vicini possibili ai loro luoghi naturali, garantiremo un’aspettativa di vita più lunga e potremo godere della naturalezza dei loro colori e dei loro comportamenti in maniera più evidente. Il consiglio quindi, è quello di rispettare ciò che la natura ha stabilito in tanti anni di vita: vedrete che anche le riproduzioni saranno più copiose e fruttifere rispetto ai tentativi stentati o addirittura assenti, registrati in acqua di rubinetto. Senza contare il fatto che con le giuste condizioni i vostri esemplari saranno più resistenti a malattie e parassiti.

Pertanto, dal mio punto di vista, l’analisi dei vari metodi su come acidificare l’acqua, è quanto mai interessante ed attuale. Lasciando da parte le nozioni di chimica e tutto quanto sia scolastico riguardo il concetto di acidità dell’acqua, come mio solito cercherò di rilevare l’aspetto pratico della questione, in termini molto chiari e comprensibili anche al neofita, che comunque dovrebbe già possedere il minimo sindacabile per quanto riguarda il concetto di ph.

Prima di passare in rassegna però i vari metodi, è bene almeno premettere che il concetto di acidità va di pari passo con la gestione della durezza dell’acqua, ovvero il famoso kh e il meno famoso gh: il primo rappresenta la durezza carbonatica, il secondo la durezza totale. Come sappiamo il kh  attraverso i carbonati di calcio esercita un potere tampone sul ph, mantenendolo di fatto costante nel tempo. A valori maggiori di kh seguiranno valori stabili di ph. Va da sé che nel momento in cui decideremo di avere un ph basso, sarà necessario inibire il potere tampone del kh abbassandone il grado, altrimenti qualsiasi ritrovato naturale o chimico che fosse, non sortirà gli effetti sperati. Il metodo migliore per abbassare il kh del vostro acquario è senza dubbio quello di tagliare l’acqua di rubinetto con acqua osmosi, che come sappiamo è priva di Sali. Un buon impianto domestico è in grado di fornirci il quantitativo desiderato in base alle nostre esigenze: consiglio quindi vivamente l’acquisto, che alla lunga vi ripagherà dello sforzo economico iniziale. L’acqua osmotica ridurrà percentualmente la presenza dei Sali nella vostra acqua a seconda del suo utilizzo. Se parto da un’acqua di rubinetto con kh 10 (quindi potere tampone elevato che non farà scendere il mio ph), e voglio ottenere un valore basso, come ad esempio kh 3, significa che dovrò miscelare il 70% di acqua osmosi con il 30% di rubinetto. Il tutto ovviamente rapportato al litraggio netto della mia vasca: tale percentuale di miscelazione dovrà essere mantenuta anche nella composizione dell’acqua dei cambi settimanali.

Attuato il primo passo, riducendo il potere tampone del kh, non resta che scegliere quale sia il metodo migliore per ottenere di fatto un’acidificazione dell’acqua. Bisogna dire che in assoluto non penso esista un metodo migliore rispetto ad un altro, nel senso che ognuno è funzionale ad uno scopo, e mostra varie caratteristiche a seconda di ciò che vogliamo ottenere. Infatti, molto dipende anche dalle specie che vogliamo ospitare in acquario, che quindi gradiranno valori più o meno acidi, sia in riferimento al semplice allevamento che ai tentativi di riproduzione. Tuttavia, in generale potremo schematizzare gli elementi utili allo scopo in tre fasce di analisi:

