Combattere l’ictio

Durante la mia modesta carriera di acquariofilo non ho mai avuto modo di affrontare una delle più famose malattie di pesci d’acquario, ovvero l’ictiofiriasi meglio conosciuta come malattia dei puntini bianchi. Eppure, il tragico evento è accaduto proprio in quella che è stata da sempre la mia vasca di punta e soprattutto quella che ho sempre considerato la vasca della maturità. Infatti, tale acquario ormai da tempo, ospitava Discus in perfetta salute, con una folta vegetazione sullo sfondo: tale acquario, per quanto difficile da mantenere e gestire, non ha mai fatto registrare perdite di alcun genere, ne tantomeno problematiche contorte. Tutto è filato via liscio negli anni, grazie ad una scrupolosa gestione della vasca e perché no…grazie ad un pizzico di fortuna che non guasta mai!

Proprio nel periodo di gioia e fervore per i primi tentativi di deposizione, ho dovuto fare i conti anch’io con i famosi puntini bianchi. Infatti, questa malattia appare sempre in agguato e non a caso è la più diffusa, e si presenta anche in vasche da sempre in perfetto equilibrio. La motivazione è semplice: quasi sempre la sua comparsa coincide con l’inserimento di un nuovo elemento che all’inizio non presenta i sintomi tipici della malattia, ma di fatto è già un ottimo veicolo del protozoo che la genera. Inoltre non sottovalutate lo schock termico come fattore scatenante dell’infezione: spesso la malattia è dormiente e si attiva proprio difronte ad uno sbalzo termico dovuto a dei cambi d’acqua troppo frettolosi e non idonei a livello di temperatura. I pesci che subiscono un brusco raffreddamento tendono ad essere colpiti dal parassita.

Capite da soli che per evitare una cosa simile, come anche altre malattie ancora più complesse, la soluzione migliore è sempre la prevenzione: vasche di quarantena vengono utilizzate sempre più spesso da molti acquariofili per visionare un nuovo pesce ed evitare il contagio delle proprie vasche. Personalmente purtroppo non ho mai fatto utilizzo di una vasca di quarantena per tutta una serie di motivi: primo fra tutti lo spazio mancante. Pertanto, solo ora mi rendo conto che prima o poi era inevitabile incontrare la malattia più diffusa in acquariofilia.

Nel mio caso l’evento è accaduto a seguito dell’inserimento di una femmina di Ramirezi per far compagnia al maschio già presente ed in perfetta salute. A primo sguardo anche la femmina di Ramirezi sembrava tale. In vasca erano presenti anche tre Ancistrus e un centinaio di Red Cherry. Purtroppo per qualche giorno dopo l’inserimento ho perso di vista la femmina che incalzata dal maschio si nascondeva tra la fitta vegetazione. La osservavo solo di tanto in tanto quanto usciva fuori per mangiare: chi conosce i ram sa che hanno numerose macchie scintillanti su tutto il corpo e quindi non ho fatto molto caso alla presenza di puntini bianchi o meno.  Dopo circa tre giorni ho iniziato a notare in maniera evidente dei puntini bianchi sulle pinne dei Discus che pian piano tendevano ad invadere anche il corpo dei pesci. Solo allora ho avuto modo di notare che anche la femmina di Ramirezi aveva diverse presenze su tutto il corpo. Non c’è che dire, l’ictio si era presentato come nel più classico dei casi.

Sicuramente la comparsa di piccoli puntini bianchi è il primo segnale della malattia: essa è dovuta al protozoo Ichthyophtirius multifiliis che si insedia sulla pelle dei pesci e si nutre attraverso la perforazione di alcuni piccoli vasi sanguigni. Quando è al massimo del suo ciclo vitale, fora l’epidermide e si stacca dall’ospite, cadendo sul substrato oppure ancorandosi in altri supporti. Una volta ancorati sul fondo si riproducono in spore in un numero molto variabile che genera in un tempo ridotto altri migliaia di elementi che sono pronti di nuovo a infettare i pesci presenti in vasca. Per tutti questi motivi l’ictio è considerato una malattia contagiosissima.

