Acquario fai da te – Parte IV : Il reparto luci

E’ arrivato finalmente il momento di organizzare la parte tecnica della vasca, in particolare l’impianto di illuminazione. Infatti, per il filtro esterno si hanno molte possibilità di scelta, tra varie marche e modelli, e analogamente per il termo riscaldatore. Ma l’impianto di illuminazione merita un discorso a parte proprio perché sarà una componente strettamente connessa con l’acquario creato. Innanzitutto devo ammettere di aver commesso un errore nella decisione delle misure del cubo ab origine: per montare delle lampade da 24 watt, ideali per questa vasca a mio avviso, avrei dovuto attuare delle misure di almeno 60 cm di lunghezza del vetro frontale. In questo modo i neon standard di quel wattaggio che hanno una lunghezza di 55 cm, possono essere allocati tranquillamente senza grandi problemi. Il fatto che io abbia pensato ad un cubo di 50 cm mi ha costretto ad analizzare la situazione in maniera più approfondita. Volendo ostinatamente mettere delle t5, la scelta poteva ricadere su marche note che applicano misure di 43 cm (juwell, dennerle, sera etc.) e permettevano la collocazione dei neon in maniera classica. In realtà ho preferito introdurre neon ben testati e dai costi molto inferiori: sto parlando delle Master tl5 HO 24 watt della Philips, sia la gradazione 865 che la 840 fitostimolante nel caso di presenza di piante in acquario. Pertanto ho deciso di procedere con una collocazione dei neon assolutamente fuori standard: collocandoli in diagonale nel coperchio le loro misure non dovrebbero dare alcun problema di sorta ed applicando dei riflettori avrò la possibilità di indirizzare la luce anche negli angoli più nascosti.

Il progetto di sistemazione dei neon sotto il coperchio

Stabilito in che modo procedere non bisogna far altro che procurarsi l’occorrente. Devo essere sincero: la rete è piena di ritrovati per ottenere questi elementi con il fai da te e a costi irrisori. Sono tutti argomenti molto interessanti e di grande risparmio economico, ma onestamente ho deciso di non intraprendere questa strada per il mio cubo. Per un motivo molto semplice: non mi piace scherzare con corrente elettrica da 220-240 volt. Con bimbi piccoli per casa la diffidenza è ancora maggiore. Inoltre, ricercando nei vari mercatini ho avuto modo di verificare che a costi comunque bassi è possibile acquistare tutto l’occorrente, ma con la sicurezza di una costruzione testata e più sicura rispetto al fai da te. Una differenza di qualche euro secondo me vale questa sicurezza ed è per questo che io ho acquistato cuffie stagne e ballast per poco più di una ventina di euro. Se pensate che solo le lampadine a risparmio energetico da 25 watt che avrei dovuto utilizzare per la creazione dei ballast costavano 7 euro l’una, capirete che più o meno siamo lì.

In ogni caso per un buon impianto di illuminazione in acquario, oltre ovviamente i neon, occorrono:

Cuffie stagne

Le cuffie non sono altro che l’alloggiamento dei contatti elettrici che accolgono le parti terminali del neon; potete sceglierle a seconda che vogliate montare delle lampade t5 come me, oppure se avete optato per delle t8. L’importante è che non sbagliate nella scelta, nel senso che acquistate delle cuffie t5 per montare lampade t8 o viceversa. Comunque è davvero difficile sbagliare in quanto ogni prodotto indica chiaramente a quali lampade si riferiscono. La cosa davvero importante è che siano a tenuta stagna, ovvero con attacco ip65. Solitamente una guarnizione in gomma garantisce una perfetta aderenza delle parti terminali del neon e la chiusura a qualsiasi goccia di condensa. Inutile dire che questo aspetto è fondamentale per la sicurezza. Molto spesso vengono vendute già pronte a formare un portalampada ed il prezzo è già abbastanza elevato per questo motivo: ragione per cui conviene sempre acquistarle singole per poi collegarle a del normalissimo filo elettrico. In questo caso la spesa che ho sostenuto è di 4 euro a cuffia per un totale di 16 euro, volendo montare due neon. L’alternativa fai da te all’acquisto del prodotto è molto vasta: quella più diffusa riguarda l’utilizzo di gommini a capsula per le sedie con gambe in tubolari, in vendita in qualsiasi brico della vostra città ad un prezzo irrisorio. All’interno del gommino che viene bucato per permettere il passaggio del cavo elettrico, viene solitamente alloggiato un mammut di dimensioni adatte ad accogliere i due contatti delle estremità del neon. Una buona norma è quella di acquistare gommini di diametro inferiore ai vostri neon per permettere loro di incastrarsi bene facendo pressione e quindi isolando al meglio. Per dei neon t5 viene consigliato un diametro dei gommini di 14 mm, avendo i neon in questione 16 mm di diametro. Infine, è bene siliconare dove avete fatto il buco per far passare il filo elettrico eliminando di fatto l’unico punto debole della cuffia artigianale. Per il resto il neon con una piccola pressione entrerà nel gommino determinando l’isolamento dall’acqua, e a contatto con il mammut che accoglie il filo elettrico riceverà corrente per funzionare. Tuttavia, bisogna stare molto attenti a questo rimedio perché col tempo la gomma tende a indurirsi e a frantumarsi facendo venire meno la sua funzione avvolgente e quindi isolante. E ripeto che con un voltaggio di 220-240 non si scherza davvero, il rischio folgorazione è elevato.

