Ancistrus: un’insolita riproduzione

Anicstrus spp è forse uno dei pesci più conosciuti da tutti gli acquariofili. Diciamo la verità, ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, ha ospitato questo burbero ospite nel proprio acquario, osservandolo brucare sugli arredi o attaccato ai vetri della vasca. Accompagnato dalla solita fama di pesce pulitore, spesso ci si dimentica che in realtà l’Ancistrus è un pesce come gli altri, che necessita di proprie particolari attenzioni e che non sostituirà mai a noi stessi per tenere pulito l’acquario. Anzi, se li osserverete bene producono molti più rifiuti di molte altre specie solitamente diffuse in acquariofilia. In ogni caso è anche vero che sebbene l’inzio dell’allevamento sia sempre dettato dalla necessità (ripeto più mentale che altro) di avere un pesce “pulitore” in acquario, con il passare del tempo è facile affezzionarsi a questo simpatico esemplare. Da giovane tollera altri conspecifici, ma con l’età diventa un burbero brontolone, che sta sempre sulle sue, schivo e sornione, che dorme il giorno in tane e anfratti, mentre di notte diventa molto attivo e si ciba volentieri. Per questo motivo l’acquario ideale per ospitarli deve prevedere molti rifugi fatti di legni e rocce: soprattutto i primi svolgono una funzione molto importante nella loro dieta, cedendo sostanze come la lignina che permettono e agevolano la digestione del pesce. Il fondo sabbioso può completare il tutto. Hanno certo una fama di mangiatori di piante, particolarmente Echinodorus con foglie giovanie  tenere, ma se alimentati correttamente anche questo incoveniente si riduce al minimo. Sono ospiti molto graditi e poco problematici: accettano quasi tutti i valori dell’acqua, ad eccezione ovviamente di quelli veramente estremi, ed anche in fatto di temperatura accettano range abbastanza ampi, a patto di non scendere sotto i classici 25 gradi. Essendo molto territoriali in età adulta, è bene non ospitare più di una coppia in acquari al di sotto di 60/80 litri, badando bene che vi sia abbastanza superficie in lunghezza per stabilire un proprio territorio o una propria tana. Infatti, sono pesci che occupano il fondo vasca e quindi la colonna d’acqua non riveste per loro grande importanza, almeno per la suddivisione del territorio. La colorazione solitamente è brunastra/nera di fondo con pallini bianchi suddivisi su tutto il corpo, che presenta una grossa testa con bocca a ventosa che è caratteristica della specie. Il dimorfismo sessuale è molto evidente: nel maschio, grosso modo verso un anno di età, crescono protuberanze carnose sul muso più o meno ramificate.

Fatta questa doverosa generica premessa, per far capire di chi stiamo parlando, vi racconto la mia esperienza nella loro riproduzione. Ho iniziato anch’io una decina di anni fa con il mio primo acquario, ad inserire il primo pesce della mia “carriera” di acquariofilo: e quel pesce manco a dirlo era un ancistrus. Col tempo imparai che quell’esemplare era una femmina, spoglia dei classici barbigli sul muso. Rimase nel mio acquario per circa tre anni e raggiunse una taglia di circa 12 cm. Vide riprodursi nella medesima vasca diverse specie di ciclidi, poecilidi e altri, prima di cambiare aria. Infatti, cambiano vasca ed allestimento, volendo ospitare molte piante in acquario, decisi che era meglio rinunciare alla compagnia del mio primo pesce d’acquario. Ma non volli darla via ad uno sconosciuto: decisi di regalarla ad un amico, Giovanni, che aveva un bel maschione di qualche cm più grandicello che aspettava proprio una bella pesciotta per mettere su famiglia. La soluzione mi piaceva parecchio perché avrei potuto continuare a vederla di tanto in tanto, anche se in una vasca che non fosse la mia. Fu così che la coppia di Ancistrus del mio amico Giovanni mise su famiglia più e più volte in un acquario di quasi due metri. A quel punto, assorbito completamente dall’allevamento di Discus, decisi comunque per affetto, di voler ospitare in vasca qualche figlioletto della mia cara Ancistrus. Presi quattro esemplari giovani dalla vasca di Giovanni e li inserìì in un 240 litri. Era una bella sensazione averli in vasca: era come se quel filo conduttore con quel primo pesce inserito tanti anni prima nel mio primo acquario, non si fosse mai rotto. Era l’emblema che dopo tutti quegli anni anche la mia passione per l’acquariofilia non aveva avuto cedimenti.