I sintomi sono evidenti: il pesce risulta colpito da una serie di piccole macchie bianche sparse su tutto il corpo e sulle pinne, di solito mantenute chiuse; per questo il nuoto appare quasi ondulato e si notano facilmente segni di sfregamento sulla cute dovuti al prurito forte che subiscono. In queste condizioni un pesce può essere debilitato in poco tempo e morire anche a causa di altre patologie che trovano strada fertile nelle ferite della cute inferte dal protozoo. Accorgersi subito della malattia è quindi di fondamentale importanza. Nel mio caso, posso affermare che probabilmente ha fatto la differenza tra un successo e un insuccesso.

La problematica principale nell’affrontare una malattia del genere consiste nel fatto che bisogna andare a colpire proprio i parassiti appena schiusi e in cerca dell’ospite. Infatti, una volta incistati sull’epidermide del pesce, di fatto sembrano resistere molto bene ai medicinali. Quindi l’unica soluzione è colpirli quando ancora non raggiungono il loro scopo.

La prima operazione che può essere fatta, è sicuramente quella della termoterapia, ovvero l’innalzamento della temperatura in acquario anche fino a 32/33 gradi. Ovviamente questa operazione serve soprattutto se ci troviamo difronte ad uno stadio iniziale della malattia: in caso di infestazione violenta e conclamata è meglio ricorrere subito ai medicinali. Tale terapia deve essere protratta per almeno dieci giorni, durante i quali è bene verificare l’esito che produce man mano. Se a metà cura non ci sono miglioramenti è bene procedere in maniera diversa. Di fatto l’aumento della temperatura tende ad accelerare il ciclo metabolico del parassita che dopo un certo periodo di tempo diventa fatale.

Nel mio caso avendo tutti pesci robusti in vasca che ben tollerano le alte temperature, non ho esitato ad alzare di un grado al giorno la temperatura fino ad arrivare ai classici 32 gradi. È bene che questo venga fatto in maniera graduale, altrimenti un ulteriore schock termico comprometterebbe ulteriormente la situazione. Dopo cinque giorni però non vedevo la situazione migliorare, anzi, i Discus si sfregavano così forte sugli arredi da disegnare dei segni notevoli sulla loro splendida livrea. Decisi quindi che il primo tentativo di intervento non era andato a buon fine ed era il caso di somministrare un medicinale. La temperatura elevata avrebbe aiutato comunque il proseguo della cura, quindi la lasciai inalterata.

Decisi quindi di affidarmi ad uno dei farmaci più commercializzati per l’ictio e sicuramente valido: il Faunamor. In realtà molti risolvono la malattia con del blu di metilene, con dosaggi pari a 3 ml ogni 10 litri di acqua per una durata di tre giorni. Anche questa soluzione è altrettanto testata ed efficace, ma almeno nel mio caso ho incontrato diversi problemi: le farmacie della mia città non commercializzano il prodotto, che quindi doveva essere acquistato on line. Ovvio che non potevo permettermi di aspettare ulteriori giorni. Per questo ho acquistato il Faunamor nel negozio di acquariofilia della mia città, dove è sempre disponibile. Quindi ragioni di tempismo nell’intervento mi hanno spinto in questa direzione.

La confezione da 20 ml del medicinale

Per quanto riguarda il Faunamor comunque, le istruzioni da seguire sono abbastanza chiare e non ho fatto altro che seguirle in toto. Visto che navigando sul web ho notato che molti al contrario hanno sollevato diversi dubbi sulla loro comprensione, elenco di seguito la cura che ho applicato:

1 giorno: Ho effettuato un cambio d’acqua facendo scrupolosamente attenzione a reintegrare l’acqua con la medesima temperatura di quella presente in vasca. Questo non viene consigliato nelle istruzioni del medicinale, ma io volevo assicurarmi di avere nitrati bassi in vasca visto che avevo deciso di staccare il filtro esterno e metterlo a lavorare in disparte nel bidone contenete l’acqua del cambio. Tutto questo evitava dei danni notevoli al materiale filtrante e soprattutto ai batteri, che subiscono molto la somministrazione del medicinale. Dopo aver sistemato il filtro esterno, ho applicato una pompa di ricircolo nella stessa posizione che nella vasca occupava il collo di mandata del filtro: questo garantiva un movimento della superficie e quindi una ossigenazione in presenza del medicinale. Per questi stessi motivi ho interrotto la somministrazione di co2. Infine ho somministrato il medicinale secondo il dosaggio di 1 ml ogni 100 litri di acqua: nel mio caso avendo 200 lt gli ml sono stati 2. Ho interrotto la somministrazione di qualsiasi forma di cibo;