Coppia di cuffie stagne: notare il particolare interno per l’attacco dei neon

Filo elettrico e una presa

Non c’è molto da dire, in quanto basta del normalissimo filo elettrico bipolare e quadripolare, di lunghezza adeguata alle vostre esigenze e possibilmente di diametro contenuto.

Ballast o reattore elettronico

E’ di fatto l’elemento cardine dei sistema di illuminazione in quanto permette l’accensione vera e propria dei neon in maniera ottimale, ovvero senza sfarfallii e con risparmio energetico. I costi sono molto elevati e si aggirano sui 35 euro a seconda della tipologia di neon da accendere. Anche in questo caso quindi dovrete fare attenzione alla descrizione del prodotto: ad esempio nel mio caso ho acquistato un ballast 2×24 w, oppure avrei potuto prenderne due da 1×24 w. Nei vari mercatini il risparmio è notevole, così come nei principali siti di vendita come ebay: ho speso 10 euro per il ballast di mio interesse, ma ciò che è bene sottolineare, è che è già perfettamente messo in sicurezza e con tanto di morsetti. Quindi se non vi stancate di cercare in giro risparmierete molto rispetto ai negozi on line di acquaristica. Anche in questo caso il rimedio fai da te esiste eccome: consiste nell’acquistare delle lampade a risparmio energetico di uguale wattaggio rispetto ai neon che dovete utilizzare, aprire la lampada sotto alla base ed estrarre il ballast per poi collegarlo correttamente ai fili del vostro filo elettrico collegato alle cuffie. Non mi dilungo in altre spiegazioni perché so che la rete è piena di procedure dettagliate: mi limito solo a dire ancora una volta perché io ho scelto di acquistarli e non di produrli. Come sempre per ragioni di sicurezza, che ormai ben sapete, e poi tutto sommato anche per ragioni economiche: considerate che l’acquisto di una lampada a risparmio energetico da 25 w mi sarebbe costato 7 euro e dovendo comprarne due la spesa sarebbe stata di 4 euro superiore all’acquisto del ballast già pronto trovato su ebay! Quindi fate attenzione a queste considerazioni sia economiche che di sicurezza. 

Esempio di Ballast o reattore elettronico per neon con i morsetti per i collegamenti

Detto questo, dobbiamo dire che la difficoltà vera e propria consiste assolutamente nella ricerca più economica possibile, ovviamente mantenendo una buona qualità, degli elementi elencati. Per il resto l’assemblaggio è davvero facile per chiunque, anche per chi non abbia mai avuto grandi competenze nel fai da te. Si procede nel modo seguente: si connettono le cuffie stagne con il filo elettrico quadripoalre scegliendo una buona porzione che permetta una allocazione facile degli elementi; si collega l’altra parte del filo quadripolare ai morsetti corrispondenti del ballast; si collega la parte di filo elettrico bipolare che dal ballast deve andare nella presa della corrente; si inserisce nella sezione terminale una presa per l’alimentazione. Un disegno esplicativo forse vi farà capire meglio come procedere. 

Schema di collegamento di un neon con un ballast

Ovviamente nel mio caso avendo un ballast 2×24 watt, la tipologia di collegamento illustrata per un neon deve essere raddoppiata, ma ciò che mi premeva esplicitare era comunque la modalità di realizzazione di un singolo collegamento a prescindere da quanti ne dovrete realizzare.