Da quel quartetto, osservai bene che non avevo un maschio, ma erano tutte femmine. Selezionai quella più grossa e la mantenni in acquario in attesa di un bel maschio per formare una coppia. Tutto questo avveniva mentre vivevo una fase piuttosto caotica: abbandonavo l’allevamento dei Discus dopo 5 anni di grandi soddisfazioni, per allestire un acquario meno impegnativo a cusa dei continui impegni di famiglia e sul lavoro. L’unico maschio che riuscii a trovare era più piccolino: la mia femmina aveva raggiunto le dimensioni di 9 cm, mentre il maschio era di 6 cm. Tuttavia, decisi di acquistarlo. Nel giro di qualche mese iniziò a presentare i primi barbigli, e poi sempre di più. Iniziavo a trovare in vasca diverse zone completamente rimosse, con buche evidenti intorno ad alcune cavità più meno riparate. Però al di là di questo non accadeva nulla.

Arrivò il momento di riallestire e una volta spostati i pesci in un bidone di plastica trasparente, con termoriscaldatore e filtro in funzione ovviamente, posi il fondo con sabbia ambrata, rocce laviche a formare grotte e rifugi, e ovviamente legni sparsi qua e là. Qualche anubias e nulla più. Acquario essenziale, funzionale. Più che altro decisi di creare due evidenti agglomerati rocciosi per permettere una netta divisione del territorio. Invece nel bidone dove c’era la coppia, alloggiai sul fondo qualche anfora e un cono da riproduzione dei Discus, solo per dare qualche cenno di rifugio agli Ancistrus. Dico la verità…lo feci senza pensarci troppo. E qui ci fu la sorpresa!

Quando finalmente completai l’allestimento, dopo due giorni, iniziavo a riempire la vasca con la stessa acqua del bidone. Arrivato quasi sul fondo mi accingevo a prendere i pesci col retino: il maschio era nervoso e soprattutto quando tentai di avvicinarmi con il retino verso il cono dove lui sostava, estrasse gli uncini ai lati della bocca e in tono minaccioso si avventò contro. Dopo qualche ulteriore resistenza riuscii a trasferirlo nell’acquario. Della femmina nessuna traccia. Non riuscivo a trovarla da nessuna parte: appena presi il cono per toglierlo dal bidone, con mia grande sorpresa vidi che la femmina aveva deposto e ventilava le uova dentro il cono! Qualche uova uscìì fuori spinta dal movimento dell’acqua generato dal mio gesto. Fui assalito da sensazioni miste di felicità e di sconforto. Avevo paura di aver fatto danni in quel momento delicato, ed un po’ ero anche arrabbiato perché dopo tanto tempo che erano in acquario alla fine avevano deciso di riprodursi nel bidone!!! Con molta cutela allora posi il cono nell’acquario, nella parte nascosta a destra dietro le rocce: ci stava preciso! La femmina non uscii per nulla, e forse ero più agitato io che lei: continuava a ventilare le uova come nulla fosse. Il maschio invece appena vide di nuovo il cono non esitò a formare una buca sotto lo stesso generando una polvere di sabbia notevole con la coda.

Spensi subito le luci per dare maggiore tranquillità alla coppia. Dopo qualche ora la femmina con l’evidente ventre sgonfio, faceva una prima perlustrazione della vasca. La cosa che mi straniva parecchio, era che non permetteva al maschio di avvicinarsi alle uova. Documentandomi in rete e sui libri, avevo appreso che la cura delle uova dopo la deposizione spettava al maschio. Ora i ruoli sembravano invertiti: onestamente credo che le dimensioni in questo senso abbiano avuto il loro peso. Ragionando a mente fredda sull’accaduto, analizzavo cosa li avesse spinti a riprodursi in un ambiente non proprio ideale. L’allestimento del bidone aveva generato sicuramente:

  • Variazione di temperatura
  • Aumento della colonna d’acqua e fondo molto più distante dalla superficie
  • Conseguente maggiore tranquillità
  • Presenza di una tana molto gradita (casuale cono discus adagiato di lato)
  • Aumento di disponibilità di cibo visto le dimensioni ridotte della superficie
  • Aumento conseguente di nitrati
  • Mancanza di illuminazione con conseguente presenza di diverse foglie in decomposizione

Tutto sommato tutti fattori incitanti la riproduzione: sbalzi di valori, aumento della colonna d’acqua, che simulavano di fatto la stagione delle piogge, periodo dell’anno in cui questi pesci dell’amazzonia tendono a riprodursi; aumento di nitrati e quindi di cibo che li porta a pensare che ci siano le condizioni ideali per permettere alla futura prole di cibarsi e crescere armoniosamente; una tana ideale, come quel cono adagiato, liscio e pulito all’interno che va via via restringendosi verso l’interno.

In ogni caso lasciai che la femmina continuasse ad occuparsi delle uova: il suo atteggiamento era sempre molto scontroso nei confronti del maschio quando tentava di avvicinarsi. Dal canto mio decisi di prendermi cura delle cinque uova che avevo fatto uscire fuori dal cono. Misi le uova dentro una sala parto per poecilidi e aspettai l’evoluzione degli eventi. E’ stato spettacolare vedere le larve formarsi all’interno di pari passo con il lavoro duro che la femmina svolgeva dentro il cono. Dopo qualche giorno quattro delle cinque uova divennero di colorazione scura, più tenedente al marrone che all’arancio brillante dei primi giorni. Era possibile con una certa attenzione già osservare piccoli puntini neri al loro interno: gli occhietti dei nuovi ancistrus iniziavano a formarsi!! Dedussi che almeno quattro uova si sarebbero schiuse. E il tempo mi dette ragione. Il quinto uovo rimase di colore arancio brillante per poi sbiancare e svanire: non aspettai molto e lo tolsi dalla sala parto per non inquinare oltre modo l’acqua. Dopo circa una settimana ovvero il sabato successivo alla deposizione del lunedì, le uova si schiusero: osservai le codine agitarsi per bene e le testoline aggrapparsi ai lati della scatolina di plastica. Fu una grande emozione! Il grande sacco vitellino faceva ancora bella mostra sotto gli esili corpicini che si agitavano spesso e volentieri. Anche nel cono la situazione non doveva essere diversa: notavo la mamma abbastanza agitata che si dava da fare per agevolare la fuoriuscita dei piccoli dai gusci.

Piccoli avannotti dentro la sala parto per poecilidi

I piccoli impiegarono un’altra settimana buona a consumare tutto il sacco vitellino: nel frattempo effettuai anche una manutenzione con cambio d’acqua nella vasca e devo dire che non ne risentirono minimamente. A quel punto iniziai a nutrirli con uova di artemia decorticate che accettavano volentieri, e piccole quantità di pasticche da fondo che venivano assalite altrettanto volentieri. Dopo un’ulteriore settimana, vedendo i fratelli girare in vasca, decisi di liberarli e lasciarli andare alla normale vita di comunità.

Sicuramente da questa esperienza, del tutto casuale, posso dedurre che avrò altre riproduzioni in vasca, probabilmente ordinarie, con cura delle uova da parte del maschio e maggiori probabilità di schiusa. Offrirò le condizioni migliori possibili, come meritano. Ma credo che sia stato molto più interessante descrivere questa prima esperienza per la particolarità del tutto: ciò testimonia che questi meravigliosi pesci sono molto più che semplici comprimari in acquario. L’esperienza vissuta dimostra quanto siano adattabili, resistenti, e meravigliosamente interessanti. Descrivere una riproduzione classica credo non avrebbe lasciato spiragli per considerazioni nuove ed interessanti. La rete è piena di dettagli su situazioni riproduttive ordinarie. Nel mio caso è invece successo di tutto: cambiamento di ambiente, di valori, di temperatura, spostamenti invasivi e disturbi più di quanto si possano tollerare in natura, anche se ovviamente involontari e dettati dalla situazione paradossale di chi vive una riproduzione in fase di riallestimento. Da qui un’ultima grande considerazione che spero vi aiuti ad apprezzare, come merita, questo splendido pesce: quando la vita chiama non esistono variabili che siano in grado di fermarla!

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