  1. Somministrazione di Co2
  2. Prodotti naturali
  3. Prodotti chimici

La somministrazione di co2 è un metodo molto utile soprattutto se volete ospitare piante sane e rigogliose in acquario. In questo caso otterrete due vantaggi: l’acidificazione dell’acqua, e la fertilizzazione delle piante. Ciò non toglie che potete applicarlo anche senza la coltivazione di piante acquatiche, ma è ovvio che il metodo perderebbe parte della sua utilità. Tuttavia, non è proprio quello più economico: serve un impianto di erogazione con bombola annessa, e se si vuole fare le cose per bene, evitando pericolose oscillazioni di ph, è bene aggiungere un ph metro con sonda ed elettrovalvola. Potete ovviamente relazionare il kh e il ph secondo la ben nota tabella che stabilisce una certa concentrazione di co2 in funzione di determinati valori degli altri due componenti. Una volta quindi ottenuto un certo kh attraverso il taglio con l’osmosi, non dovete far altro che tarare il ph metro sul livello di ph desiderato (la tabella vi indicherà quali valori siano idonei in base al vostro kh) e lasciare l’erogazione sempre aperta in modo da raggiungere quel valore. Una volta raggiunto l’elettrovalvola si chiuderà fermando l’entrata della co2. Quando invece il livello di ph tenderà a salire rispetto a quello che avete impostato, l’elettrovalvola collegata al ph metro aprirà l’entrata di co2 che con il tempo ristabilirà il valore corretto facendo scendere il ph. In questo modo sarete sicuri di avere acqua acida e tenera e una concentrazione di co2 che sia ideale per le piante e non tossica per i pesci che ospitate. I pro di questo sistema sono sinceramente molti: tranquillità nella stabilità dei valori e doppio vantaggio come già detto prima. A sfavore concorrono il prezzo iniziale dell’impianto, mentre invece il costo delle ricariche di una bombola è molto basso se applicato da un qualsiasi centro anti incendio della vostra zona. Esiste anche un certo costo, seppur esiguo di taratura della sonda del ph metro, che dovrà essere ritarata almeno ogni tre mesi, meglio ogni due. Essendo un sistema tecnologico, un grande svantaggio risiede nel fatto che qualsiasi componente può rompersi in qualsiasi momento e quindi dovrete essere pronti alla sostituzione più immediata possibile per non minare i valori presenti in vasca. Tutto questo ovviamente ha dei costi aggiuntivi, ma se siete fortunati, vi toccherà sostenere solamente i costi di mantenimento, bassi ma pur sempre presenti. Posso però garantirvi che un acquario con molte piante in salute e pesci dai colori meravigliosi che vivono con valori a loro congeniali non ha eguali in campo acquariofilo. Pertanto se volete coltivare anche piante e siete metodici nella gestione dell’impianto di erogazione, e soprattutto vigili sul suo funzionamento, questo sistema vi garantirà ampi successi.

Esistono altri metodi cosiddetti naturali, che permettono di acidificare l’acqua senza grande dispendio di attrezzatura tecnologica e altre problematiche. Anche questi metodi però, devono essere monitorati con cautela proprio perché non soggetti ad un approccio controllato da un macchinario. Sto parlando di elementi del tutto naturali come la torba, le pigne di ontano, le foglie di catappa o quelle di quercia.