In conclusione e nella pratica ecco cosa ho ottenuto dall’applicazione dei vari collegamenti illustrati poco sopra: si vedono chiaramente le due coppie di cuffie stagne con i neon già inseriti e collegate tra loro dal filo elettrico quadripolare; le cuffie sono state semplicemente applicate al coperchio con del silicone non volendo bucare il legno con delle viti per non esporlo all’azione dell’umidità; entrambe le coppie sono poi collegate al ballast per il quale ho utilizzato come terminale finale un riciclo di un filo elettrico di una vecchia lampada da studio.

Le cuffie montate sotto il coperchio e con i neon t5 inseriti

In effetti questo ultimo elemento era del tutto sperimentale ed ho voluto provare per poter utilizzare l’interruttore che era annesso: diciamo che sono stato fortunato e anche in questo caso possiamo parlare di esperimento riuscito.

Il filo della lampada con l’interruttore riciclato e collegato al ballast

Ecco il cubo finalmente inserito nel contesto estetico di richiamo: a mio giudizio il colpo d’occhio non è male e l’acquario viene assorbito completamente dalla parete attrezzata di destinazione.

Il cubo sistemato nella parete attrezzata in ciliegio

L’acquario sembra essere in sintonia con il resto dell’arredo

L’accensione delle luci rivela però un’ultima esigenza che è bene assecondare: un paio di riflettori. Infatti sebbene tutta la superficie risulta illuminata sarebbe meglio indirizzare in maniera più oculata il fascio luminoso.

Il cubo con le luci accese: esiste la possibilità di indirizzare meglio la luce

I riflettori hanno lo scopo di aumentare l’efficacia dell’illuminazione in acquario, in particolare dirottando tutta quella luce che altrimenti andrebbe sprecata in direzione opposta alla presenza dell’acqua. Quindi aumenta di fatto sia la quantità che l’efficienza luminosa, in quanto a parità di consumi riusciamo a sfruttare a pieno il fascio luminoso che paghiamo! Nel mio caso più che questa esigenza, è in realtà la possibilità di indirizzare meglio la luce verso gli angoli nascosti del cubo che mi spinge alla loro realizzazione. Non dimentichiamo che da inguaribile esploratore ho voluto provare questa soluzione bizzarra dei neon in diagonale! Dunque ritengo che sia necessaria la loro presenza proprio per indirizzare meglio la luce soprattutto con quella posizione fuori standard dei neon.

La realizzazione è molto semplice e anche in questo caso con il fai da te si risparmia molto: basta acquistare nei vari brico un pannello polimirror specchiato e qualche gancio che si usa per agganciare i battiscopa della cucina ai mobili relativi o qualcosa di simile. La spesa del materiale suddetto è irrisoria e ammonta a qualche euro, non di più. Una volta trovato il materiale, non dovete far altro che con molta pazienza tagliare il pannello in base alla misura idonea a coprire la lunghezza dei vostri neon: non vi preoccupate, è un materiale che si taglia facilmente con un paio di forbici grandi. Ora non serve altro che piegare la nostra striscia di materiale in modo che formi una sorta di triangolo molto ampio: questo assicurerà la rifrazione della luce che altrimenti andrebbe persa verso il coperchio dell’acquario. Il risultato è una superficie specchiante e avvolgente che indirizzerà la luce dei vostri neon che andrebbe persa in alto, proprio in basso verso l’acqua della vasca. Ora non dovete far altro che procedere con il taglierino nel creare delle piccole fessure per l’inserimento dell’ancoraggio delle clips: fatelo ai lati del riflettore in modo che sia poi funzionale la possibilità di modificarne la posizione una volta ancorato ai neon. Un ancoraggio in una posizione differente darebbe qualche problema in questo senso. Le clips si applicheranno senza grandi problemi e se proprio volete essere sicuri della presa potete anche utilizzare di nuovo del silicone. Una volta applicate le clips nei fori predisposti, ecco i nostri riflettori perfettamente utilizzabili e applicabili ai neon: onestamente già di primo acchitto la sensazione è di trovarsi difronte ad un semplice riflettore per acquari venduto in commercio.