2 giorno: Ho proseguito con la somministrazione del medicinale secondo le dosi indicate;

3 giorno: Ho interrotto la somministrazione del medicinale, ho riattivato il filtro in vasca e sono tornato ad alimentare i pesci;

4 giorno: Normale gestione della vasca con filtro attivo e somministrazione di mangime;

5 giorno: Normale gestione della vasca con filtro attivo e somministrazione di mangime;

6 giorno: Normale gestione della vasca con filtro attivo e somministrazione di mangime;

7 giorno: Sono tornato a somministrare il medicinale secondo le dosi consigliate; prima però ho tolto nuovamente il filtro per farlo lavorare sempre nel solito contenitore con acqua dell’acquario; ho aggiunto la pompa di ricircolo per ossigenare;  ovviamente ho interrotto anche la somministrazione di cibo;

8 giorno: Non ho somministrato il medicinale, ma ho effettuato un cambio d’acqua del 30%, riattivato il filtro in vasca facendo attenzione di inserire carboni attivi per rimuovere tutti i residui della medicina ancora presente in vasca (li ho tenuti nel filtro per almeno una settimana), sono tornato a somministrare il mangime e ho riattivato anche la co2; contemporaneamente ho iniziato ad abbassare la temperatura per riportarla gradualmente nel giro di qualche giorno a quella di partenza. La vasca quindi ha ripreso la sua vita normale a livello gestionale: durante la ripresa ho pensato fosse corretto inserire nel filtro un attivatore batterico per sostituire di fatto le perdite che si erano registrate, nonostante l’operazione di salvaguardia effettuata.

Devo dire che nonostante l’inizio scioccante della presenza della malattia, assolutamente inaspettata, tutto sommato ho aggiunto ulteriore esperienza al mio bagaglio personale, e non è stata un’esperienza così negativa. Ora conosco la malattia, e soprattutto posso dire che il rimedio attuato ha dato tutti i frutti sperati: il medicinale Faunamor contiene blu di metilene, verde di malachite, acriflavina, tutti componenti in grado di debellare con successo questa invasione. I miei Discus già il terzo giorno di cura erano migliorati parecchio per guarire nei giorni successivi in maniera completa. Anche le modalità di dosaggio della cura sembrano bene studiate: il ciclo del settimo giorno serve per uccidere gli ultimi parassiti nati dalle cisti più ritardatarie. In questo  modo non dovrebbe più verificarsi alcuna infezione al termine della cura, a meno che non si reintroduca il protozoo in vasca con l’inserimento di nuovi soggetti. Pertanto non posso far altro che considerare il farmaco e le modalità di somministrazione come pienamente efficaci contro la malattia, e sento di consigliare a tutti il suo utilizzo in casi simili.

Tra tanti elogi è bene però indicare alcune controindicazioni che una somministrazione del genere comporta: se avete gasteropodi o crostacei in vasca, è bene spostarli subito in altro loco in quanto non reggerebbero l’urto della cura e morirebbero in maniera sistematica. Personalmente ho registrato la perdita di quasi tutte le caridine che avevo in vasca, ma nel mio caso sarebbe stato difficile pescarle tutte e metterle al sicuro: ci sono riuscito con una decina di esemplari che sicuramente in futuro saranno in grado di ripopolare la vasca. Diciamo che tra i due sacrifici, Discus o Caridine, ho scelto quello minore! Se poi in aggiunta voleste dare anche una bella pulita dalle lumachine infestanti, grandi problemi non dovreste farvene, ma ripeto, se avete caridine o altri crostacei in vasca è bene considerare la cosa. Spesso, anche pesci gatto, come i Corydoras, non reggono tale somministrazione. Quindi abbiate l’accortezza di rispettare queste indicazioni, e procedere con cautela in base agli ospiti che avete in acquario. Per il resto se seguirete in maniera completa le indicazioni del produttore, noterete che l’Ictio con il Faunamor ha i giorni contati!

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