Il metodo naturale più diffuso e probabilmente più efficace è senza dubbio la torba. Questa viene venduta in confezioni preferibilmente in granuli appositamente per uso acquariofilo, e sebbene molti abbiano sperimentato soluzioni low cost con la torba da giardino e altre simili, posso ritenermi tranquillo solo con l’acquisto di prodotti specifici per acquariologia. Il costo non è elevatissimo e quindi la spesa è tutt’altro che proibitiva. Solitamente insieme al sacchetto di torba, viene venduto nella confezione anche una calza che permette l’inserimento del materiale al suo interno. Infatti, per avere il suo effetto acidificante, la torba deve entrare in contatto con l’acqua del vostro acquario. In generale è una buona collocazione l’ultimo scompartimento del filtro, sia esso interno che esterno, dove potrà essere alloggiata all’interno della sua calza. La prima domanda è ovviamente quanta dovremmo inserirne: una risposta certa non esiste, nel senso che sarà l’acquariofilo a sperimentare quale quantità è necessaria per raggiungere il valore di ph desiderato. Il consiglio come sempre è quello di procedere per gradi: iniziate con un quantitativo minimo fino ad arrivare al massimo ad 1 grammo per litro. La torba ha un grande potere acidificante, quindi con kh basso non tarderà ad acidificare l’acqua: noterete subito che l’acqua prenderà una colorazione ambrata molto gradita ai vostri pesci. È infatti il segno che la torba sta rilasciando acidi umici molto graditi alla salute dei vostri pesci. Di contro, se avete piante molto esigenti in fatto di luce, l’acqua ambrata ridurrà la possibilità di acquisizione, creando problemi alla fotosintesi. La torba cederà la maggior parte dei suoi effetti nei primi dieci giorni, salvo poi stabilizzare il valore raggiunto: infatti, essa cederà non solo acidi umici, ma anche fulvici, che di fatto avranno la funzione importantissima di sostituirsi al potere tampone offerto dal kh. Con il suo utilizzo avrete quindi un valore di ph basso, abbastanza stabile e con un kh altrettanto basso: il rischio di una forte oscillazione di ph può sempre verificarsi, ma non più di quanto non avvenga anche con l’utilizzo di co2 o altri elementi dove l’abbassamento del potere tampone del kh non viene compensato da nessun altro elemento. Il monitoraggio dei valori è sempre consigliato e soprattutto sarà fondamentale durante il primo utilizzo per tarare la quantità giusta per ottenere il valore desiderato. Una buona accortezza è quella di inserire il quantitativo di torba in due sacchetti diversi, in modo da sostituirne solo una parte quando inizierà a venir meno la sua attività. In questo modo assicurerete una certa continuità ai valori e non un brusco cambio. Infatti, ovviamente, la torba cederà tutti i suoi acidi in certo periodo di tempo: buona norma è sostituirla una volta al mese, anche se alcune tipologie possono durare più a lungo. Come nel caso del quantitativo, anche nel caso della durata dovrete fare esperienza, e capirete da soli più o meno qual è la tempistica di sostituzione nel vostro acquario. La torba agirà anche sul kh abbassandolo ulteriormente, ma come detto questo non dovrà preoccuparvi in quanto gli acidi fulvici rilasciati si sostituiranno alla sua funzione tampone. Per questa ragione però, è bene non torbare l’acqua dei cambi, in modo che almeno in parte, avverrà il reintegro di una certa quantità di Sali, stabilità come sempre dalla miscela osmosi + rubinetto. Ritengo che l’utilizzo della torba sia il metodo naturale più efficace, e quindi maggiormente consigliabile. Non solo per il suo forte potere acidificante, ma anche per gli acidi umici che saranno graditi ai vostri pesci. Inoltre, a parte la fase iniziale di taratura di quantità e tempistiche, il suo utilizzo è semplice e soprattutto naturale. Considerando anche che il costo non è eccessivo, la torba rimane il ritrovato più gettonato per ottenere valori acidi e teneri soprattutto durante le fasi riproduttive. Non dimenticate inoltre che la sua attività ridurrà di molto la carica batterica dell’acqua, evitando problemi per le eventuali uova deposte e in generale per la salute dei pesci.

Torba allo stato naturale

Altro metodo naturale molto utilizzato è quello delle foglie di catappa. Il loro costo è veramente esiguo e sebbene non abbiano la stessa grande capacità di acidificare l’acqua come la torba, sono abbastanza diffuse ed efficaci. Vengono inserite direttamente all’interno della vasca e quindi svolgono anche un certo compito estetico, a dir la verità apprezzabile. In questo contesto saranno anche un valido rifugio per pesci da fondo o caridine che tra l’altro gradiranno cibarsene nel momento in cui si sfalderanno. Infatti, tali foglie dopo una certa permanenza in acqua inizieranno a sfaldarsi, segno che la loro attività sta terminando. Bisogna a quel punto rimuoverle pena inquinamento eccessivo dell’acqua. Inoltre, se lasciate troppo tempo sul fondo tenderanno a dar vita ad una sorta di piccola melma che oltre ad inquinare, può rischiare di intasare il filtro. Sicuramente il basso costo attira, ma tutte queste considerazioni personalmente la rendono meno funzionale rispetto alla torba, che a mio avviso rimane la scelta migliore. Anche in questo caso dosate in base all’esperienza quante foglie inserire.

Foglie di Catappa

Altra soluzione naturale è quella delle pignette di ontano. Anch’esse vengono inserite nell’acquario creando delle soluzioni estetiche molto apprezzabili. A differenza delle foglie di catappa però, non si sbriciolano e non creano alcuna patina melmosa. Bisogna dire poi che sono facilmente rimovibili durante la fase di manutenzione dell’acquario o di sifonamento del fondo. Di contro la loro azione acidificante è minore rispetto a quella della torba e delle foglie di catappa, ma di certo la colorazione che assume l’acqua è di gran lunga più appagante dal punto di vista estetico rispetto anche alla torba. Potete quindi inserirne quante necessitano per raggiungere i valori che desiderate, in maniera graduale, in quanto possono resistere per diversi mesi in acqua senza grandi effetti negativi per l’ecosistema. Fate attenzione se le raccogliete in natura, in quanto cercate di evitare contaminazioni di sostanze varie finite per qualche motivo sulle pigne (medicinali, scarichi di automobili etc.). Se scegliete di acquistarle il prezzo sarà comunque molto contenuto.