Il riflettore creato con il piegamento del materiale e l’ancoraggio delle clips

Particolare della forma ottenuta del riflettore con posizionamento della clips

Questa soluzione così prospettata ha due grandi vantaggi: il primo è quello di avere riflettori che dureranno molto nel tempo e non si piegheranno o spezzeranno come quelli plastici che molte case di produzione di prodotti per acquario fanno (questo materiale infatti non risentirà minimamente dell’azione del calore dei neon o dell’umidità); il fatto di poter applicare i riflettori con delle clips sui neon, consente di poterli orientare a piacimento, potendo così come anticipato, dirottare la luce a seconda delle esigenze; infine, il fatto che siano facilmente rimovibili permette di pulirli facilmente e quindi averli sempre altamente efficienti.

Un riflettore finalmente applicato al coperchio del cubo: si noti la grande funzione specchiante

Ora non resta che procedere analogamente anche per l’altro riflettore e godersi l’incidenza dell’aggiunta ai neon che a mio parere è molta, e finalmente considerare completata la nostra opera. Infatti, non resterà che inserire il termoriscaldatore, il filtro esterno e allestire di fatto l’acquario come meglio desideriamo.

CONCLUSIONI

Devo dire che questa esperienza mi è servita molto, non tanto perchè avessi bisogno dell’ennesima vasca, quanto invece per avere sempre più coscienza di cosa sia un acquario nella sua essenza. Quanti di noi utilizzano una macchina ma nello specifico non hanno mai saputo davvero come funziona il motore o come venga assemblata la carrozzeria e così via? Credo molti. Per l’acquario è la stessa cosa. Ho avuto diverse vasche ma non ho mai avuto reale coscienza di come fossero assemblate davvero: almeno fino ad oggi. Pertanto l’esperienza di costruirne una mi ha reso completamente cosciente di cosa ospitiamo nei nostri salotti seguendo questo hobby interessante. Già questo giustifica secondo me l’esperienza.

Inoltre, la possibilità di autocostruire un acquario ti permette di mettere insieme soluzioni che ritieni vantaggiose su vari fronti: magari una marca fa bene i riflettori, altre i filtri esterni, altre ancora le vasche in vetro e così via. Autocostruire ti permette di poter unire tutte quelle accortezze che ritieni rilevanti in un’unica realtà. Praticamente sarebbe come creare un super pc assemblando il meglio delle varie componenti che trovi in giro.

Altro grande vantaggio è sicuramente il fatto di poter personalizzare in maniera estrema il tutto: dalle dimensioni al contorno estetico. Pensate al mio caso: quanti acquari color ciliegio avete mai visto in giro? Risposta: meno che zero! Pertanto avrete la sicurezza di aver creato qualcosa di assolutamente unico, visto che non esisterà un acquario identico al vostro, cosa che con le vasche commerciali avviene gioco forza.

Capirete quindi, come anticipato all’inzio di questa avventura, che la componente emozionale è molto importante, se non tutto. La fierezza e la gioia di esibire nel salotto di casa una vasca costruita interamente da voi stessi vi ripagherà di molte fatiche e ore sottratte a ben più piacevoli diletti. Spesso ho dovuto lavorare al cubo la notte (forse in qualche foto si intuisce), essendo assorbito totalmente il giorno dal lavoro e a casa dai bimbi (mai far mancare loro del tempo per carità!).

Infine, dal punto di vista economico, posso concludere che il risparmio esiste, non sarà così enorme come potevo pensare all’inizio, ma esiste. Il vero vantaggio, ripeto, è magari quello di spendere qualcosina di meno rispetto ad una vasca commerciale, ma avere il meglio del meglio nelle varie componenti. E secondo il mio punto di vista è questo il gran vantaggio che vi ripagherà nel tempo.

Spero quindi, che questa piccola guida passo dopo passo, possa aiutare chi, come me, ha deciso di creare qualcosa di personale e unico. Ritengo che molte procedure possano essere migliorate con l’esperienza e con il tempo, e che ci siano molti altri metodi per ottenere le componenti. Pertanto il mio metodo non è nulla di assoluto e universale, ma solo una delle tante strade percorribili: gli amici lo hanno già ribattezzato simpaticamente METODO DI BERARDINO. In ogni caso ringrazio tutti quelli che hanno condiviso con me questo piccolo cammino conoscitivo e sono stati ottimi compagni di viaggio: uno fra tutti il grande Claudio Visalli di Hobby Discus, preziosissimo nel sedare i miei deliri matematici notturni, mio nipote Francesco che mi osservava lavorare nottetempo, e infine mia moglie e mio figlio Alessandro per il costante sostegno morale e soprattutto la pazienza di sopportarmi all’opera!

Cosa altro dire? Buon lavoro a tutti!

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