Pignette di Ontano

Una soluzione a metà tra le foglie di catappa e le pigne di ontano, sono sicuramente le foglie di quercia. Anch’esse devono essere bene essiccate per svolgere la funzione acidificante dell’acqua e dall’esperienza registrata tendono a marcire o sfaldarsi in maniera meno veloce rispetto a quelle di catappa, ma non resistono diversi mesi come nel caso delle pigne di ontano. Anche il potere acidificante non è così forte e impiegano un po’ più tempo per far scendere il ph. Anche in questo caso, essendo per la maggior parte raccolte in natura, dovete stare attenti all’introduzione di eventuali agenti patogeni in vasca.

Foglie di Quercia essiccate

Esistono altri elementi naturali che potrebbero essere utilizzati, come la magnolia ad esempio, ma onestamente credo che quelli più diffusi siano quelli appena enunciati e pertanto ritengo che la trattazione possa terminare qui. Una cosa che è bene sottolineare a conclusione dell’analisi dei rimedi naturali di acidificazione dell’acqua, è che ovviamente in questi casi non vale l’applicazione della famosa tabella kh/ph. Nel senso che a parità di valori ottenuti con la torba o altro metodo naturale, non avrò prodotto disponibilità di carbonio come con l’insufflazione di co2. Pertanto aver raggiunto determinati valori con metodi naturali di ph e kh non mi darà una concentrazione in ppm di anidride carbonica come risultante nella famosa tabella. Avrò quel valore solo nel caso in cui sia raggiunto grazie alla co2: la tabella vale quindi solo quando viene utilizzata la co2 come elemento acidificante; utilizzando altri elementi il discorso ovviamente non è più valido.

Infine una piccola citazione merita l’acidificazione chimica dell’acqua. Ho deciso di trattare questo punto alla fine perché credo che sia davvero l’ultima spiaggia per ottenere determinati valori. Anzi, se volete la mia personale opinione, più che l’ultima spiaggia, è proprio una metodologia da evitare. Ritengo infatti, che tutti gli altri sistemi enunciati in precedenza siano facilmente gestibili con un po’ di pazienza e di pratica. Pertanto, non vi rifugiate verso prodotti miracolosi che vi faranno raggiungere il valore desiderato in breve tempo. Il riferimento ovviamente va a diversi prodotti commercializzati anche in rete: se volete saperlo, li ho utilizzati solo in un’occasione, ovvero la rimozione di vecchie incrostature di calcare in vecchi acquari da portare a nuovo. Per questa operazione devo dirvi che prodotti come il ph minus sono eccezionali, ma per il resto lasciate stare.

In ogni caso c’è veramente poco da dire, nel senso che basta acquistare il flaconcino e seguire i dosaggi indicati nella confezione per raggiungere più o meno determinati valori. Non ho mai creduto nella gestione chimica vera e propria della vasca. È come quando per combattere le alghe si acquistano prodotti chimici e non si va alla causa vera della loro proliferazione: quella non è acquariofilia, è solo un rimedio passeggero. Il vero acquariofilo ascolta la natura e sa che solo in essa troverà la soluzione per la gestione degli equilibri della sua vasca. Pertanto, anche nel caso dell’acidificazione dell’acqua, il consiglio è il medesimo: preferite sempre metodi naturali a quelli chimici perché solo i primi saranno in completa sintonia con l’equilibrio naturale che volete creare. La strada più facile non è sempre quella più corta: abbiate pazienza e imparate a gestire l’effetto di elementi come la torba o tutti gli altri. E nel caso di coltivazione di piante poi, l’erogazione di co2 diventa fondamentale. Evitate quindi flaconi magici, l’unica magia di cui dovete godere nel vostro salotto è quella della vostra vasca!

FONTI IMMAGINI: pollicegreen.com; acquariofossolo.it; agraria.org; cronachedalpollaio.blogspot.com.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *